Voto: 
7.4 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Louisville/Roadrunner Records
Anno: 
2009
Line-Up: 

- Maximilian Hecker - tutti gli strumenti

Tracklist: 

1. The Space That You’re In
2. Misery
3. Miss Underwater
4. This Poison Called Love (Home In A Town That Has Sunk)
5. Summerwaste
6. The End Of Longing
7. This House Called love
8. Letters From You
9. Wind Down
10. All These Cradles’ Blankets Will Never Veil My Whole Substance
11. One Day

Maximilian Hecker

One Day

Fortemente influenzato dalla tradizione acustica di Bob Dylan o Simon & Garfankel e dalle sonorità Brit Pop più votate alla sfera alternativa, come Oasis e Travis, Maximilian Hecker rappresenta uno dei cantautori della nuova scuola tedesca, che ha visto consolidare parecchio le sue fondamenta nell’ultimo decennio. L’attuale scena cantautorale della Germania si è infatti arricchita, proponendo diverse sfaccettature timbriche, dall’Alternative di Peter Piek fino all’Indie Pop misto Soul di Kat Frankie.
Maximilian Hecker si colloca nella stessa dimensione meditativa e spontanea del cantautorato, facendo però tendere le proprie composizioni ad un Indie Pop vellutato e ricco di cromatismi acustici.

Negli undici brani che costituiscono il quinto sigillo discografico One Day, una profonda sensibilità prende forma nel song-writing semplice ma spontaneo di Hecker, che sa cullare l’ascoltatore in un’atmosfera distesa ed onirica; i malinconici monologhi tessuti dalla voce solista emergono da un’architettura sonora lineare e priva di soluzioni incompatibili con il contesto dell’album poiché Maximilian Hecker plasma un accompagnamento strumentale che arricchisce la sua già spiccata vena poetica, attraverso toni soffusi e posati.
L’apertura tocca a The Space That You’re In, che viaggia a cavallo tra i meandri del Brit Pop e l’impressionismo degli scandinavi Kings Of Convenience, a cui Hecker risulta essere tanto legato da introdurre una loro cover nell’ep Once I Was, pubblicato per il mercato asiatico.
Lo spirito alternativo non viene però sopito e riesce a riaffiorare nella seconda Misery, dove la chitarra elettrica diviene più protagonista, e nella fresca Summerwaste, una soffice esplosione di carica ritmica.
One Day si sviluppa con delicatezza attraverso episodi mesti e riflessivi, il cui apice risulta essere This Poison Called Love (Home In A Town That Has Sunk), provvisto di un lento incedere che evidenzia magici intrecci di chitarre e pianoforte.
Altrettanto valido è il binomio di pezzi Letters From You - Wind Down, il primo dei quali appare come un capitolo debitore dell’approccio strumentale di Joanna Newom e il secondo rappresenta un intimo fraseggio Indie Pop che si tuffa nella consueta tradizione britannica.

Il peculiare viaggio di Maximilian Hecker, nato dalla sua impulsività e spontaneità, potrà trasportare coloro che si sentono maggiormente legati al panorama Indie acustico, ma riuscirà a colpire anche gli amanti di sonorità più impetuose, che potranno trovare in One Day un tranquillo rifugio per le loro passioni. Di certo lo stile proposto non è intriso di elementi originali o così dissimili dalla tradizione dei grandi cantautori, ma il punto di forza di Maximilian Hecker è quello di saper reinterpretare tali idee in un contesto contemporaneo e trasudante naturalezza.

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