Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Damiano Cembali
Genere: 
Etichetta: 
Spinefarm Records
Anno: 
2009
Line-Up: 

- Mikko Kotamäki – vocals
- Markus Jämsen – guitar
- Juha Raivio – guitar
- Matti Honkonen – bass
- Kai Hahto – drums
- Aleksi Munter – keyboards

Tracklist: 

1. These Woods Breathe Evil (6:43)
2. Falling World (5:08)
3. Sleepless Swans (7:23)
4. …And Heavens Cried Blood (6:17)
5. Lights On The Lake (Horror pt. III) (7:45)
6. New Moon (5:00)
7. Servant Of Sorrow (6:25)
8. Weight Of The Dead (9:04)

Swallow the Sun

New Moon

Dopo i fasti del luminoso Hope e le inafferrabili introspezioni dell’interminabile EP Plagues Of Butterfly, gli Swallow The Sun completano la loro personalissima trilogia con quello che, stando alle loro stesse parole, rappresenta il vertice assoluto della loro natura oscura, tetra, più semplicemente disperata: New Moon. Se è vero che il doom - death metal finnico ha ormai definitivamente assunto connotati propri e propriamente distinguibili, proponendo formazioni in grado di coniugare con sapiente maestria una pregevole qualità tecnica e un’altrettanto solida personalità artistica (Amorphis e Insomnium su tutti), gli Swallow The Sun, tra i principali fautori di questa peculiare evoluzione, si dimostrano ancora una volta ai vertici della scena, proponendoci un lavoro in parte divergente dalle loro precedenti opere discografiche ma di sicuro apprezzamento per quanti, soprattutto, amano il doom metal nelle sue espressioni più torbide e macilente coniugate, e qui risiede la principale novità, con forme melodiche di inattesa leggerezza e accogliente tepore. Tuttavia, quanti si sarebbero augurati da parte del gruppo originaria di Jyväskylä una svolta decisamente più radicale e sofferta ne rimarranno irrimediabilmente delusi, soprattutto al cospetto delle elevatissime aspettative che aleggiavano intorno alla loro ultima uscita discografica: New Moon, infatti, nonostante qualche distratta divagazione black metal spesso e volentieri fuori luogo (nonostante l'ottimo contributo del nuovo arrivato Kai Hahto dietro le pelli), rimane sulla falsariga di un genere oramai nitidamente delineato, ma che, proprio in conseguenza di questa sua netta categorizzazione, sempre più appare bisognoso di spinte innovatrici, di propulsioni magari apparentemente inappropriate ma che riescano a offrirne nuove direzioni, ad individuarne nuovi orizzonti, elementi sostanzialmente ovvi di cui quest’ultima fatica degli Swallow The Sun sembra curarsi solamente nella propria sezione iniziale, disinteressandosene completamente negli episodi conclusivi.

