Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Punishment 18 Records
Anno: 
2013
Line-Up: 

Roberto ''Robba'' Dimasi - Bass 

Simone Verre - Drums 

Andrea Vacchiotti - Guitars (lead) 

Loris Castiglia - Vocals, Guitars (rhythm) 

Tracklist: 

1. Spell of the Moon  04:38  

2. L.F.D.Y.  03:44  

3. Order of the Black  04:59   

4. Stigmatized Reality  04:54   

5. Restless Parasite  02:52   

6. Turn into Dust  05:44  

7. The Voodoo Cross  08:47   

8. You're Dead!  00:55   Show lyrics 

9. The Beast Behind Your Back  04:19   

10. 10,000 Ways to Spread My Hate  04:51   

11. Metal Milizia (Ira cover)  03:46   

12. When Future & Past Collide  01:05   instrumental 

13. Ride Across the Storm  06:44   

Ultra-Violence

Privilege to Overcome

Sin dal loro EP di debutto si sentiva che gli Ultra-Violence sarebbero diventati la next big thing del nostro Paese e non solo. La violenza sprigionata con Wildcrash fu elogiata al sottoscritto e non poteva, a questo punto, mancare il primo vero album della carriera. Un passo importantissimo che i nostri ragazzi piemontesi affrontano con decisione ed ecco che ci ritroviamo per le mani Privilege to Overcome. Il lavoro in questione, promosso dalla Punishment 18 Records, consta di ben tredici canzoni ed alcune sorprese che andiamo subito a vedere.

La copertina a cura del mitico Ed Repka ci introduce in un’atmosfera visionaria, riferendosi chiaramente ad Arancia Meccanica mentre l’apertura del disco è nelle mani di Spell of the Moon. Da subito i nostri ragazzi mostrano influenze che vengono da diverse parti del mondo, ma tutte sotto un’unica bandiera: quella del thrash metal. Primi Metallica, Testament, Overkill, Pantera e Slayer rivivono al massimo dello splendore. I tempi sono subito molto tirati ed in alcuni punti è tale la rabbia che Simone Verre dietro alle pelli arriva persino ai blast beats. Un ritornello tanto semplice quanto diretto porta una marea di cambi di tempo in una composizione brutale ma intelligente. Il groove non manca mai ed il basso pulsante non può far tornare alla mente la band di Blitz e DD Verni mentre alcune tonalità vocali profonde ad opera di Loris mostrano una venerazione incontrastata per quella montagna umana di Chuck Billy. Il tutto, sempre e comunque, con molta personalità e senza usare il classico copia-incolla. La sfuriate opposte a i grandiosi tempi medi di L.F.D.Y. e Order of the Black puzzano di Bay Area all’ennesima potenza ed è impossibile non pensare agli Anthrax e ai Testament quando i ritornelli ci vengono sbattuti in faccia senza pietà.

La brutalità incontrollata di Stigmatized Reality ci riporta ai tempi di massimo splendore della corrente teutonica ed alcune partiture nuovamente in blast beat con seguenti vocals al limite del black metal donano un ulteriore apporto di originalità. Il solismo chitarristico fantastico apporta molta atmosfera, completata dagli oscuri tempi medi. La bieca furia di Restless Parasite è seguita a ruota da una valanga di cavalcate chitarristiche della maggiormente strutturata Turn into Dust la quale, nel giro di quasi sei minuti, mostra anche alcuni spunti più accessibili oltre a cambi in tempi medi veramente arrembanti. Il mitico Tony Dolan (ex-Venom, Mpire of Evil) è l’ospite d’eccezione sulla lunga e tenebrosa The Voodoo Cross. Il minuto scarso di  You're Dead! riporta alla mente tutta la corrente thrashcore anni 80 mentre The Beast Behind Your Back si compone di partiture maggiormente tecniche con vari cambi di tempo. I ritornelli sono sempre ben riconoscibili ed i riff portanti si conficcano nella testa anche laddove le tessiture maggiormente intricate la fanno da padrone.

Alcune vocals più acide e i tempi di batteria che sfiorano nuovamente i blast beats fanno di 10,000 Ways to Spread My Hate una tra le composizioni maggiormente brutali del lotto. Quando si arriva a Metal Milizia, la nostalgia la fa da padrone siccome gli Ultra-Violence hanno pensato bene di elogiare lo storico combo thrash torinese, gli Ira, con la canzone che li rappresentò maggiormente. Direttamente dal demo Power in Black (1985), questa mitica traccia viene tirata a lucido per essere riscoperta in tutta la sua irruenza power/thrash. L’intermezzo When Future & Past Collide serve come introduzione all’attacco velocissimo ma anche piacevolmente melodico di Ride Across the Storm, traccia che si compone anche di vari stop and go molto pesanti. La doppia cassa viaggia come un treno, il riffing non perde neanche un colpo ed un finale più accessibile è quello che ci voleva dopo tanta violenza. 

Non c’è nulla da dire, questi ragazzi hanno centrato il bersaglio ancora una volta. Dopo pochi anni, il loro sound si è fatto ancora più maturo e competitivo. Questo è solamente l’album di debutto e ci riempie il cuore di grandi speranze anche per il futuro. Finché ci saranno gli Ultra- Violence e i tanti gruppi underground, il nostro Paese potrà dirsi ricco.

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