Voto: 
4.5 / 10
Autore: 
Jacopo Prada
Genere: 
Etichetta: 
Nuclear Blast/Audioglobe
Anno: 
2002
Line-Up: 


- Ralf Scheepers - Voce
- Mat Sinner - Basso
- Henny Wolter - Chitarra
- Stefan Leibing - Chitarra
- Klaus Sperling - Batteria


Tracklist: 

:
1. Contdown To Insanity (01:43)
2. Black Sun (04:02)
3. Armageddon (04:05)
4. Lightyears From Home (04:40)
5. Revolution (04:02)
6. Fear (04:20)
7. Mind Control (04:58)
8. Magic Eye (05:16)
9. Mind Machine (05:37)
10. Silence (04:39)
11.We Go Down (05:53)
12. Cold Day In Hell (04:10)
13. Controlled (03:36)

Primal Fear

Black Sun

La Germania ha sfornato molti talenti nell’ambito metal tra cui i Primal Fear. Da quando debuttarono, nel 1998, la loro musica non è cambiata: sempre il solito classico metallo pesante, stile anni ottanta, senza nessuna sperimentazione di alcun tipo. I Primal Fear non hanno mai voluto evolversi musicalmente, lo hanno sempre dichiarato: di conseguenza da un lavoro come Black Sun non ci si possono aspettare grandi novità. In copertina troviamo come di consueto la solita aquila di metallo: infatti su tutti gli album, i singoli e pure sui dvd troviamo quella che ormai si può considerare la mascotte del gruppo, un po’ come Eddie per gli Iron Maiden.

Black Sun è il quarto album della band teutonica ed uscì nel 2002.
Come di consueto la prima traccia è solo una introduzione, Contdown To Insanity, un avvio della durata di quasi due minuti che poteva essere evitata: quasi fastidiosi i riff di chitarra distorta, mentre la melodia di testiera non è poi così male. Finalmente si arriva alla prima canzone dell’album cioè alla title-track, Black Sun, solita opener molto immediata ed assolutamente poco impegnativa. Il ritornello è abbastanza coinvolgente ma il modo di cantare di Ralf ricorda fin troppo il buon vecchio Rob Halford e la cosa non convince più di tanto. Armageddon è più lenta rispetto alla precedente ma più potente ed incisiva: anche in questo pezzo la band assomiglia fin troppo ai grandissimi Judas Priest. Finita Armageddon arriva il turno della tipica canzone Power Metal: Lightyears From Home, niente di nuovo sicuramente, ma dopo un’intro scadentissima e due canzoni veramente deboli, una doppia cassa può fare miracoli. Strofe semplici e ritornello diretto, senza troppi fronzoli ma, almeno in questo caso, il tutto è si ascolta molto piacevolmente; si avverte un po’ di timore quando finisce la canzone perché non si sa a cosa si va incontro e difatti Revolution non si presenta in modo efficace poiché traccia di media velocità dove si possono apprezzare le capacità tecniche del singer, ma a cosa serve la tecnica se poi non si ha un proprio stile?

Fear è un pezzo molto duro, quasi Thrash, che non colpisce positivamente, mentre Mind Control è più evocativa delle precedenti, probabilmente una delle poche songs che si salvano all’interno del disco. Purtroppo la canzone finisce e ci si trova nuovamente nell’incubo. Una batteria possente ci introduce a Magic Eye, altro pezzo melodico con qualche spunto interessante ma è troppo poco. Un riff molto pesante e cattivo apre Mind Machine, che supera a malapena la sufficienza, mentre con “Silence” ci si riprende un po’. We Go Down” inizia con un arpeggio di chitarra ed un atmosfera abbastanza oscura per poi diventare l’ennesimo deludente capitolo di questo album. Black Sun sta terminando e forse non è un male, anche perché con Cold Day In Hell il disco sta toccando veramente il suo punto più basso. A chiudere troviamo Controlled che è una buona canzone, almeno in questo contesto. Ma alla fine del brano troviamo il ritorno dell’introduzione sotto forma di outro che sancisce, finalmente, la fine di questo cd deludente, privo di idee e scialbo, quasi insignificante. La tecnica da parte del gruppo è presente ma ci vorrebbe anche un po’ di stile e magari un po’ di originalità.

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