Voto: 
7.8 / 10
Autore: 
Matteo Mainardi
Genere: 
Etichetta: 
Roadrunner Records
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Jamey Jasta - Voce
- Frank 3 Gun - Chitarra
- Sean Martin - Chitarra
- Chris Beattie - Basso
- Matt Byrne - Batteria


Tracklist: 

1. Defeatist
2. Horrors of self
3. Mind over all
4. To the threshold
5. Give wings to my triumph
6. Destroy everything
7. Divine judgement
8. Immortal enemies
9. The most truth
10. Never let it die
11. Spitting venom
12. As diehard as they come

Hatebreed

Supremacy

Attesissima nuova uscita degli Hatebreed, uno dei gruppi più attivi a livello mondiale nella promulgazione del genere Hardcore. Questo grazie anche ad un più che carismatico frontman, Mr. Jamey Jasta che, non solo si esalta sul palco durante uno dei loro numerosissimi concerti, ma si fa in quattro anche per scoprire e sponsorizzare quelli che secondo lui potrebbero essere un nuovo patrimonio della scena musicale Hardcore. Dire quindi che gli Hatebreed sono uno dei gruppi più amati e seguiti nel loro genere, sarebbe una banalità e altrettanto sarebbe affermare che questo album, Supremacy, è una delle uscite più attese per quanto riguarda il settore più duro e diretto che il panorama musicale può presentare.

Per fugare ogni dubbio, si parte subito ingranando la quinta con una bella botta di potenza e brutalità; stiamo parlando della traccia di apertura dell'album, Deafeatist che, nonostante inizi con qualche secondo di campionatura in cui si possono sentire in lontananza urla strazianti, riprende quasi subito con un ritmo tiratissimo sia da parte della batteria ma, soprattutto, dalle chitarre che lasciano solo qualche secondo di spazio vuoto tra un passaggio e l'altro per riprendere poi alla grande con qualche sfuriata di riff. Un brano che colpisce più per il compleso che per i particolari ma che, senz'altro, è un buon pugno allo stomaco. Horrors of Self continua a portare avanti lo schema che si era prefigurato nella traccia precedente, ovvero urla in apertura con sottofondo piuttosto aperto caratterizzato da accordoni lasciati lunghi; questo però è l'inizio perché basta lasciar passare qualche secondo per poter ricominciare a far parte dell'atmosfera generale del pezzo. Il punto più bello e che trasmette più potenza, è nel mezzo, ovvero quando si decide di rallentare il ritmo per sfoderare riff semplici ma ben cadenzati. Si andrà avanti così fino alla metà dell'album dove si arriverà a quelli che diventeranno nuovi brani storici della band che, in un futuro, verranno richiesti dal pubblico come cavalli di battaglia ad ogni loro concerto. Stiamo parlando di canzoni come Destroy Everything in cui si lascia ampio spazio alla velocità e alla cadenzialità che solo pochi riff ben eseguiti possono trasmettere al massimo la brutalità che un vero pubblico Hardcore richiede. Bisogna anche dire che questo brano ricorda moltissimo alcuni pezzi dell'ultimo album dei Soulfly e, a sua volta, la voce di Jamey Jasta, richiama alla mente, seppur a tratti, quella del leggendario Max Cavalera. Un gran pezzo che, senz'altro, farà parte della storia degli Hatebreed. Un'altra song che non possiamo non citare è Immortal Enemies che, in poche parole, la si può sintetizzare con una semplice frase: pura brutalità.

Ecco quello che questo Supremacy ci trasmette: la voglia sfrontata di distruggere qualsiasi cosa si pari dinnanzi a noi. La potenza che riesce a sprigionare è indescrivibile e, soprattutto, lascia di stucco anche il fatto che, nonostante abbiano già diversi album alle spalle, questo nuovo nato continui a trascinare e ipnotizzare l'ascoltatore senza cadere nella ripetizione o nellla sfera del "già ascoltato". Insomma Supremacy detta veramente la supremazia in campo Hardcore di questi pazzi scatenati che si riconoscono come un unico organo vitale, sotto un unico nome: Hatebreed. Lunga vita a loro.


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