Voto: 
8.3 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Nuclear Blast/Audioglobe
Anno: 
1999
Line-Up: 

 
- Peter Tagtgren - voce
- Shane Embury - basso
- Jesse Pintado - chitarra
- Nicholas Barker - batteria  


Tracklist: 

 
1. After Life In Purgatory (02:08)
2. Submission (02:46)
3. Triple Six Suck Angels (02:58)
4. Delirium (01:56)
5. Pretenders Of The Throne (01:45)
6. Slow Bleed Gorgon / Pleasures Pave Sewers (03:36)
7. Ego Pawn (01:53)
8. The Dreams Are Sacrificed (02:06)
9. Tragic Faith (02:30)
10. Darkness Of Ignorance (02:23)
11. Salvation Thru' Destruction 02:24
12. Leech Eclipse 00:56
13. Fever Landscapes 01:47   

Lock Up

Pleasures Pave Sewers

Fine anni 90, il grindcore come lo si intendeva un decennio prima non esiste praticamente più. La sua brutalità e la sua pesantezza sono ora costantemente mediati da elementi al limite del progressivo e con tanta, troppa tecnica per un genere nato volutamente selvaggio ed indomabile. Il panorama pullula di queste realtà che spesso e sovente cominciavano a mostrare i primi segni di infiltrazioni addirittura deathcore. Persino i Napalm Death di allora vivevano di album pregni di alcune infiltrazioni musicali che spesso sfociavano nell’industrial e allora quale cosa migliore che dare uno scossone al genere formando una band all-stars come i Lock Up? I membri coinvolti in questo progetto non abbisognano di presentazioni. Peter Tägtgren (voce), Shane Embury (basso), Nicholas Howard Barker (batteria) e il compianto Jesse Pintado alla chitarra sono personaggi conosciuti in tutto il mondo estremo, nonché simbolo di garanzia per un album devastante, questo Pleasures Pave Sewers.

L’intenzione dei membri coinvolti in questo progetto è di far rivivere in ogni minima parte il vecchio stile grindcore, quello ancora epurato da ogni altra influenza, quello veloce e senza compromessi. Prendete i vecchi Napalm Death con la loro irruenza e la loro ruvidità, uniteli alla tecnica e alle inflessioni death che una band del calibro dei Terrorizer possedeva in occasione di quel mostruoso World Downfall e forse così avrete una mezza idea dello stile dei Lock Up. Rasoiate micidiali, eruzioni vulcaniche, esplosioni nucleari, schegge impazzite. Queste le uniche definizioni possibili per queste canzoni di rara brutalità e di rara caratura nel genere. Ogni traccia ha il suo riff ben riconoscibile, la tecnica e lo stile di Pintado non si possono imitare poiché unici nel saper dare l’impronta catchy ad un riffing schizofrenico ed incontrollabile.

Una rullata ed ecco che si entra di botto in After Life in Purgatory, una mazzata dal tocco sempre catchy che ha pochi eguali. Sfido chiunque a non immaginare se una tale traccia fosse uscita dieci anni prima che sfaceli avrebbe fatto. Venature black nel tremolo della chitarra sono ben alternate ai classici riffs “aperti” in stile crust/grind con in sottofondo Barker che si lancia in eterni blast beats di una precisione chirurgica. Peter al microfono non ha paragoni poiché capace di variare dal growl allo scream senza batter ciglio, per poi non parlare dei picchi raggiunti dalla sua voce in un episodio di rara brutalità come Submission. I tempi variano al punto giusto, c’è una linea continua tra le strutture e nulla sembra disconnesso nonostante la giusta fantasia nei pezzi affinché non risultino meri sfoghi adolescenziali. Difficile uscire indenni dopo una traccia del calibro di Delirium: gli up tempo si susseguono senza sosta, solamente spezzati dai blast beats in fase di un ritornello da urlare insieme a Peter. Ottimi i tempi medi, di un groove roccioso ed estremamente arrembante.

In questo album non troverete le classiche, ed in passato abusate, sfuriate di pochi secondi poiché, come dicevo in precedenza, nulla è votato al puro attacco senza cervello. Ogni elemento è ragionato e studiato nella sua vena distruttiva e senza compromessi, anche se detta così potrebbe risultare quasi come un controsenso. Prendete canzoni come Slow Bleed Gorgon / Pleasures Pave Sewers o Darkness of Ignorance che inizialmente stazionano su tempi ultra lenti per poi esplodere in un attimo e senza preavviso. Qui collidono la voglia di distruggere e la capacità degli esperti membri di creare un qualcosa di completo e maturo senza dimenticare la radici. Altro elemento a tal proposito è da riscontrasi nello stile di Pintado che, ripeto, risulta sempre arrembante e catchy nonostante la proposta da “rispettare”.

I Lock Up si affacciano al 2000 con un album che rimarrà nel tempo per la sua carica distruttiva e pura in un momento in cui le sperimentazioni facevano il bello e cattivo tempo nel metal. Solo Hate Breeds Suffering, uscito tre anni dopo, avrebbe perfino fatto meglio nel campo grindcore. Il resto è storia…  

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