Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Damiano Cembali
Etichetta: 
Spinefarm Records
Anno: 
2009
Line-Up: 

:
- Brian Fair – vocals
- Jonathan Donais – lead guitar
- Matthew Bachand – rhythm guitar
- Paul Romanko – bass
- Jason Bittner – drums

Guest: Randy Blythe (Lamb Of God) – vocals on King Of Nothing

Tracklist: 

:
01. The Path of Imminent Ruin - 1:13
02. My Demise - 6:59
03. Still I Rise - 3:59
04. War - 3:40
05. King of Nothing - 4:15
06. The Taste of Fear - 4:08
07. Embrace Annihilation - 5:11
08. Picture Perfect - 3:55
09. A Public Execution - 6:07
10. Dead and Gone - 6:35

Shadows Fall

Retribution

Che gli Shadows Fall avessero voglia di cambiare, dopo essere stati tra i maggiori artefici dell’esplosione del movimento metalcore, era evidente sin dal precedente Threads Of Life, nonostante di quel genere si respirasse ancora una certa freschezza ed autenticità; svanitane l’onda d’urto con la medesima rapidità con cui si era propagata, la necessità di affrancarsi definitivamente dalle proprie origini ha preso inevitabilmente possesso e Retribution può dirsi senz’altro l’album della svolta. Sin dalla rivelazione dell’artwork, che abbandona finalmente il poco invitante look da demo che compare nella loro precedente discografia, ha iniziato a prendere corpo la sensazione che gli Shadows Fall volessero completamente rinnovarsi, riscoprendo le radici del proprio stile musicale per avviare un nuovo ciclo compositivo, piuttosto lontano dai propri standard di appartenenza. Mai premesse furono così ben rispettate: che dire infatti di un lavoro che, ad eccezione dell’intro acustica introduttiva (davvero immediata e piacevole, a onor del vero), presenta in tutto 9 pezzi di cui 3 groove metal (My Demise, il primo singolo estratto ovvero Still I Rise e King Of Nothing, già rilasciata in download gratuito), 2 thrash metal (War, dagli sconfinamenti quasi death, e A Public Exectuion, molto più prossima ai confini heavy) e ben 3 heavy metal (The Taste of Fear, con un brillante chorus dalle sfumature power, Embrace Annihilation e soprattutto Picture Perfect)?

Ciò che conta soprattutto è la qualità della composizione ed il carisma delle soluzioni canore, che, in Retribution, soprattutto nelle prime battute, sembrano avere ben pochi punti deboli: My Demise (da sottolineare l’egregio assolo centrale ad opera dell’impeccabile Jonathan Donais), Still I Rise e King Of Nothing costituiscono un’ineccepibile antologia di groove metal irresistibilmente coinvolgente e massimamente accessibile, dove all’headbanging più distruttivo può accompagnarsi con facilità impressionante la volontà di cantare a squarciagola i chorus melodici, sempre perfettamente inseriti all’interno delle partiture musicali e mai eccessivamente banali o melensi (grande merito va riconosciuto alla performance vocale di Brian Fair, che modula le proprie emissioni sonore interpretando diversamente ogni singola sezione di traccia ma mantenendo sempre un livello medio di aggressività e robustezza piuttosto elevato). Lo stesso discorso vale per i 2 principali passaggi in territorio heavy metal: sia The Taste Of Fear che Picture Perfect si mantengono efficaci, vibranti, convincenti per tutta la loro durata, in assoluto le più assimilabili al concetto più pertinente di song, la prima esaltandosi con un refrain voluminoso dai sorprendenti risvolti power, la seconda facendosi forza sull’opposizione fra strutture ritmiche piuttosto dinamiche e un inciso dall’approccio quasi pop, senza trascurare naturalmente gli intriganti inserti acustici che riprendono il tema dell’intro The Path To Imminent Ruin. La conclusione dell’album, affidata alla lunga A Public Execution e alla groovy Dead And Gone, lascia piuttosto interdetti, oltre ché soddisfatti: la prima, infatti, a discapito dell’onnipresente drumming in levare che il sottoscritto fatica parecchio a sopportare, manifesta un concept di fondo piuttosto articolato e sorprendente, unendo ritmiche thrashy ad una propensione groove ficcante e generosa, e, nonostante il chorus un po’ faticoso, si lascia ascoltare con sufficiente scorrevolezza e istanti di vero godimento; viceversa, la seconda ci riconduce agli esplorati sentieri groove metal e, non fosse per un pre-chorus francamente fastidioso, costituirebbe il corollario perfetto ai 3 teoremi inizialmente trattati.     

