Voto: 
7.8 / 10
Autore: 
A. Giulio Magliulo
Genere: 
Etichetta: 
Domino
Anno: 
2014
Line-Up: 

King Creosote (Kenny Anderson) - Voce, chitarra acustica, fisarmonica

Derek O'Neill - tastiere

Andy Robinson - batteria

David McAulay - Banjo, citarra acustica ed elettrica, tastiere, synth, mandolino

Pete MacLeod - Bass

Kevin Brolly - clarinetto 

Pete Harvey - violoncello, arrangiamento archi

Grant Keir - Percussioni

Amy MacDougall - Backing Vocals

 

Tracklist: 
  1. Something To Believe In
  2. Cargill
  3. Largs
  4. Miserable Strangers
  5. Leaf Piece
  6. For One Night Only
  7. Bluebell, Cockleshell, 123
  8. One Floor Down
  9. Crystal 8s
  10. Pauper’s Dough
  11. A Prairie Tale
King Creosote

From Scotland With Love

Se di Kenny Anderson, nonostante la sua produzione impressionante ed il suo fittissimo curriculum, soltanto oggi si parla di un po' di più, è forse grazie al passaggio alla Domino e alla sua collaborazione di qualche anno fa con Jon Hopkins valsa una nomina al Mercury Prize.

In ogni caso, qualunque sia la strada che ha portato King Creosote fin qui, sia essa benedetta, poiché un album quale From Scotland With Love non poteva restare confinato in quei circuiti così underground in cui l'artista si è mosso finora: esso merita davvero tutta la luce possibile.

Un altro nome che bisogna ringraziare per quest'album è quello della regista Virginia Heath poiché From Scotland With Love è stato realizzato per musicare l'omonimo documentario presentato questa estate per i Giochi del Commonwealth. E non si tratta di un film in cui è la narrazione lineare o il racconto di qualche protagonista a condurre le immagini, ma al contrario, sono esse a determinarne tutta la poetica attingendo ad un repertorio d'archivio che vuole mostrare la Scozia in una prospettiva che intreccia storia, sentimento ed emozione.

Immaginare a questo punto quanto la musica di King Creosote possa aver svolto un ruolo chiave è alquanto semplice, considerando che già l'ascolto da solo è sufficiente a creare un film mentale di alta regia.

L'altro miracolo che compie King Creosote, dopo averci fatto assaporare l' 'ancestrale' fin dall'iniziale Something To Believe In è quello di non relegare tutte le atmosfere del disco in una dimensione folk arcaica, né retrò, né vintage, sebbene una consapevolezza di 'antico' possa spesso affacciarsi tra le tracce, e Cargill ne è il miglior esempio.

Sarà anche merito della meravigliosa formazione che lo accompagna, che strabilia nel veloce tempo in levare di Largs, prima con l'intervento jazz del clarinetto di Kevin Brolly e poi con una sezione di archi i cui arrangiamenti sono affidati al violoncellista Pete Harvey.

E poi ci sono ancora tutte le suggestioni più legate al mondo indie, folk o meno che sia, di cui King Creosote fa pur sempre parte; Miserable Strangers potrebbe essere una sortita folk dei Sophia di People Are Like Seasons, così come For One Night Only dopo un' intro di chitarra acustica dall'ampio respiro che può ricordare certe cose del Naevus più solare, si lancia a rotta di collo in un pop orchestrale e magnetico alla Stephen Merritt (o anche l'ultimo Ariel Pink).

Come utilizzare un coro di voci giovani con tanto di handclap senza risultare stucchevoli, Kenny Anderson ce lo dimostra in Bluebell, Cockleshell, 123, episodio che per le sue caratteristiche in qualsiasi altro album non avremmo esitato a definire poco più di un divertissement, mentre qui perfino gli elementi più in ombra come la nervosa chitarra elettrica alla Tom Verlaine che lo puntella tutto, sono magistrali.

One Floor Down ci spalanca le porte di una sala da ballo d'altri tempi dove tutto è perfetto ed irradiato da una malinconica luce dorata, come su un Titanic che non affonderà: a noi resta solo da invitare la più bella tra le ragazze.

Crystal 8s è poco più di un intermezzo ambientale con una componente drone delicata in un clima a cui ci ha già abituati in passato Gravenhurst, poi segue la cartolina di Pauper's Dough i cui colori non sono sbiaditi come si potrebbe immaginare, ma così vividi da rappresentare la Scozia in una chiave a suo modo epica.

Arrivati alla conclusiva A Prairie Tale, ci si può immergere totalmente nelle atmosfere folk acustiche old time, magari concedendosi quel meritato quartino di whisky per 'stare sul pezzo' e realizzare nel frattempo che l'album appena ascoltato volerà alto nelle classifiche di fine anno.

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