Voto: 
7.7 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Genere: 
Etichetta: 
Massproduktion
Anno: 
1996
Line-Up: 

- Stefan Brisland-Ferner - Violino, Hurdy-gurdy, Campionamenti
- Emma Härdelin – Voce, Violino
- Jens Höglin – Batteria, Percussioni
- Gotte Ringqvist – Chitarra, Violino, Cori
- Rickard Westman – Chitarra, Basso, E-Bow

Tracklist: 


1. Herr Mannelig (Sir Mannelig)
2. Vänner och Fränder (Friends and Kin)
3. Halling från Makedonien (Halling from Macedonia)
4. Min Man (My Husband)
5. Hilla Lilla
6. Varulven (Werewolf)
7. Drew Drusnaar/Idag som igår (Today as before)
8. Njaalkeme (Hunger)
9. Herr Holger (Sir Holger)
10. Guds Spelemän (The Fiddlers of God)

Garmarna

Guds Spelemän

“Guds Spelemän” (‘i violinisti di Dio’ o, alternativamente, ‘i musicisti di Dio’), pubblicato ad inizio 1996, è il disco della conferma o, per meglio dire, dell’esplosione definitiva del talento dei Garmarna: fu questo disco, registrato in seguito alla release internazionale del debut-album “Vittrad” e dopo un breve tour tedesco, a permettere ai cinque di Sundsvall di portarsi a casa un Grammy svedese per il miglior disco di musica Folk, evento che fungerà da lasciapassare per la pianificazione di un soddisfacente tour di oltre 70 date in giro per il globo.

Il secondo capitolo della saga è quello che perfeziona il primo e contemporaneamente anticipa il terzo: di “Vittrad” viene mantenuta la passione per le ballate medioevali, per le logorroiche ripetizioni tipiche della canzone popolare e l’amore per le atmosfere sognanti costruite dal violino e dall’hurdy-gurdy – ad essere limato è invece quel feeling rustico che ricopriva le musiche del primo periodo della band; scintilla su questo platter, invece, una versione dei Garmarna decisamente più matura, precisa e aperta al suono della World Music, tratti che si svilupperanno ulteriormente nel successivo, impeccabile “Vedergällningen”.
Un semplice disco di transizione, quindi? No, tutt’altro: “Guds Spelemän” si distingue dagli altri lavori dei Garmarna per il suono intenso, caldo e corposo, strumentale alla riproposizione di quelle leggende folkloristiche che si ripetono nelle liriche: storie di matrimoni infelici ed incresciosi adulteri, terrorizzanti fantasticherie, vecchie di secoli, su lupi mannari (la bella, anche se truculenta, “Varulven”) e troll, leggende raccontate da una Emma Härdelin che arriva finalmente e faticosamente ad ottenere una posizione centrale ed insostituibile nel Garmarna-sound, recitando il ruolo che le compete, quello di protagonista, con la sua voce tanto potente e decisa quanto fascinosa e toccante. Questa pienezza di suono porta “Guds Spelemän” ad essere sia il disco più pesante ed oscuro del quintetto (affermazione da contestualizzare in quanto, comunque, i Garmarna non raggiungeranno mai la massiccia rumorosità tipica del Rock), particolarità dovuta anche alla collaborazione col produttore Sank (che l’anno successivo collaborerà al disco “One Second” dei Paradise Lost, una Gothic Metal band), sia il disco che porta i Garmarna a stretto contatto con un’esperienza che li segnerà profondamente, quella dell’incontro con i suoni campionati ed elettronici, destinati a diventare componenti importantissime nei futuri esperimenti della band, ma che già in “Guds Spelemän” trovano un discreto palcoscenico.

Va fatto inoltre notare come, nonostante i temi controversi e bui (talvolta addirittura tetri, macabri) ed il suono compatto, “Guds Spelemän” risulti un disco estremamente vario e piacevole all’ascolto, graziato da una sapiente alternanza di brani dai diversi stili: “Herr Mannelig” (classico della tradizione centro-nord europea, ripreso da una quantità spropositata di bands provenienti dagli ambiti più disparati, dal Folk al Metal) ed “Herr Holger” sono forse i migliori rappresentanti delle due principali anime della band: il primo brano è una ballata lenta, avvolgente, dall’arrangiamento spoglio ma efficace nel far risaltare le doti interpretative della Härdelin e quelle descrittive del violino di Stefan Brisland-Ferner; il secondo trasforma una melodia popolare in un’esplosiva sequenza di battiti e loops, sviolinate oblique, chitarre dalla ritmica ondeggiante, muri di campionamenti sotterranei: l’atmosfera di “Herr Holger”, palpabile e coinvolgente, è peraltro in preparazione della desolante catarsi finale, rappresentata dalla title-track (atipica perché scritta da due artisti esterni alla band, tra cui il poeta Nils Ferlin), un brano che torna a marciare su binari dolorosi e introversi, merito del duetto fra voce e hurdy-gurdy, che dipinge la lamentosa melodia principale su uno sfondo di percussioni e drones.

Caratterizzata da un costante crescendo, la corale e tumultuosa “Vänner och Fränder” si segnala come uno dei momenti più ispirati, grazie alla sua unione degli stili presentati nel paragrafo precedente, mentre gli episodi più ‘etnici’ del disco sono la tralasciabile “Halling från Makedonien” (strana combinazione fra una danza norvegese – l’halling appunto – e presunte derive balcaniche) e il triste canto sciamanico “Njaalkeme”, poema in lingua Sàmi che racconta delle sofferenze della natura; non dissimile dai momenti più concitati di queste due tracce è la danzante “Drew Drusnaar / Idag som igår”, che risulta divisa in due spezzoni legati tra loro dal ritmo tambureggiante delle percussioni.

Consigliato solo ed esclusivamente a chi apprezza le varianti scandinave della musica popolare, “Guds Spelemän” è un buon punto di partenza per iniziare a percorrere il folto sottobosco del Folk nord-europeo; il suono di questo disco, così completo e appagante, perfeziona quello di “Vittrad” ma non è ancora eclettico come lo sarà in futuro, pur mostrando già i primi segni del cambiamento: pochi anni ancora, e i tempi saranno maturi per le svolte che caratterizzeranno dapprima lo sfaccettato “Vedergällningen” e, in seguito, il radicale e teatrale esperimento “Hildegard von Bingen”.

LINKS PER L’ASCOLTO
Sample di "Herr Holger"
Sample di "Herr Mannelig"
Sample di "Vänner och Fränder"
Sample di "Varulven"

Video completi di "Herr Holger" e "Vänner och Fränder"

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