Voto: 
6.4 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Genere: 
Etichetta: 
Anger Music Releases
Anno: 
2005
Line-Up: 

Tracce 1-2-3-4 e 8-9-10
- Ul Mik - Vùs (Voce)
- L’Andrea - Ses Cord (Chitarra)
- Ul Gualtiero - Ses Cord (Chitarra)
- Ul Lurenz - Pentul (Batteria)
- Ul Claudio - Cinc Cord Bass (Basso)

Traccia 6
- Ul Mik - Voce
- Rob - Chitarra
- Winx - Basso

Tracce 5-7
- Ul Mik - Voce
- Rob - Chitarra/ Basso
- Lorenzo - Batteria
- Ul Teo - Backing Vocals
- Ul Giorgino - Backing Vocals


Tracklist: 

1. Pediluvi
2. Lader
3. Fossa
4. L'Ass de Picch
5. Necrorapina
6. Piase' de Mazaa
7. Voeri Vess un Quai Vun
8. Pediluvi/Lader [live]
9. Fossa [live]
10. L'Ass de Picch [live]
Traccia CD-ROM : brani 8-9-10 live versions

Longobardeath

Ki l’è Dur

Lunga e tormentata, la storia dei nostrani Longobardeath. Il gruppo fu formato addirittura nel settembre del ’93, ma cessò d’esistere di lì a un anno senza produrre alcunché, fermando momentaneamente i progetti del leader e fondatore Ul Mik.
Nel 2002 il gruppo è tornato sulle scene stampando sotto Aemathien Distribution uno split EP con i blacksters milanesi The True Endless, contenente il loro demo “Ki l’è Dür”. L’anno successivo il gruppo prese parte alla prima edizione dell’ Hellblast Festival a Busto Arsizio, dopodichè ricadde nuovamente in un lungo silenzio fino al giugno di quest’anno, in cui i Longobardeath sono ritornati all’Hellblast Open Air, in cui li ho visti esibirsi con una nuova formazione (peraltro ad una sola chitarra).
Da allora il gruppo sembra finalmente aver imboccato la strada giusta: infatti la band ha partecipato a diverse date in Lombardia e Veneto e ha finalmente ristampato, sotto Anger Music, il loro oramai introvabile demo in un cd, arricchendolo di parecchie bonus tracks.

Il gruppo propone un Thrash metal europeo vecchia maniera, e tra le influenze del gruppo sono impossibili da non menzionare i primi lavori di gruppi quali Sodom o Kreator. L’arcigno cantato di Ul Mik è stilisticamente riconducibile a quello dello “zio Tom” Angelripper su album come “Persecution Mania”, perlomeno nelle parti più tirate.
Prima di andare ad analizzare separatamente le varie parti di cui è composto il platter, è doveroso spendere alcune parole su quelli che sono i testi e le idee della band: tutte le produzioni targate Longobardeath, infatti, dalle lyrics al sito ufficiale, sono caratterizzate dall’uso esclusivo del dialetto lombardo. Questa è una trovata di sicuro effetto per chi può capire i testi, che costituiscono una buona fetta del piacere derivante dall’ascolto: se invece la parte ironica e peculiare della proposta del gruppo -derivante dai testi- non venisse recepita, la bontà del lavoro ne verrebbe sicuramente ridimensionata.
Ma andiamo a vedere cosa contiene il dischetto:

KI L’E’ DÜR
I primi 4 brani costituiscono la ristampa del vecchio demo della band, registrato nella primavera del 2002, il cui titolo fa il verso a “Kill ‘em All” dei Metallica (che può essere pronunciato come “chi l’è mòll” in dialetto). La produzione è ruvida ma accettabile per un genere come il thrash grezzo, in cui badare alle raffinatezze non è di primaria importanza.
Si parte, ma “Pediluvi” è una semplice introduzione, mentre s’inizia a fare sul serio con “Lader”, che si scaglia contro i politici che han governato l’Italia.
Up-tempo, riffs veloci ed azzeccati, voce arrabbiata e roca, assoli lanciatissimi in stile Kreator o Slayer: il risultato è decisamente buono. Altrettanto esaltante è la seguente “Fossa”: pezzo molto veloce che, nonostante la breve durata, si rivela convincente, specialmente durante il ritornello, in parte cantato in coro, dall’aggressività quasi hardcore.
Senza dubbio il brano più fortunato della produzione del gruppo milanese è la conclusiva “L’Ass de Picch”, rifacimento dialettale del superclassico Motorheadiano “The Ace of Spades”. Grezza e rude, la versione di Mik e dei Longobardeath è godibile quasi quanto l’originale, e il testo è particolarmente indovinato e divertente nella descrizione di un giocatore che perde una partita per colpa di un compagno poco abile con le carte.

BONUS TRACKS

Un altro inedito apre la serie di tre bonus tracks contenute nel lavoro: per “Necrorapina” possono valere considerazioni analoghe a quelle fatte per “Fossa”, sebbene nei due minuti di Necrorapina prevalga l’aspetto più demenziale della musica di Mik e soci.
La altre due bonus tracks –tutte registrate a fine 2004/metà 2005 – sono entrambe cover: la prima è un omaggio agli ispiratori Kreator: "Piase’ de Mazaa" infatti non è altro che la cara vecchia "Pleasure to Kill". Se nell’originale il testo parlava però degli omicidi notturni compiuti dal protagonista, la versione lombarda racconta di come il narratore sia continuamente invitato ad andarsi a ubriacare da un amico con la passione del buon vino.
A seguire vi è “A Voeri Vess un Quai Vun”, e qui la vittima dei nostri è un classico del Glam, vale a dire “Wanna Be Somebody” degli W.A.S.P. Il compito è questa volta leggermente più impegnativo –forse anche per la diversità stilistica rispetto al resto del materiale proposto- e il gruppo non riesce a raggiungere la maggiore precisione degli Wasp. Le liriche sono però da leggere, in quanto colui che “vuole essere qualcuno” è semplicemente lo stupido del paese, che fallisce persino come giardiniere e finisce in carcere per coltivazione di cannabis. Il brano è comunque una gradita boccata d’ossigeno fra una scorribanda thrash e l’altra.

LIVE TRACKS e VIDEO TRACKS
E’ infine riportata, sia in formato audio che video, la breve esibizione all’Hellblast Festival 2003, che consta della presentazione live del demo “Ki l’è Dür”. La qualità audio è inferiore rispetto a quanto ascoltato fin’ora –anche se non in modo da inficiare l’ascolto- e l’energia profusa dal gruppo è davvero apprezzabile, anche se va a scapito della tecnica esecutiva; simpatiche anche le introduzioni ai brani da parte del singer Mik.
Per quanto riguarda la qualità video, questa è decisamente bassa, con un pessimo effetto di scarsa messa a fuoco e spostamento della telecamera all’inizio di “L’Ass de Picch”. Presente una sola camera a riprendere il gruppo, peraltro avvolto dall’oscurità ad esclusione di cantante, prima chitarra e basso.

In definitiva, un buon prodotto, che mi sento di promuovere ampiamente aspettandomi una conferma delle buone qualità qui espresse, magari con un full-lenght. Prodotto che consiglio a chi è curioso per via del concept dialettale della band ed è un nostalgico del thrash vecchio stile.

Pica gioo fin a la mort!!!

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