Voto: 
6.0 / 10
Autore: 
Iacopo Fonte
Genere: 
Etichetta: 
Cold Meat Industry
Anno: 
2006
Line-Up: 

:
- Peter Andersson - synth e programming


Tracklist: 

1. Metamorphyses I
2. Metamorphyses II
3. Metamorphyses III
4. Metamorphyses IV
5. Metamorphyses V
6. Metamorphyses VI

Raison d'Etre

Metamorphyses

Peter Andersson, punto di riferimento dell’ambient mondiale, meglio conosciuto come Raison d’Etre, dopo il successo di Requiem For Abandoned Souls, torna nel 2006 con Metamorphyses, album intrinsecamente oscuro che racchiude in sé mistero, paura, presagi, sospetti. E’ un disco tetro, che si propone all’ascoltatore in sei tracce, nominate semplicemente come sei capitoli di queste metamorfosi così mistiche. Suoni stridenti metallici, agghiaccianti cori in lontananza, acque appena turbate nella loro quiete spaventosa, effetti vorticosi e roboanti, sono questi gli elementi costituenti il settimo full-length del talento svedese. Infatti Andersson ha proprio l’abilità di trasferire molto dell’atmosfera oscura nordica nella sua musica. Basta ascoltare la prima lunghissima (dieci minuti) Metamorphyses I, per immergersi in un’ambientazione magica, inquietante come un incubo. Grandiosa, pur nella sua breve durata, è la seconda track che opprime la mente in un vortice tetro di suoni e vento. Da qui i dodici minuti del terzo brano sfiancano ogni speranza di luce che poteva rimanere, grazie ad atmosfere mistiche e misteriose.

Vengono evocate così scene horror, paesaggi da Transilvania. Vengono alternati momenti più sottili e calmi ad altri dove il complesso sonoro diventa agitato in modo caotico, come per la parte centro-finale del quarto capitolo. Metamporphyses dimostra dunque di essere, come tutte le opere firmate Raison d’Etre, ad alto tasso introspezione. Ne è prova l’intro meditativo e ipnotico di Metamorphyses V; proprio qui emerge il concetto di metamorfosi sonora che sta a denominare l’intero lavoro: suoni opachi, sibilanti strisciano omogenei, penetrando la mente dell’ascoltatore, crescendo lentamente, diventando sempre più stridenti, fino a essere riassorbiti nell’oscurità.
E’ un disco talmente opprimente, che non permette in nessun momento situazioni sonore più limpide o confortanti. Sta proprio qui la peculiarità del sound di Andersson e contemporaneamente è qui che si concretizza anche il suo principale limite. E’ un disco che appare insomma prezioso per gli amanti delle atmosfere dark ambient, ma che è del tutto inaccessibile per i “profani” del genere.


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