Proprio questa netta separazione d’intenti, che si avverte immediatamente sin dal termine dei primi ascolti, risulta probabilmente l’aspetto più indicativo di un lavoro che alterna picchi vertiginosi sotto il profilo del fascino melodico e della ricchezza compositiva a preoccupanti momenti di soporifera stanchezza, ripetitività, prolissità, i primi concentrati appunto nelle prime tracce dell’album, i secondi confinati negli ultimi episodi del disco, a tratti davvero inadeguati al complessivo valore di quest’ultimo. Dopo l’inquietante opener These Woods Breathe Evil, dalle ricercate sfumature horror, troviamo poi il brano più controverso dell’intero platter: Falling World, infatti, è un pezzo estremamente accessibile, la cui melodia fresca e immediata e quel sound avvolgente e al contempo massiccio che caratterizza così profondamente le band scandinave lo avvicinano sensibilmente a quanto proposto nello stesso 2009 da acts connazionali come Ghost Brigade e soprattutto Insomnium; con ogni probabilità gli adepti del doom – death metal old style ne rimarranno irrimediabilmente sconvolti, ed è piuttosto difficoltoso, oggettivamente, ritrovare in questo brano gli Swallow The Sun che eravamo abituati ad ascoltare negli album precedenti, eppure non va disconosciuta una sensibilità melodica assolutamente toccante e un’abilità di trasporla in partitura a dir poco sensazionale. La successiva Sleepless Swans ci conquista si dalle prime, palpitanti battute, guidandoci in un viaggio alienante e tangibile allo stesso tempo, rivelandosi come uno dei vertici assoluti dell’intera produzione della band proveniente dalla Terra dei Ghiacci e lasciando spazio alla successiva e altrettanto convincente …And Heavens Cried Blood, in assoluto il momento più affascinante, coinvolgente e drammatico dell’intero platter: sospeso su una stridente trama di chitarra, a tratti supportata da tastiere sulfuree, l’alternarsi di vocalità growl e scream, così febbrilmente avvolte da un riffing discreto eppure penetrante, sottolinea con estremo vigore i momenti di maggiore tensione narrativa, laddove prevale una lugubre disperazione o un’inarrestabile deflagrazione , sullo sfondo di una gelida immersione psicologica dall’intensa, com’è prevedibile, connotazione nordica. Leggermente inferiore alla precedente, seppure su livelli ancora egregi, Lights On The Lake si staglia sullo sfondo impenetrabile di quanto appena raccontato per effetto dei suoi sospirati richiami femminili, novità assoluta della discografia firmata Swallow The Sun, perfettamente riuscita e soprattutto ottimamente inserita all’interno di linee melodiche soffici, soffuse fino all’etereo, sognanti eppure così ferree e strazianti, in un crescendo vorticoso nell’irrisolvibile sospensione fra rabbia divoratrice e placido abbandono.

Come in un climax teatrale, dopo l’apice sinottico ecco prodursi l’immancabile scioglimento, nel nostro caso rappresentato dalla gradevole titletrack New Moon, pressoché speculare alla precedente Falling Down (sebbene in tono decisamente minore), e da 2 episodi in primo luogo piuttosto convenzionali (sia in assoluto, sia in relazione alla precedente discografia della bnd), in seconda battuta inutilmente prolissi, in ultimo semplicemente inadeguati ai precedenti capolavori, vale a dire Servant Of Sorrow e Weight Of The Dead.

Ritornando alla tematica introdotta ad inizio recensione, quanti si aspettavano da New Moon una decisa virata innovatrice rimarranno inevitabilmente delusi: con quest’ultima fatica discografica gli Swallow The Sun hanno semplicemente ribadito le coordinate artistiche del proprio genere d’appartenenza, rifinendone alcuni dettagli tecnici (le sezioni vocali hanno aumentato esponenzialmente la loro tradizionale varietà stilistica, risultando sempre particolarmente tempestive ed efficaci), e cercando di approfondirne alcuni aspetti emotivi non già esplorati nei precedenti capitoli discografici, in particolar modo spendendosi con particolare accortezza in introspezioni psicologiche particolarmente struggenti e profonde e introducendo forme melodiche di inedita dolcezza e, a tratti, mite serenità. Tuttavia, soprattutto alla luce della seconda parte di tracklist, resta forte l’impressione, piuttosto spiacevole a dire il vero, che gli Swallow The Sun avrebbero potuto regalarci un lavoro decisamente più completo, soprattutto meno ridondante in certe sue sterili elaborazioni, e che New Moon non sia soltanto l’ultimo atto di un ciclo discografico esaurito, come per loro stessa ammissione, ma il punto di arrivo di un percorso artistico che necessita ormai di una scossa decisiva, di una tensione innovatrice qui ancora embrionale che, pur non tradendo la natura ultima del doom, sappia offrirgli nuove prospettive, nuove dinamiche, nuove emozioni: per ora va bene così, in futuro, vedremo.

 

NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente