Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Etichetta: 
Ipecac Records
Anno: 
1998
Line-Up: 

- Mike Patton - Voce, Noises
- Buzz Osbourne - Chitarra
- Trevor Dunn - Basso
- Dave Lombardo - Batteria

Tracklist: 

Pages 1-30 (42:51)

Fantômas

Fantômas

Follia. Allo stato puro, che più puro non si può. Come si può arrivare a tali livelli di schizofrenia e di autodistruzione artistica chiedetelo direttamente a lui, a chi quest'epopea insana l'ha ideata e costruita. A lui, al monello Mike Patton, all'adulto eterno giocherellone, allo sperimentatore da manicomio. Eppure c'è modo per capire il perchè di tutto questo anche senza spiegazioni o digressioni varie: un teppista come lui basta guardarlo in faccia.
E' un genio, un malato, un pazzo, un ubriacone, chiamatelo come volete. Fatto sta che se oggi c'è un musicista così vario, ricercato, sperimentatore, avanguardista ma al contempo popolare, quello sarà, senz'ombra di dubbio, Mike Patton.
E il progetto Fantômas, concentrato di follia fumettistica e di metal fantascientifico, ne è una delle prove più lampanti. Anzi, schockanti. Il perchè di questo termine lo si può capire lasciando semplicemente partire il disco, chiudere gli occhi e aspettare che la stanza in cui ci si trova venga invasa da urla e da visioni paranormali.
Accompagnato in questa scalata verso l'ignoto da un certo Dave Lombardo, da Buzz Osbourne e Trevor Dunn, Patton scava nella sua stessa malattia, in quella più profonda e radicata, e ne tira fuori un ritratto massacrante. Un devasto mentale irrefrenabile.

In Book 1 (che nient'altro è se non l'omonimo disco Fantômas), composto di 30 pagine-brani d'assoluta evasione cerebrale, niente viene letto o raccontato, bensì espresso mediante la distruttiva portata d'insanità di una musica che affonda le sue radici in una straniante sperimentazione metal su cui si accavallano frammenti concreti e i futuristici giochi vocali di Patton. Il risultato? Pazzia, pura. Non una canzone con strofe o ritornelli, nessun ponte, nessuna ripetizione di riff, no. Solo suoni metallici ed esplosioni infernali, per una guerra del suono totale da cui è impossibile uscire vivi. Passate le prime pagine il libro si fa sempre più claustrofobico e labirintesco, tra improvvise impennate ritmiche ed evoluzioni sonore cavernose e inquietanti; un racconto interamente fatto di dissonanze, di suoni gracchianti e pungenti, di urla disumane e di massacranti evoluzioni thrash/death. La sperimentazione si fa così sempre più ingombrante, incominciando ad occupare davvero ogni singolo secondo di ogni singola canzone che prende man mano le sembianze di un vero e proprio muro di cemento armato su cui l'ascoltatore sbatte a ripetizione, in maniera compulsiva, non trovando una via d'uscita a questo manicomiale labirinto. Senza nemmeno un solo secondo di pausa (eppure lo splendido e ipnotico finale di Page 12 lasciava ben sperare), Fantômas prosegue la sua scia di distruzione attraverso i pesanti rintocchi della batteria di Lombardo e le assurde fantasie chitarristiche di Buzz Osbourne, tra improvvisazioni free-jazz, esplosioni industriali e la ferocia di un metal rielaborato da Patton sin nella sua più profonda radicalità concettuale.

Probabile che dopo qualche minuto le vostre funzioni cerebrali comincino a mostrare segni di disfunzionamento: se è così, Patton è riuscito nel suo intento. Se invece quest'inferno del suono - e il suo annesso mondo di brutalità e caos - è di vostro gradimento, Patton ci è riuscito ancora meglio.
Consigliato a tutti i fan masochisti della musica d'avanguardia contemporanea e altrettanto sconsigliato alle orecchie più fini e "borghesi", Fantômas è un'esperienza dolorosissima e di assoluto straniamento mentale, non priva però di un suo (inequivocabile) valore artistico. Il mio l'ho detto: voi provate a sentirlo tutto di fila, poi... Fatemi sapere.

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