Voto: 
7.4 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Etichetta: 
Soft Abuse
Anno: 
2008
Line-Up: 

Steven R. Smith – Tutti gli strumenti

Tracklist: 


1. Untitled
2. Untitled
3. Untitled
4. Untitled
5. Untitled
6. Untitled
7. Untitled
8. Untitled

Ulaan Khol

II

Secondo capitolo della “Ulaan Khol Ceremony” per l'attivissimo Steven R. Smith, in passato con Jewelled Antler Collective e Mirza, costantemente attivo con Thuja, con il suo omonimo progetto solista ed anche con i suoi pluri-celebrati Hala Strana, ed ora al lavoro con questo suo altro progetto totalmente personale, Ulaan Khol appunto.

Inaugurata la trilogia a Marzo 2008 con la pubblicazione del primo capitolo, a Dicembre la Soft Abuse pubblica la seconda parte, registrata immediatamente dopo la prima e quasi interamente identica sotto il profilo stilistico: i pochi cambiamenti derivano dalla diversa scelta fatta in sede di 'composizione': laddove in “I” alla base delle tracce c'erano le evoluzioni della chitarra, poi arricchite da tastiere e percussioni, in “II” abbiamo invece il processo opposto, con fondamenti atmosferici di batteria ed organo su cui la chitarra si svela in un secondo tempo, addensandosi in fumosi, molteplici strati.

L'effetto finale è comunque piuttosto simile a quanto già udito in “I”, con gli Ulaan Khol che vanno ad essere quanto di più strettamente 'rumoroso' Smith abbia prodotto negli ultimi anni: riverberi, riffing e volumi sono su livelli ben più espansivi e amplificati rispetto a quello che si poteva udire sui recenti dischi dei Thuja (omonimo, Marzo '08) o a nome Steven R. Smith (“Owl”, Dicembre '07): non a caso, gli Ulaan Khol nacquero proprio per soddisfare lo sfizio di Smith di tornare a registrare materiale più rock, distorto e nerboruto rispetto, ad esempio, ai delicati, introspettivi panorami Folk che l'hanno reso famoso attraverso gli Hala Strana.

Un lungo vortice di organi spaziali, slabbrati echi chitarristici ed ovattati arpeggi, tutti fusi assieme, forma difatti la base ambient su cui si vanno a innestare giri di chitarra Noise-Drone, a loro volta circondati da più sfuggenti melodie Psych e settantiane (con tanto di echi Ash Ra Tempel e compagnia krautrockeggiante); la produzione assolutamente artigianale conferisce ulteriore vitalità e profondità ai suoni misteriosi e narcotizzanti di Ulaan Khol.
Il disco a volte esplode in maniera fragorosa (pur senza arrivare agli eccessi di “Untitled 2” sul precedente capitolo “I”) come ad esempio con il riff di “Untitled 3”, che potrebbe stare degnamente su “Pentastar” degli Earth senza sfigurare, mentre altre volte si ripiega dolcemente su se stesso, come accade in “Untitled 4”, in cui lunghe, acute note di chitarra e chiassosi feedback disturbano i teneri panorami costruti da lenti arpeggi e soavi accompagnamenti d'organo; ancora, i momenti più sostenuti vengono segnalati anche dalla presenza di rapide scariche di batteria, come in “Untitled 5”, in cui colpi di rullante e piatti mettono ordine (si fa per dire) al labirinto di droni, fischi, wah-wah e melodie da allucinazione psichedelica che Steven si diletta a far sgorgare dalle sue chitarre sovraincise.

In ogni caso, il disco mantiere un'atmosfera unitaria e coerente, dai toni vivaci e foschi allo stesso tempo: relativamente meno esplosivo ed energico, ma più oscuro, coeso ed avvolgente rispetto a “I”, questo nuovo capitolo è la degna prosecuzione della trilogia, destinata a chiudersi nei prossimi mesi (mentre pubblica “II”, Smith sta registrando “III”), si spera con un altro ottimo disco come sono stati sia “I” che anche questo “II”.


LINK PER L'ASCOLTO

Untitled 3 MP3 @ Soft Abuse Records

NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente