Voto: 
6.5 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Season Of Mist/Audioglobe
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Cornelius - voce, effetti sonori, chitarra, basso
- Lazare - cori, tastiere, batteria

Tracklist: 

1. Red for Fire + Black for Death (03:55)
2. Queen in the Bay of Smoke (05:34)
3. Silver Dwarf (03:23)
4. Underworld (01:15
5. Necrodyssy (03:47)
6. Allfathers (05:56)
7. Lokasenna part 2 (04:29)
8. Loki Trickster God (05:49)
9. Spoken to the End of All (02:05)
10. Dark Waves dying (03:55)
11. Lokasenna part 3 (04:46)
12. Sagateller (05:45)

Solefald

Black for Death

A distanza di un anno dalla prima parte del concept An Icelandic Odyssey (Red Fro Fire), esce il capitolo conclusivo Black For Death, sesta pubblicazione di studio per i norvegesi Solefald, sempre attivi nella scena Post Black Metal/Avantgarde con le loro soluzioni folli ed imprevedibili. Se il primo capitolo della saga, Red For Fire, aveva rappresentato un album completo ed innovativo nei suoi intenti sperimentali, non si può dire altrettanto per Black For Death, che delude le aspettative di chi aveva trovato una convincete risposta negli altri capolavori precedenti della band.
Difatti Black For Fire ripropone tutti gli aspetti del suo predecessore ma non riesce a costituire una materia organica ed omogenea: vengono inseriti ancora gli archi di sottofondo, il sassofono e le grezze parti Black di Red For Fire, ma ogni canzone appare staccata dal contesto dell’album.

Basti notare la grande differenza che intercorre tra l’opener Red For Fire + Black For Death, dove le voci di Cornelius e di Lazare raggiungono livelli interpretativi parecchio elevati, emergendo da un tessuto epico ed avvolgente, e l’intermezzo Underworld, sperimentazione jazzistica con il sax in primo piano. La pecca maggiore del sesto full-lenght di Cornelius è la pesantezza formale che si riscontra sia nei numerosi passaggi parlati, monotoni e stancanti, sia in tracce come Silver Dwarf, difficili da assimilare per la direzione dello scream e per le dissonanze dilaganti.
Sembra inoltre che i Solefald non riescano a concepire nuove idee, come dimostra Loki Trickster God, certamente splendida nella sua atmosfera onirica, ma identica musicalmente a White Frost Queen di Red For Fire.
Non mancano comunque altri momenti più epici e sentiti, di chiara matrice Viking, come Allfathers e la conclusiva Sagateller che cercano di rialzare le sorti di un album un po’ affrettato ed ambizioso.
C’è da sottolineare il valido apporto dato dalla tastiera di Lazare, a tratti sinfonica e a tratti di stampo Avantgarde, che riprende la tradizione dei Solefald di In Harmonia Universali e degli Arcturus.

Ci si sarebbe certamente aspettato un maggior equilibrio negli stili riuniti nel sound dei Solefald e Black For Death non si può davvero considerare il degno successore di Red For Fire; per chi è stato amante dei timbri Post Black dei primi Solefald, intrisi di influenze Industrial e Avantgarde, la svolta verso questa dimensione a volte più orchestrale e a volte più Viking nel suo feeling non piacerà affatto. Si deve apprezzare e premiare il mood sperimentale di una band quando questo riesca a far amalgamare ogni brano con il resto del disco: ciò non è avvenuto per questa ultima azzardata prova di Cornelius.

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