Voto: 
6.8 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Lifeforce Records/Andromeda
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Sacha Dunable - chitarra, voce
- Leon del Muerte - chitarra, voce
- Joe Lester - basso
- Danny Walker - batteria

Tracklist: 

1. A Monolithic Vulgarity (05:59)
2. Gleamer (05:26)
3. Fault Lines (06:25)
4. Nostalgic Echo (05:19)
5. Teledildonics (07:09)
6. Iceblocks (06:33)
7. Rise to the Midden (06:31)
8. Fragments Of Character (Europe only bonus track)

Intronaut

Void

A due anni dalla loro nascita, i californiani Intronaut giungono al debutto discografico con Void, opera che presenta numerose analogie con lo stile originale ed innovativo proposto dai connazionali Mastodon. Hardcore, Progressive e Post-Metal si fondono tra loro e danno vita ad otto tracce che, seppur abbastanza valide, non hanno nulla da spartire con la classe della sopra citata band di Atlanta.
Tuttavia, considerando il livello evolutivo della band, possiamo affermare che Void costituisce di certo un’ottima pubblicazione, forse leggermente prolissa e scontata in alcune sue parti, ma dotata di un approccio impetuoso e alquanto tecnico.

Dopo l’opener A Monolithic Vulgarity, che non desta particolarmente l’attenzione se non attraverso la proposizione di qualche folle riff tipico dei Mastodon, tocca alla seconda Gleamer, diretta e ricercata nella sua convincente struttura. Le sezioni di chitarra e di basso, ispessite da densi effetti, costruiscono un’atmosfera cerebrale e soffocante, degna dei migliori Neurosis.
Quello degli Intronaut è un Progressive ricco di elementi Sludge, che vengono evidenziati soprattutto in tracce come Fault Lines, dove il lamento Hardcore si fa ancora più opprimente e le chitarre distorte tessono linee caotiche e contorte.
E se l’approccio della batteria appare molto vario, i temi delle chitarre alla lunga sembreranno tutti abbastanza simili, poiché caratterizzati o dalle ritmiche sincopate ed asimmetriche tipiche del Metalcore o dai lenti e colossali accordi Sludge. Un capitolo molto interessante è Nostalgic Echo, ben strutturato su differenti livelli di sound e capace di trascinare l’ascoltatore nel vortice degli Intronaut.
Iceblocks fatica ad uscire dal suo guscio e si trasforma comunque in una traccia dove la componente Hardcore è molto evidente ma qualitativamente scarsa.
Una vasta gamma di soluzioni adottate in episodi come la conclusiva Fragments Of Character sono inutili e banali, mentre le aperture melodiche, sebbene siano solo accennate, raffigurano un punto di forza della band statunitense.

I membri degli Intronaut, già impegnati in progetti assai diversi dal punto di vista stilistico (che variano dallo Sludge degli Anubi’s Rising al Grind di Uphil Battle, Impaled e Exhumed), danno prova di capacità di song-writing sicuramente elevate, ma manca ancora quel feeling melodico che sa far distinguere nel genere altre realtà come Mastodon, Isis e simili.
In definitiva, per essere il primo album degli Intronaut, Void rappresenta un’uscita da tenere in considerazione: il quartetto statunitense presto potrà riscuotere un buon successo se continuerà sulla strada intrapresa con Void e il contratto con la Lifeforce Records è solo il primo passo.

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