Voto: 
6.5 / 10
Autore: 
Alessandro Mattedi
Genere: 
Etichetta: 
Projekt Records
Anno: 
2008
Line-Up: 

:
- Jennifer Manganiello - voce
- Doug White - chitarre, tastiere
- Joe Villella - basso
- John Stephanski - batteria, percussioni

Tracklist: 

:
1. Shattered Fairytale
2. Holding on
3. Nothing's Wrong
4. Reflection
5. The Message
6. Falling From Grace
7. Can't Go Home
8. Claiming Life
9. Under the Milky Way
10. Read Me
11. Love Only Makes Me Weak
12. Ripped Apart
13. Comfort in Angel's Wings
14. First Time
15. Forgettable Name

Tearwave

Different Shade of Beauty

Ad un anno di distanza dall'omonimo debutto, un disco impregnato di atmosfere dense ed affascinanti come anche di un certo manierismo compositivo, ritornano i Tearwave, quattro giovanotti venuti da Buffalo e seguiti dall'etichetta indipendente Projekt Records di Sam Rosenthal, già molto attiva negli ultimi anni nel seguire gruppi di questo stampo.

Il loro secondo lavoro, A Different Shade of Beauty, si presenta come lo sviluppo dell'esordio, raccogliendone la stessa evocatività, la stessa ricerca melodica che naviga fra la giusta dose di effetti e i fraseggi più puliti, lo stesso mood nostalgico... e la stessa schematica passione per il dream pop.
Difatti i Tearwave continuano, con abbastanza prevedibilità, a seguire meticolosamente i canoni del genere, la cristallinità e l'oniricità intensa del dream pop, il tocco più corposo degli shoegazers e i riferimenti filtrati alle scene degli '80 e '90 e alle radici nella dark-wave, la banalotta estetica romanticheggiante.
Meno pedissequi rispetto all'esordio, gli statunitensi ci mettono del loro nel estendere ed inspessire lo strato sonoro creando muri sonori sempre più decisi sui quali chitarre ora angosciate, ora energiche, avvicinandosi anche a momenti più dark, propongono melodie toccanti senza sfociare nell'eccessiva saturazione sonora; il tutto alternato a sequenze più timide e vellutate sulle quali svetta maggiormente la voce dolce e malinconica di Jenn, contemporaneamente mantenendo la consueta morbidezza nelle note e la ritmica elastica senza essere invasiva.

Canzoni come la cupa Falling From Grace o la spedita Nothing's Wrong sono puri esempi di lavoro certosino nel fare in modo che gli arrangiamenti siano fissati su stilemi ben precisi e al contempo sprigionino un caleidoscopio di emozioni con un'atmosfericità che pervade tutto lo sfondo dell'album. E anche se spesso, come in The Message, con i bassi slowdiveiani e i refrain alla Cocteau Twins (nonostante la cantante Jennifer Manganiello non segua linee vocali flessibili e che stupiscano come quelle di Elisabeth Frazer), gli americani tendano a peccare troppo di manierismo, non si può negare che in sè canzoni come l'avvolgente, oscura Shattered Fairytale, la suggestiva Reflection o l'angosciante Read Me siano piccole perle di melodicità e armonia.
In ogni caso anche con tutta la bontà melodica del gruppo e l'intensità emozionale che sanno far emergere nelle canzoni, arrivando fino alla spettrale e a tratti psichedelica Love Only Makes Me Weak, permane un certo sbilanciamento nel songwriting che continua ad essere in certi momenti troppo ancorato alle influenze dirette del gruppo, evitando variazioni della solfa che conferirebbero certamente più vitalità al loro stile - altrimenti statico.

La pecca principale di questo lavoro è però l'eccessivo prolungamento del "viaggio onirico", cioè per il numero elevato di canzoni che, seppur affascinante (e potenzialmente efficace) per l'intento di esaltare la matrice sognante e ammaliante del lavoro, finisce per appiattire gli aspetti più positivi del full-lenght in un compendio forse troppo allungato del mondo dream pop. Presi singolarmente, comunque, tutti i brani sono piacevoli e godibili esecuzioni melodiche: per esempio, Ripped Apart è una mesta ballata acustica dove su di un'inquietudine più oscura si sovrappone il canto perfettamente in linea con il dream pop e il suono riverberato; First Time in contrasto è una decisa e vibrante canzone che mescola chitarre urlanti, muri sonori oscuri e cavalcate di batteria; Forgettable Name invece è un viaggio etereo ed allucinogeno verso scenari esotici, mentre Question abbina al solito dream pop delle ruvide chitarre sporcate di goth/doom melodico e tocchi da shoegazing.
Ma durante tutto il corso dell'album questa ridondanza di materiale può dare l'impressione che il disco sia uno di quei casi in cui si è messa troppa carne al fuoco, non essendoci un concept di fondo che leghi tutte le canzoni in un unicuum musicale e con lo schematismo stilistico che rende il tutto più ripetitivo. Senza questi nei, invece, le tonalità fumose e l'anima dal cuore vellutato e melanconico dell'album ne avrebbero potuto trarre un'intensificazione passionale non da poco.

In definitiva, il dubbio che i Tearwave ricadano nella cerchi degli emulatori dopo il primo disco non si è ancora dissolto, pur con tutta la loro classe e il loro gusto per le melodie che molti gruppi invidierebbero. Probabilmente dovremo attendere il terzo disco per avere una risposta definitiva sulla loro effettiva creatività o sulle loro limitazioni artistiche.
Consigliamo A Different Shade of Beauty principalmente ai fan del genere in cerca di una proposta che ne mantenga intatti i dettami, impeccabile nell'esecuzione, compositivamente pulitissima e dalla produzione fresca che ne valorizzi la carica emotiva intrinseca.

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