Voto: 
6.9 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Prophecy Productions/Audioglob
Anno: 
2004
Line-Up: 

- Ulf Theodor Schwadorf (Markus Stock) - chitarra, basso, tastiera
- Allen B. Konstanz (Tobias Schönemann) - voce, batteria, tastiera


Tracklist: 

1. A Shadow Arose (02:53)
2. Night Of The Living Dead (03:44)
3. Wolfmoon (05:29)
4. Metropolis (04:46)
5. Elizabeth Dane (05:06)
6. Horror Of Antarctica (03:31)
7. The Lone Night Rider (05:06)
8. The Grand Devilry (04:47)
9. Deathship Symphony (05:41)

Vision Bleak, The

The Deathship Has a New Captain

Markus Stock (in arte Ulf Theodor Schwadorf), dopo aver dedicato enormi sforzi dal 1994 al 2002 per portare avanti in modo competitivo e mai scontato il progetto Folk Empyrium, decise di sciogliere il gruppo e di costituire i The Vision Bleak con il supporto del batterista/tastierista Tobias Schönemann (alias Allen B. Konstanz), cambiando totalmente il genere proposto nei precedenti lavori. Da sempre attirato dal filone horror nelle sue sfaccettature supernaturali ed occulte, Ulf raccolse in questo primo The Deathship Has a New Captain tutta la produzione propria di stampo gotico e legata, dal punto di vista lirico, alla cinematografia e alla letteratura d’orrore.
Vaste sono le influenze che hanno portato il musicista a comporre un Metal innovativo e inusuale per la scena gotica europea: se per le liriche il front-man tedesco ha scelto di avvalersi di John Carpenter, H.P. Lovecraft, Friedrich Murnau, Fritz Lang e delle leggende del “lupo mannaro” e di Frankenstein, per l’ambito musicale invece ci ritroviamo di fronte ad un album di Gothic chiaramente figlio del Dark Wave anni ’80, seppur di matrice Metal.

Parecchio curato sia nell’aspetto grafico, sia nella produzione, sia nell’ampia gamma di strumenti musicali impiegati, The Deathship Has a New Captain è intriso di un’atmosfera angosciante ed ossessiva già dall’introduzione A Shadow Arose e dalla conseguente buona The Night of the Living Dead: il caratteristico clean vocal di Ulf fa avvicinare il prodotto ai celebri The Sisters of Mercy e Bauhaus, nonostante le chitarre impetuose e le tastiere sinfoniche rammentino più volte all’ascoltatore la novità del progetto rispetto alla tradizionale Dark Wave ottantiana.
Wolfmoon pare scontata nel riffing, ma sa aprirsi con facilità nel ritornello, costituendo un episodio sì coinvolgente solo a tratti, ma estremamente originale, anche per l’inserimento di una voce femminile a doppiare le parti liriche. Altrettanto ritmata è Metropolis, più Doom nell’approccio poiché formata da riff lenti e alquanto imponenti; la sopresa dell’album è Elizabeth Dane, cover della colonna sonora di Motion Picture, veramente suadente nella sua sinfonia e negli splendidi temi di pianoforte che si susseguono: il suo arrangiamento è magistrale e supera nettamente il risultato dell’originale.
Dopo Horror of Antartica, che fa calare le sorti di The Deathship Has a New Captain, ecco giunge The Lone Night Rider, completamente inscrivibile al Dark/Gothic dei tanto ispiratori Sister of Mercy; questa costituisce un ottimo esempio di song-writing, sebbene fatichi ad uscire dal guscio iniziale che la avvolge. Ed è proprio The Lone Night Rider l’ultimo spiraglio di luce presente nel platter, che si spegne poi, intriso d’oscurità e mal sviluppato in numerosi altri passaggi (The Grand Devilry si tutti).
Solo l’ultima Deathship Symphony dà ancora segnali di ripresa, soprattutto dal punto di vista dell’innovazione all’interno del disco, con voci liriche e sporche, con sinfonie e ritmiche diaboliche, che si rifanno parecchio agli Arcturus teatrali di La Masqurade Infernale.

Tra alti e bassi il disco è accettabile e permette di comprendere quali sono le potenzialità della nuova formazione di Ulf: ora è tempo di raccogliere queste nuove idee e di dare un’impronta più significativa, puntando soprattutto sullo sviluppo di un sound sì avvolgente, ricco e maestoso, ma anche capace di trasmettere emozioni di terrore ed angoscia e di coinvolgere il vasto pubblico che andrà conquistando. Troppe pecche e troppa staticità nel debut, ma siamo solo all’inizio di un lungo viaggio che speriamo culminerà in qualche opera degna di nota e in grado di conquistarsi il proprio spazio all’interno della scena Gothic odierna.

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