Se qualche momento di flessione può dirsi fisiologico e ampiamente preventivabile, ben poche giustificazioni si possono individuare a difesa di War ed Embrace Annihilation, nel complesso i 2 episodi peggio riusciti dell’intero platter: la prima, oltre a presentare una rigidezza monolitica che, per quanto propria del suo genere, alla fine risulta stancante, esprime una consistenza pari a quella di un intermezzo troppo lungo o palesemente malriuscito; allo stesso modo, la seconda adotta soluzioni melodiche classificabili tra lo stantio e l’irritante, soprattutto laddove dovrebbe decidersi fra una definitiva esplosione melodica o un’accelerazione più secca e violenta, mentre si barcamena fra controcanti striduli e ritmiche soporifere.

Alla fine della fiera, questo enigmatico Retribution potrebbe dar adito a diverse interpretazioni tutte ugualmente sostenibili e accettabili: la varietà di stili proposta potrebbe significare una netta crescita della band dal punto di vista della versatilità tecnica e compositiva, ma anche, al contrario, un certa manifestazione di incertezza, di indecisione su quale via musicale intraprendere, in attesa di un feedback risolutivo da parte di critica e fan; allo stesso modo, il sensibile allungamento delle tracce, sinonimo di una precisa volontà di dare maggior peso specifico ai singoli momenti dell’opera, può essere giudicata come un arricchimento artistico, una maturazione del songwriting, che ora non si limita più alla hit radiofonica o populista ma ricerca soluzioni più organiche e strumentalmente più complicate; viceversa, visti i modesti risultati di qualche specifica traccia, si potrebbe dubitare che proprio l’aumento della durata dei pezzi sia sintomo di una strisciante mancanza di idee, per sopperire alle quali la band ha infarcito le proprie composizioni di orpelli tanto barocchi quanto sterili. Qualunque sia la verità, il dato di fatto è che gli Shadows Fall hanno voltato pagina e cambiato strada, entrando a piedi uniti in quel genere che oggi viene solitamente indicato come New Way Of American Heavy Metal, laddove, proprio nello specifico caso di questo interessante Retribution, queste ultime 2 parole assumono risvolti quanto mai veritieri e significativi: è proprio l’associazione di un sound moderno e brillante ad uno stile che si richiama esplicitamente all’heavy metal classico (nonché alla sue successive evoluzioni) a contraddistinguere la nuova proposta musicale della band originaria di Springfield e a restituire alla precedente formula la sua giusta definizione; più dei retorici esibizionismi dei nuovi Trivium post-Ascendancy, più delle incertezze, per quanto lodevoli, degli ultimi God Forbid di Earthblood. L’unico interrogativo reale resta la varietà di soluzioni stilistiche adottate e probabilmente la risposta più sensata è a mezza via tra le precedenti ipotesi: nelle intenzioni degli Shadows Fall c’era forse l’intenzione di cimentarsi in diversi ambiti, mettendo alla prova le proprie abilità tecniche e compositive, sperando magari di soddisfare così il maggior numero possibile di fans, in attesa di capire, anche grazie al contributo di questi ultimi, dove investire maggiormente tempo, energie e risorse. L’epilogo di questi sforzi è Retribution, un album granitico e dai numerosi spunti di interesse, sia di per sé che alla luce di quanto appena analizzato: nel complesso, indubbiamente un buon punto di partenza per la seconda vita artistica dei nuovi Shadows Fall.    

Giudizio finale, 7+
: album paradossale, fra picchi esaltanti e frustranti precipizi, col pregio però di riproporci una band rinnovata nella forma ma perfettamente integra e genuina nella sostanza; un nuovo inizio, audace ed astuto allo stesso tempo, dalle prospettive realmente affascinanti. Bentornati.  

Link per l'ascolto:
intero disco in streaming su Shadows Fall Official MySpace

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