Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Polydor
Anno: 
1980
Line-Up: 

- Steve Strange - voce
- Midge Ure - chitarra, synth, cori
- Billy Currie violino elettrico, synth
- John McGeoch - chitarra, sassofono, cori
- Rusty Egan - batteria, batteria elettronica, cori
- Dave Formula - synth

Guests:
- Barry Adamson - basso in Visage, Blocks on Blocks e Tar
- Christopher Payne - synth in Fade To Grey
- Cedric Sharpley - batteria, batteria elettronica in Fade To Grey
- Brigitte Arens - voce in Fade To Grey


Tracklist: 

1. Visage (03:53)
2. Blocks on Blocks (04:00)
3. The Dancer (03:40)
4. Tar (03:32)
5. Fade to Grey (04:00)
6. Malpaso Man (04:14)
7. Mind of a Toy (04:28)
8. Moon Over Moscow (04:00)
9. Visa-age (04:18)
10. The Steps (03:14)

Visage

Visage

Nato nel 1979 come esperimento che cercava di conciliare le influenze dei vari componenti, il progetto Visage costituì fin da subito una delle anime più rappresentative del Synth Pop/New Wave inglese, ottenendo il riconoscimento di gran parte della critica dell’epoca e raggiungendo ottime posizioni nelle charts del periodo.
Fu l’atmosfera londinese a plasmare il primo nucleo dei Visage, un gruppo di pionieri della musica elettronica che includeva fra i propri membri il polistrumentista Billy Currie, già attivo con gli Ultravox.
Romanticismo oscuro, feeling dandy e un tocco di classe francese furono gli elementi che contribuirono alla creazione di un nuovo modo di interpretare il nascente Synth Pop inglese, proiettato verso lidi commerciali ma estremamente curato sotto il piano timbrico.

L’omonimo Visage raffigura il primo atto di una breve carriera che vide però la composizione di storiche hit dal sapore elegante e ricercato, capaci di spopolare nella new generation frequentatrice dei club e meno legata alla matrice Post Punk che ritraeva la naturale evoluzione del ruvido sound dei Settanta.
La componente Post Punk è sempre viva anche nella musica dei Visage, soprattutto nelle dense architetture ritmiche e nell’aura soffusa e visuale che circondava la band; il gusto retro’ di cui è intrisa la dimensione Visage conferisce ulteriori sfaccettature ad uno stile variegato e capace di trasformarsi profondamente di brano in brano.
Il simbolo più emblematico di questa rivoluzione elettronica è ritratto da Fade To Grey, il raffinato singolo che fu trasmesso dalla maggioranza delle radio europee, diventando una vera hit del pop sintetico più tenebroso ed intellettuale.
La voce francese di Brigitte Arens che delinea il brano, gelida e spettrale, strega l’ascoltatore con la sua particolare carica ritmica, accompagnata da un incalzante intreccio di voci e synth, vero punto di forza dell’intero album.
Sebbene i Visage siano ricordati esclusivamente per questo celebre singolo, l’album di debutto contiene anche altri ottimi episodi, che sanno tracciare ancora un collegamento con la tradizione Post Punk di cui lo stesso gruppo è figlio.
Tra i capitoli più convincenti figurano The Dancer, una canzone New Wave che corre parallelamente a realtà nate nei Settanta ed emergenti come Spandau Ballet, Soft Cell o Simple Minds, oppure Mind Of A Toy, colma del sapore romantico ed elettronico degli Ultravox.
Non mancano però pezzi più banali e piatti, come la acida Tar, abbastanza monotona, o Moon Over Moscow, giocata su un discutibile binomio synth-cori.

In un tripudio di New Wave, tra dialoghi di sassofono e sintetizzatore, prende vita un album che non rappresenta un capolavoro del genere, ma che ha posto le basi per l’avvento di una serie di bands influenzate dal fascino posato ed aristocratico dei Visage. Purtroppo la formazione inglese non riuscirà mai ad affermarsi nel panorama elettronico e Wave britannico come altre celebri realtà e questo è anche dovuto alla mediocrità dei successori di Visage, dal taglio più futuristico e meno romantico.

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