Voto: 
8.1 / 10
Autore: 
Gravenimage
Genere: 
Etichetta: 
Painful Lust/AFM Records
Anno: 
2003
Line-Up: 

- Jorn Lande - voce
- Roland Grapow - chitarra
- Jan-Sören Eckert - basso
- Axel Mackenrott - tastiera
- Uli Kusch - batteria

Guests:
- Janne Warman - tastiera
- Freddy Doernberg - tastiera
- Michael Kiske - voce

Tracklist: 

1. Spirit Never Die (05:26)
2. Enlighten Me (04:38)
3. Kind Hearted Light (04:25)
4. Crystal Night (05:18)
5. Soulburn (06:16)
6. Heroes (03:34)
7. Sail On (04:40)
8. Into the Light (04:10)
9. Crawling From Hell (04:14)
10. Bleeding Eyes (05:43)
11. When Love Comes Close (04:09)

Masterplan

Masterplan

Nati come progetto parallelo al ben più noto moniker Helloween, forse nemmeno Roland Grapow e Uli Kusch credevano tanto nei Masterplan. Se non che, a causa dei ben noti litigi avuti in casa Helloween nel 2001 con successiva diaspora del batterista e del chitarrista, i due si ritrovano in fondo ben felici di poter lavorare su certe nuove idee, ed ecco che, reclutato uno dei più grandiosi cantanti metal (anche se lui preferirebbe hard rock) in circolazione, tale Jorn Lande, si apprestano buttarsi sulla scena con un omonimo disco.

I passaggi sovrapposti di tastiera (ad opera di Janne Warmen) dell’opener Spirit Never Die portano con sé una ventata di freschezza compositiva che fece subito intuire la qualità del prodotto sfornato dai fuggitivi. Prodotto che andava a toccare tante parti inesplorate del sound Helloween, pescando però anche altrove, dal passato e dal presente, senza mai soffermarsi troppo né a destra né a manca.
E Spirit Never Die, con la sua ossatura leggera e possente al contempo, è il prototipo dell’anthem power metal: la voce di Jorn arriva fino alle stelle nel ritornello, trascinando con sé l’ascoltatore.
Più riflessiva e cadenzata, venata di tracce progressive che più volte riaffioreranno in vari punti dell’album, la seconda traccia, Enlighten Me, che ha fatto anche da singolo, e presenta, nella parte centrale, un pregevole stacco in cui Grapow può eseguire un assolo forse non eccezionale, ma che spezza efficacemente il ritmo della canzone.
A completare la trilogia arriva Kind Hearted Light, e qui la tastiera assume un ruolo fondamentale, presentando un riff favoloso, che, associato alla performance mozzafiato del norvegese, alla potenza e alla convinzione di Kusch, che va’ a riempire ogni passaggio con soluzioni sempre opportune, e infine allo splendido assolo di Grapow, concorre a sfornare il brano più riuscito ed epico dell’album. Una delle carte vincenti dei nostri, lo ripetiamo, è senza dubbio Jorn Lande, la cui voce graffiante domina ogni canzone con piglio lontano dagli acuti di un Kiske o di un Hansen. Era però sicuramente ad un timbro hard belluino come il suo a cui pensavano di ricorrere i due ex-Helloween, per sottolineare il distacco dai classici canoni power della ex-band ed abbracciare sonorità più volte all’hard rock. La notizia arrivata tre anni dopo, in cui si annunciava la separazione del singer dalla band, dovute a divergenze musicali, non ha certo giovato ai lavori successivi.

Con un arpeggio ad effetto eco comincia la successiva Crystal Night, canzone di condanna del totalitarismo nazista, che durante la strofa presenta un riff particolarmente aggressivo, mitigato solo dall’inserimento di tastiere nel bridge: ancora una volta risulta chiaro che Grapow e Kusch abbiano voluto proseguire sulla strada di soluzioni già fortemente presenti in album come The Dark Ride. Affascinante la parte che segue il secondo ritornello, con un assolo che sembra presentare qualche affinità con frange di metal più classico, preceduto da un serie di riff rocciosi e secchi. Bellissima l’accelerazione finale con tempo raddoppiato, a cui si aggiungono, magistralmente, le tastiere.
Una più sperimentale Soulburn in cui un inquietante pianoforte crea la base su cui si innesta la splendida esibizione vocale di Jorn, sorretto da un riff tagliato e incisivo di chitarra. Anche qui un ritornello incredibile, reso meravigliosamente epico dalle tastiere, evidenziato nella sua bellezza dal contrasto con l’aggressiva oscurità delle strofe. Nella parte centrale la chitarra solista si innesta sul ritornello in un apoteosi mai sentita prima.

Se la prima parte dell’album è da manuale del power metal, nella seconda si ha come l’impressione che ci sia qualcosa che non quadra, ma dopo un ascolto attento si scoprirà essere solo l’effetto della molteplicità e varietà dello stile che i Masterplan hanno accozzato senza farsi troppi problemi. Infatti Heroes è un brano breve e che sa di positivo e di antichi Helloween, con un gioioso ritornello ed energia da vendere. Sulla stessa linea d’onda la seguente Sail On, più giocata sulla batteria marziale e sulle tastiere nel ritornello, e munita di un’iniezione di adrenalina a dose ancora più massiccia che nella track precedente: la voce di Jorn si scatena nel bridge che anticipa il ritornello finale, ed è una mano che sembra spingere verso l’alto, verso mete irraggiungibili.
A non convincere appieno sono le tre canzoni che seguono, ovvero Into The Light, la selvaggia Crawling From Hell e Bleeding Eyes, che semplicemente non sopportano il confronto con le precedenti: sassi sotto gli zoccoli di un cavallo al galoppo che ha mosso le prime falcate sotto Spirit Never Die.
Ci si risolleva con When Love Come Close, ballata dal vago sapore progressive posta a conclusione dell’album. Molto semplice in realtà il tessuto del pezzo, che apre con un geniale arpeggio, dal profumo di una giornata di primavera, sfumato in seguito in una serie di riff su cui Jorn può stendere le sue linee vocali. Ancora l’estro dei nostri si manifesta nel riproporre il tema iniziale a metà canzone, inserendo poi un assolo di gran fattura.

A prescindere dunque dal tono “calante” del platter, che regala le emozioni migliori più in partenza che in arrivo, e dai testi (poco incisivi e assolutamente trascurabili), i Masterplan dimostrano la classe di musicisti esperti, non cedono alle lusinghe della tradizione, e buttano sul fuoco tutto quello che viene loro in mente, costruendosi, nella varietà stilistica dei brani, un sound personalmente definito, dando vita a un classico troppo poco apprezzato. Un must per gli amanti del power metal di classe.

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