Voto: 
7.8 / 10
Autore: 
J.
Etichetta: 
Caldo Verde Records
Anno: 
2008
Line-Up: 

- Mark Kozelek - voce, chitarra
- Anthony Koutsos - batteria
- Geoff Stanfield - basso
- Michi Aceret - viola
- David Revelli - percussioni

Ospiti:
- Will Oldham, in arte Bonnie 'Prince' Billy - backing vocals
- Ben Gibbard - backing vocals
- Eric Pollard - backing vocals

Tracklist: 

1. Lost Verses - 9:43
2. The Light - 7:50
3. Lucky Man - 5:47
4. Unlit Hallway - 4:19
5. Heron Blue - 7:38
6. Moorestown - 4:41
7. Harper Road - 3:56
8. Tonight the Sky - 10:21
9. Like the River - 4:09
10. Tonight in Bilbao - 9:28
11. Blue Orchids - 5:56

Sul sito dell'etichetta, www.caldoverde.com, è disponibile, fino a esaurimento scorte, una versione dell'album autografata da Kozelek, dotata di un CD bonus contenente versioni alternative di alcune canzoni. Questa versione è limitata alle prime 2008 copie del disco.

Bonus disc:
1. Tonight in Bilbao (alternate version) - 9:43
2. The Light (alternate version) - 6:02
3. Like the River (alternate version) - 3:03
4. Tonight the Sky (alternate version) - 7:36

Sun Kil Moon

April

April è il terzo disco dei Sun Kil Moon, che essenzialmente sono la band creata da Mark Kozelek dopo lo scioglimento dei Red House Painters dopo sei (per la maggior parte magnifici) album.
Mark Kozelek ha più di 40 anni e, contrariamente a ogni aspettativa, considerando la sua discografia sofferente e melanconica, non si è ancora suicidato. Anzi, sembra avere trovato nella musica un modo per esorcizzare il dolore: mentre le sue prime composizioni, nonostante la pacatezza, nascondono un dolore e una rabbia immensi, gli ultimi album rivelano solo una deliziosa, sofferta malinconia, naturale proseguimento dell'angst giovanile.

E April probabilmente è l'unico disco che Mark Kozelek potesse fare nel 2008. Si tratta di un piccolo cambio di rotta rispetto al già ottimo Ghosts of the Great Highway di tre anni prima, che era invece più influenzato dal roots rock/country in stile American Music Club da parte dei componenti del gruppo (unitisi a ciò che rimaneva dei Red House Painters e dei quali i Sun Kil Moon ereditano il batterista), e rispetto al precedente Tiny Cities, che non ci sentiamo di tirare in ballo in quanto album di cover acustiche dei Modest Mouse (?). È un cambio di rotta perché April torna più sul percorso tracciato tempo addietro dai Red House Painters stessi: chitarre prevalentemente acustiche, con arpeggi in fingerpicking leggeri e impalpabili, e gli altri strumenti a fare semplicemente da sfondo nell'atmosfera gentilmente malinconica che pervade tutte le canzoni di quest'album - canzoni, tra l'altro, tutte disponibili in ascolto gratuito sul MySpace della band già da un paio di settimane prima dell'uscita, precisamente dal 17 marzo, oltre che appuntamenti fissi nell'ultimo tour della band in cui vennero anticipate (tant'è che "Moorestown" e "Unlit Hallway" comparvero anche nel doppio cd Little Drummer Boy Live).
Come aggiunta, sono ospiti del disco personaggi del calibro del cantautore Bonnie 'Prince' Billy, di Ben Gibbard (leader e cantante dei Death Cab for Cutie e dei Postal Service) e di Eric Pollard (già collaboratore di Kozelek nel progetto Retribution Gospel Choir, capitanato da Alan Sparhawk dei Low).

È un album di 70 minuti - non è una rarità al giorno d'oggi, ma non è neanche così comune che un'artista con quindici anni di carriera abbia ancora così tanto da dire - ma scorre via magnificamente e non un singolo minuto, non una singola canzone sono inutili: pur restando confinato in un genere esistente da decine di anni e che sembra non offrire più nessuna sorpresa, il folk-rock, April vanta una discreta eterogeneità di strumenti, ritmi e suoni (si pensi al banjo di "Unlit Hallway" o alla chitarra elettrica che più blues non si può della epica "Tonight the Sky", o all'azzeccatissima collaborazione con Bonnie 'Prince' Billy in "Like the River"), tale da soddisfare qualsiasi fan della musica folk in senso molto generale: dall'indie-kid che si commuove con i Belle & Sebastian, al cinquantenne che rimpiange Nick Drake, e così via.

Poi c'è chi ascolta i dischi solo in base all'innovazione, e allora, be', qua non c'è mica tanto da fare, di sicuro April non crea un genere né lo ridefinisce. Ma sicuramente porta un contributo ben più che gradito a quell'immenso calderone che chiamiamo "musica".

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