Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Damiano Cembali
Genere: 
Etichetta: 
Serjcal Strike Records
Anno: 
2010
Line-Up: 

(Serj Tankian and the F.C.C., Flying Cunts Of Chaos):
- Serj Tankian – vocals, piano
- Dan Monti – guitar, vocals
- Jeff Mallow – guitar, vocals
- Mario Pagliarulo – bass, vocals
- Erwin Khachikian – keyboards, piano, synthesizers, vocals
- Troy Zeigler – drums, vocals

Tracklist: 

01. Disowed Inc.
02. Borders Are…
03. Deserving
04. Beatus
05. Reconstructive Demonstrations
06. Electron
07. Gate 21
08. Yes, It’s Genocide
09. Peace Be Revenged
10. Left Of Center
11. Wings Of Summer

Serj Tankian

Imperfect Harmonies

Prima di cominciare, è bene che io faccia una premessa personale ma doverosa e necessaria, oltre che per chiarezza e onestà intellettuale, ai fini della comprensione di quanto andrete a leggere: il sottoscritto non esita infatti a collocarsi fra coloro i quali hanno apprezzato la svolta solita di Serj Tankian e, addirittura, hanno sin da principio rilevato che il fascino, il carisma e le idee del cantautore libanese sono ora più vivi, più intensi, più genuini di quanto non fossero ai gloriosi tempi dei System Of A Down; anzi, sarà frose esemplare unico della mia povera specie, ma la passione artistica che nutre nei confronti del crooner di origine armena è nata proprio in concomitanza e a seguito dell’uscita di Elect The Dead, suo eccellente debut album, mentre non era affatto così solida la sua stima musicale nei confronti della band originaria.

Detto questo, Imperfect Harmonies, degno successore del sopraccitato esordio, costituisce un punto fermo nella carriera discografica di Serj Tankian ed è certamente destinato ad alimentare ulteriormente l’accesa disputa fra i nostalgici di Toxicity e le reclute di Elect The Dead: infatti, se il predecessore presentava ancora sfumature direttamente riconducibili all’esperienza collettiva coi famigerati SOAD, come nel caso dell’esplosiva Unthinking Majority o della straziante Empty Walls, Imperfect Harmonies compie il passo decisivo per affrancarsi completamente dal suo ingombrante passato e accedere ad una nuova, ennesima, dimensione artistica. In quest’ottica diventa necessario rivalutare anche lo stesso Elect The Dead: con questi nuovi occhi, folgorati dalla rivoluzione adoperata da Imperfect Harmonies, esso si trasforma nell’ideale anello di congiunzione fra i 2 differenti percorsi, il secondo dei quali – quello solista – trova la sua naturale pienezza e completezza proprio in Imperfect Harmonies.

Ciò detto, occorre aggiungere che quest’ultima fatica discografica risulta grandemente arricchita dall’esperienza creativa di Elect The Dead Symphony e dal suo relativo tour, che, nei mesi scorsi, ha toccato la nostra amata penisola nelle città di Roma e Milano: l’approccio alla composizione sinfonica sperimentato nelle precedenti occasioni si riflette infatti in numerose tracce di Imperfect Harmonies, a volte ergendosi a delicato e sofisticato omplemento (Reconstructive Demostrations), a volte assurgendo a ruolo di primo piano (Borders Are…), sempre e comunque inserendosi all’interno delle partiture come mai era accaduto prima d’ora e manifestando un gusto della semplicità di assoluta eleganza.

Sono proprio questi, del resto, i tratti distintivi di Imperfect Harmonies, e non potrebbe essere altrimenti: nel segno della più ispirata continuità con l’esaltante predecessore, quest’ultimo lavoro ripropone melodie essenziali ma mai risicate, raffinate eppure mai ridondanti, irrazionalmente coinvolgenti e dotate di quel pathos vibrante e sofferente allo stesso tempo che soltanto la straordinaria esperienza umana di Serj Tankian, ed il suo doloroso bagaglio storico-culturale, può riuscire a convogliare, esprimere, sintetizzare in musica e – mai sottovalutarle – parole.

Contemporaneamente, gli elementi complici di quel distacco netto e imperturbabile dalla precedente produzione di cui sopra, si collocano tanto nella mera forma canzone quanto nelle risorse strumentali cui l’autore attinge per darle contenuto: a differenza di Elect The Dead, che poteva definirsi collezione di anthems dalla sensazionale immediatezza ed efficacia, Imperfect Harmonies si abbandona a strutture decisamente più variegate e a ritmi molto più compassati (basti considerare che, se le 14 tracce di Elect The Dead difficilmente superavano i 3 minuti esatti di durata, gli 11 episodi di Imperfect Harmonies spesso raggiungono e scavalcano ampiamente i 4 minuti), affidandosi a soluzioni sonore mutuate dall’EBM/industrial (la sconvolgente opener Disowed Inc.) e più in generale dal repertorio elettronico (Electron), naturalmente filtrate secondo la solida formazione pianistica del compositore e la sua crescente ammirazione per gli archi (Gate 21).

Quanto detto basta a spiegare un’ulteriore, sensibile differenza fra i 2 album fin qui pubblicati da Serj Tankian: se il primo, come già accennato, era estremamente immediato e immediatamente esaltante, Imperfect Harmonies si dimostra piuttosto restio a svelarsi in tutti suoi dettagli sin dai primi ascolti, anzi, qualora dovessimo basarci soltanto su quest’ultimi potremmo erroneamente descriverlo come fiacco, poco brillante, decisamente meno esplosivo del suo illustre predecessore; in verità, Imperfect Harmonies è un lavoro mite, arioso, più docile di Elect The Dead ma anche più riflessivo, più intimo, mai ostico ma certamente riservato a quanti abbiano tempo e voglia di esplorarlo con calma, con pazienza, con intelligenza, come si fa con quei cari amici che hanno bisogno di confidarsi – lo si intuisce – eppure sono discreti al punto tale non volerlo fare tanto presto, a cuor leggero.

In conclusione, Imperfect Harmonies segna il definitivo affrancamento di Serj Tankian da quanto proposto con gli adorati System Of A Down e manifesta un’ulteriore evoluzione rispetto al precedente Elect Of The Dead, magari ostracizzando la componente più aggressiva della propria natura trasgressiva (Left Of Center) e privilegiando di conseguenza la dimensione più strettamente cantautoriale, pur sempre ricercando qualcosa di perfettamente naturale eppure intrigante, spiazzante, nuovo e/o diverso. 

A questo punto la parola passa a voi: se siete fra coloro che rimpiangono amaramente lo scioglimento dei gloriosi System Of A Down e mai siete riusciti ad apprezzare il primo lavoro solita del loro leader, sappiate che Imperfect Harmonies certamente non vi darà alcuna ragione per cambiare idea, anzi, è probabile che contribuisca a rafforzarvi ulteriormente nelle vostre ferree convinzioni; se, al contrario, vi collocate fra coloro che si sono aperti al percorso individuale di Serj Tankian e non sono rimasti delusi dalle sue prime prove discografiche, state tranquilli che Imperfect Harmonies saprà regalarvi ulteriori e impagabili soddisfazioni, con più difficoltà e con maggiore lentezza rispetto al precedente Elect The Dead, ma in maniera progressiva, crescente, sottile eppure sensibile. Anche questa, se ci pensate bene, è un’altra piacevole novità.      

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