Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Punishment 18/Andromeda
Anno: 
2009
Line-Up: 

   
- Luca Colucci - basso, voce
- Lorenzo "Evil Jeff" Bidoli - voce, chitarra
- Luca Braggion - chitarra
- Davide Bacchetta - batteria       

 

Tracklist: 

 
1. From Flesh to Sorrow (04:13)  
2. Return to Ashes (03:53)  
3. Behind the Storm (04:39)  
4. Global Collapse (04:59)  
5. Towards the Abyss (03:48)  
6. Morbid Sense of Weakness (05:34)  
7. Lust of Mortal Decay (03:47)  
8. Ghost of Revelation (03:34) 
9. Mirror of Lies (03:11)

Kadavar

Kadavar

Ecco a voi un’altra interessantissima realtà che è riuscita ad uscire un po’ dall’asfissiante underground italiano. I Kadavar sono una macchina programmata per suonare puro death metal. Il loro esordio discografico risale al demo del 2007, passando poi per l’EP targato 2008 Conjuring The Void, finendo in bellezza con questo esordio in full-lenght dal semplice nome di Kadavar. Le influenze principali di questi giovanissimi musicisti da Milano sono ben chiare sin dalle prime note di questo devastante album: la ferocia mista alla tecnica dei Carcass di Heartwork, il groove malato dei Morbid Angel periodo Domination e perché no, una bella spruzzata di classico death inizio anni 90 che proveniva da oltre oceano.  

Questo letale mix di influenze estreme vive, strisci a e sia alimenta in modo continuo attraverso queste tracce. La registrazione è incredibilmente simile a quella adottata da Ammott e soci sull’album svolta dei Carcass: ruvido, potente ma mai caotico. Le chitarre sono una continua eruzione lavica mentre Davide alla batteria si destreggia in modo egregio con i repentini cambi di tempo e i furiosi blast beats. Le vocals sono in continuo bilico tra passaggi in growl e scream, donando un tocco macabro e malato ancora più forte. Certo, non si può parlare troppo di originalità in queste composizioni, tuttavia i nostri ragazzi mostrano di aver imparato alla perfezione le lezioni di storia impartite dalle band succitate. Ne hanno fatto tesoro ed ora sono pronti a farci fare un bel tuffo nel passato, dove non contava essere progressivi e ultra veloci per fare musica violenta e senza compromessi. 

From Flesh to Sorrow e la successiva Return to Ashes mostrano anche spunti melodici veramente interessanti e ben incastonati in una struttura che pare puntare tutto sul groove pesante dei riffs e le veloci sferzate della batteria. La tecnica solista sciorinata in queste occasioni è da applausi per fluidità e fantasia, mentre presto veniamo travolti dalla pesantezza sotto forma di mid-tempo di una Behind the Storm che stranamente sposa alla perfezione un inquietante tappeto a base di tastiere. È anche bello notare come in un’altra song non veloce come Global Collapse le strutture siano sempre varie per evitare cali di tensione, per poi non parlare del lavoro svolto dalle chitarre soliste al fine di gettare sempre un po’ di melodia, anche nei momenti più catacombali. 

Tra gli episodi più tirati è obbligatorio citare  Towards the Abyss e, soprattutto, Morbid Sense of Weakness la quale, non manca di deliziarci con momenti rallentati di un’oscurità incredibile. Come al solito, le strutture sono molto varie anche se alcuni momenti tendono ad assomigliarsi un tantino. Ad ogni modo, si tratta di peccati veniali poiché l’intensità sprigionata dal gruppo non ammette cali esagerati e a dimostrarlo troviamo il groove arrembante di Lust of Mortal Decay la quale speso ricade in influenze al limite del grind anche per quanto riguarda le parti vocali e non solo per quelle strumentali. Ghost of Revelation è l’ultima mazzata death del disco poiché Mirror of Lies non è altro che un semplice, armonioso outro a chiudere un disco veramente piacevole che farà la felicità di tutti i nostalgici e che mostra come si possa ancora suonare musica diretta, con le palle e con tanta passione.    
 

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