Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
The Matchstick Man
Genere: 
Etichetta: 
Junior Boy''s Own
Anno: 
1999
Line-Up: 

- Darren Emerson - tastiera, mixaggio
- Karl Hyde - voce, chitarra
- Rick Smith - tastiera


Tracklist: 


1. Cups (11:45)
2. Push Upstairs (04:34)
3. Jumbo (06:57)
4. Shudder/King Of Snake (09:30)
5. Winjer (04:30)
6. Skym (04:07)
7. Bruce Lee (04:43)
8. Kittens (07:30)
9. Push Downstairs (06:30)
10. Something Like A Mama (06:37)
11. Moaner (07:38)

Underworld

Beaucoup Fish

Dopo aver conquistato il grande pubblico con il clamoroso colpo di genio dato da Born Slippy (punta di diamante della colonna sonora di Trainspotting), gli Underworld di Karl Hyde e Rick Smith, pionieri dell'elettronica inglese e mondiale, sfornano nel 1999 il loro indiscusso capolavoro: Beaucoup Fish è un viaggio onirico e imprevedibile in undici tappe, che sfondano la barriera che rinchiudeva la loro musica nella stereotipata concezione di un genere semplicemente da ballare scompostamente, e su cui limitarsi a sfogare le frustrazioni della quotidianità per qualche ora in un club.
E' sufficiente anche un primo ascolto, superficiale e accennato, per rendersi conto che Beaucoup Fish è un disco tutt'altro che semplice: le sue sonorità, piene e variegate e allo stesso tempo così scarne, prive di calore, fredde, disorientano le orecchie e le menti non abituate a scontrarsi con soluzioni sperimentali e innovative. E' necessario dunque calarsi in profondità, dapprima in punta di piedi, e con estrema cautela, nel mondo che gli Underworld ci spalancano dinanzi; e a quel punto, sarà naturale e spontaneo lasciarsi trasportare.

Il percorso si inaugura con gli undici, affascinanti minuti di Cups: archi lontani introducono una ritmica acidula ma coinvolgente, su cui si innestano una melodia soffice, quasi blueseggiante, e la voce di Karl Hyde, filtrata e svuotata di ogni impronta terrestre; il cammino è lento e graduale, fino ad una esplosiva apoteosi conclusiva che, dalla sua ultima nota, si collega direttamente con Push Upstairs. Questa seconda traccia (singolo di traino di Beaucoup Fish) è e rimane tra le più amate di sempre nel repertorio della band: il cantato martellante, minaccioso e ossessivo di Hyde sembra calare sull'ascoltatore insieme al beat penetrante e articolato, e a un distorto sample di pianoforte. Una nota di merito va ai testi di questo album, e di tutta la produzione: una cascata di parole spiazzante e spesso commovente nella sua sincerità, nel suo scorrere come un fiume impetuoso; un flusso di coscienza decadente, il canto perenne dell'individuo urbano e disumanizzato.
Alla terza traccia Jumbo, più distesa e sognante nella sua elegante architettura, seguono dapprima la metallica Shudder/King Of Snake, e poi un interessante binomio di riflessione e di monologo interiore, formato da Winjer e Skym: pad morbidi e raffinati fanno da sfondo alla voce e alle parole di un malinconico Hyde, sempre perfetto e ammaliante nell'intonazione e nello stile, senza mai risultare esagerato o forzatamente interpretativo. La settima Bruce Lee, con la sua cadenza decisa e la sua linea vocale quasi rappata, ci offre una parentesi divertente ed esaltante, per poi passare il testimone a Kittens, un concentrato strumentale di elettronica pura e senza compromessi. Non manca un'azzeccata sfumatura ambient con Push Downstairs, sorta di remix/reprise della gemella Push Upstairs, eppure diversa perché caratterizzata da un incedere lento e mesto e da alcune aggiunte a livello lirico. Anche la chitarra di Karl Hyde trova il suo tempo e il suo spazio nella decima Somethin' Like A Mama; ma è il botto finale che davvero ci attende, e che si manifesta nell'immane Moaner, delirio paranoico e martellante, tuttavia magistralmente costruito, di disarmonie e dissonanze sintentiche, di tastiere ed effetti roboanti, e di battiti spietatamente accelerati. Il tutto condito con una delle più ipnotiche orazioni di Karl Hyde, che da una partenza mormorata, ironicamente dolce, arriva quasi a gridare nei timpani dell'ascoltatore la sua rabbia senza nome, la sua assurda disperazione. E poi, ecco che la gita in questo universo parallelo si conclude, di punto in bianco, così come è iniziata.

Beaucoup Fish
è qualcosa di più di un disco. E' un'esperienza, una trasmigrazione, e la si consiglia a chiunque (senza distinzioni di sesso, età, storia, passato) voglia evadere, almeno per un'ora, dalle sue piccole certezze, frantumando i cardini di ciò che normalmente chiama "vita".

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