Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Astralwerks
Anno: 
2004
Line-Up: 

- Erik Glambek Bøe - voce, chitarra

- Erlend Øye - chitarra




Tracklist: 

1. Homesick (03:13)

2. Misread (03:08)

3. Cayman Islands (03:02)

4. Stay Out of Trouble (05:04)

5. Know-How (03:58)

6. Sorry or Please (03:47)

7. Love Is No Big Truth (03:48)

8. I'd Rather Dance With You (03:29)

9. Live Long (02:57)

10. Surprise Ice (04:23)

11. Gold in the Air of Summer (03:33)

12. The Build-Up (04:05)

Kings of Convenience

Riot on an Empty Street

I norvegesi Kings of Convenience, rimasti lontano dalla scena mondiale per problemi personali, ritornano nel 2004 con questo Riot on an Empty Street, il loro lavoro più intimo e meglio studiato, che affonda le sue radici nel Rock vecchio stile come Simon and Garfunkel e nel Folk introspettivo degli anni ’60-‘70, unendo il tutto ad uno spirito Indie Pop/Rock di elevata raffinatezza.
L’impiego delle chitarre acustiche fa dell’album la completa rivisitazione in chiave moderna delle opere del passato, poiché la formazione norvegese, con le sue dodici ballate poco accompagnate da strutture ritmiche, cambia radicalmente i canoni del Rock con una freschezza e un’originalità rare in questo periodo di musica commerciale.

Dalla dolce ed estiva Homesick, disegnata da due chitarre che si intrecciano sotto la voce espressiva si passa a Misread, una lenta cavalcata su toni di pianoforte assai Jazz verso uno sviluppo composto e impeccabile nei suoi tre minuti di durata.
Cayman Island è forse un po’ troppo simile alla opener nella struttura, ma lascia intravedere una melodia inconfondibile, supportata da tastiere atmosferiche con le note della chitarra acustica ad emergere e a costruire i temi principali.
Più sottotono altre tracce di Riot on an Empty Street, assai cadenzate e ripetitive sebbene conservino la trasparenza stilistica che ha caratterizzato il favoloso inizio dell’album: Stay Out of Trouble è sempre elegante negli archi di accompagnamento e nelle costanti pennate di chitarra.
Anche Know How non si distingue per la sua innovazione rispetto ad altre, ma il ritmo incide sul tessuto sottostante, fino all’avvio della voce femminile, che regala un alone simile ai più tranquilli Jefferson Airplane.

Insomma tanto desiderio di esprimere i propri sentimenti, giungendo alla costruzione di una musica sì rivolta ad un pubblico giovane, ma composta ottimamente e dalle parvenze Jazz in ampie sezioni: le influenze sono le più svariate e il combo norvegese non fatica a farle emergere, regalando effetti rilassanti e suadenti che sopiscono l’ascoltatore. Forse alcuni episodi più discostanti con l’andamento del disco, come I’d Rather Dance with You, potevano essere evitati anche se le linee del canto sono impeccabili e trasmettono emozioni uniche.
Quest’opera piacerà sicuramente agli amanti di certe sonorità ormai antiche e uscite dall’immaginario musicale odierno, soluzioni spesso ricercate e oggi catalogate come banali per il non uso di strumenti elettronici: ma la sana musica acustica non perde mai il suo fascino poiché più difficile da pensare, da produrre e da registrare senza pecche. Concludendo, la nuova risposta del duo scandinavo Kings of Convenience desta l’attenzione di chi crede che i timbri di Simon and Garfunkel non siano morti da anni, ma rivivano nelle proposte del presente.


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