Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Michele Comaianni
Etichetta: 
Inside Out/Audioglobe
Anno: 
2008
Line-Up: 

- John Mitchell - chitarra, basso, voce
- John Beck - tastiera, cori
- Bob Dalton - batteria, cori
- John Beck - basso


Tracklist: 


1. Oh My God (05:47)
2. Ghosts (04:45)
3. Playground (05:32)
4. Memory Of Water (04:49)
5. The Tall Ships (06:17)
6. The Wind That Shakes The Barley (08:12)
7. Great Disasters (04:59)
8. Fahrenheit (05:16)
9. For Safekeeping (05:27)
10. Lights (04:54)
11. This Is England (13:34)

It Bites

The Tall Ships

Chi ha conosciuto gli It Bites nei recenti anni ottanta, sicuramente non si sarebbe mai aspettato un album da loro nel 2008. Ebbene, dopo uno scioglimento che sembrava definitivo, la band inglese che vide un successo più che discreto negli anni ottanta con il loro progressive rock nuovo e originale rispetto a quello classico, torna a distanza di diciotto anni, con The Tall Ships, un nuovo esperimento che tuttavia non riesce a godere della stessa fortuna dell'ottantiano The Big Lad In The Windmill. Reclutato alla voce John Mitchell,i supersititi dello scioglimento, John back e Bob daltone, decidono di provare la nuova formazione studiando accuratamente il loro nuovo lavoro.

Un ridondante fraseggio vocale che si ripeterà con il ritornello, apre The Tall Ships con Oh My God: già dal primo momento le strutture si rivelano non particolarmente ricercate sul piano tecnico ma nel complesso gradevoli e decisamente orecchiabili. Ghosts uno dei brani più interessanti dell'album è costruito su parti strofiche interrotte da momenti più pacati; le chitarre si evidenziano nettamente così come i calibrati interventi dei sintetizzatori e delle tastiere di sfondo.
La qualità delle prestazioni vocali si mantiene per tutto lo svolgersi del capitolo a un buon livello sia tecnico sia formale, confermando le aspettative su un trascorso come John Mitchell. Non mancano i momenti riflessivi e più intimisti dove vengono tenuti in ombra, per le parti introduttive, i sostegni delle ritmiche di batteria: Playground, terza traccia, e For Safekeeping nona traccia, si sviluppano rispettivamente su arpeggi di chitarra più pacati la prima,
e su tessiture cullanti di pianoforte la seconda. In Memory Of water, insiste la struttura melodica e tendenzialmente priva di ricerche particolari sul piano tecnico: compaiono gli organi insieme agli strings e l'effettistica vocale che ancora una volta si rivela ottima per qualità sonora.
Con The Tall Ships, la track che presta il nome all'album affiorano tutte le influenze originarie del gruppo: la vicinanza allo stile dei Marillion si denota fin dal primo stacco, mentre nel finale un sintetizzatore dalle timbriche flautistiche ci culla con un solo gradevole fino al ritornello conclusivo.
L'esperimento più progressivo dell'album si rivela con The Wind That Shakes The Barley: controtempi, organi e passaggi più sostenuti all'unisono di sintetizzatori e chitarra si avvicinano di più alla classicità del genere.
Segue Great Disaster un brano più pop nelle scelte vocali e nelle modulazioni delle tastiere divertite sulle
ritmiche scelte al caso. Fahreneit è ancora una volta in chiave melodica, molto più spensierata e leggera. Lights, sempre pop nel suo andamento si manifesta vicina, ancora una volta, alle ricerche rock dei Marillion.
This is England, chiude l'album con la sua (ben riuscita) durata di tredici minuti, mostrandosi in tutta la sua delicatezza nell'introduzione: un passaggio più movimentato centrale ci conduce infine alle sonorità pacifiche iniziali.

Un incrocio tra Progressive, Pop e AOR converge in questo The Tall Ships, di certo non male, ma poco ambizioso per quanto concerne originalità e tecnica. I frequenti richiami agli stampi di Marillion e al pop generale degli anni ottanta
sono la prova che al di là di una impeccabile qualità audio e di una maturità non indifferente nella composizione, il complesso non riesce a incidere sulla scena attuale oltre che quel tanto che basta per un gradevole ascolto.

NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente