Voto: 
5.5 / 10
Autore: 
Damiano Cembali
Genere: 
Etichetta: 
AFM Records/Audioglobe
Anno: 
2009
Line-Up: 

- Masha Mysmane - Voce
- Elio Alien - Chitarra
- Marco Valerio - Basso
- Ale Lera - Batteria


Tracklist: 

1. Phoenix
2. Are You Breathing
3. The Hunter
4. I'm Perfect
5. Across The Sky
6. Emptiness Of You
7. Far From The Dark
8. Deleted
9. No Destination
10. In The Air Tonight
11. My Own Army
12. Magnolia

Exilia

My Own Army

Giudicare in maniera obiettiva My Own Army, ultimo capitolo discografico della band milanese Exilia, è impresa non da poco, in primis per le difficoltà oggettive di un mixaggio troppo spesso discutibile, in secondo luogo per l’immediato sconforto al solo pensiero che si tratta dell’ennesimo prodotto italiano non all’altezza delle potenzialità tecniche dei suoi esponenti. Da sempre considerata malacopia (di mala non c’è nulla, naturalmente) dei teutonici Guano Apes, essenzialmente per l’impressionante somiglianza timbrica delle due vocalist femminili Masha Mismane e Sandra Nasic, con l’acclamato predecessore Nobody Excluded la formazione milanese sembrava avviata ad una svolta decisiva per riuscire a sbarazzarsi di quella scomoda etichetta, in nome di una qualità musicale tipicamente nu metal assolutamente inedita nel panorama italiano: My Own Army, anche in virtù di queste buone premesse, si rivela essere un temibile passo indietro che non fa che rinfocolare le ormai sopite polemiche riguardanti il presunto pompaggio mediatico della band (stranamente finita nelle lungimiranti grinfie teutoniche della AFM Records), visto gli illustri esempi di pseudo metal band con suadenti leader in gonnella.

Un giudizio così severo non può certamente prescindere da doverose motivazioni, ma da questo punto di vista c’è davvero l’imbarazzo della scelta: il sound complessivo è piatto, monotono e fiacco, mortifica completamente la sezione ritmica (la batteria ha uno strano timbro plastico e, in ogni caso, rimane pressoché confinata al ruolo di mero suppellettile) ed esalta i soliti riff presumibilmente grevi e distorti, nell’ormai obsoleta tradizione nu; il songwriting, piuttosto prevedibile, persiste nel difetto ormai congenito delle produzioni firmate Exilia, ovvero trasforma il complesso della band in un vuoto apparato di supporto alla vocalità graffiante (ma anche un poco afona, in taluni momenti) di Masha, alla quale è completamente delegato l’arduo compito di fare e disfare linee melodiche oramai ritrite.

Naturalmente, My Own Army presenta anche alcuni lati positivi, pressoché intrinseci all’astuta semplicità della proposta tecnica, che certamente non mancheranno di soddisfare gli ascoltatori meno esigenti: innanzitutto i chorus, per quanto talvolta eccessivamente banali, si dimostrano estremamente tenaci e gradevoli, insinuandosi nella memoria inconscia dell’ascoltatore con buona facilità (innumerevoli gli esempi: dall’irritante Phoenix alla piacevolissima Are You Breathing, passando per la tradizionale The Hunter e la discreta Deleted); in secondo luogo, l’omogeneità delle strutture sintetizza ed esprime al meglio il marchio di fabbrica degli Exilia, ovvero un nu metal sporco ed iroso, di rapida commestibilità e buona qualità tecnica di base, che non mancherà di suscitare l’eccessiva esaltazione dei fan di lungo corso o di chi per la prima volta si avvicina a queste sonorità.

A sorprendere, in positivo si intende, sono alcuni episodi quasi del tutto inediti nella discografia della formazione milanese che, paradossalmente, finiscono per mettere ulteriormente in cattiva luce le tracce più derivative, per non dire ormai intollerabili: le introspezioni gotiche di Far From The Dark lasciano intravedere le inesplorate potenzialità interpretative di Masha, la cui voce generalmente roca, alle prese con melodie decisamente più tenui e leggiadre (le trame di pianoforte sono d’un’immediatezza stupefacente), riluce di una limpidezza materna finora mai nemmeno intravista; le stesse sperimentazioni trovano nuova linfa in occasione della titletrack My Own Army, i cui arpeggi introduttivi esaltano nuovamente la pulizia timbrica della vocalist, a riprova del fatto che quest’ultima sia stata finora poco sfruttata in tutte le sue molteplici sfaccettature vocali, anche e soprattutto a discapito di una proposta musicale rigorosamente confinata nel più ristretto e ormai superato ambito nu metal.

In ultima stanza, non possiamo esimerci dall’esprimere un breve commento riguardo la cover di In The Air Tonight, clamoroso successo dell’ex Genesis Phil Collins: pur con tutta la buona volontà d’ispirazione divina, è difficile rimanere abbagliati da un mal riuscito copia/incolla della precedente riproposizione firmata Nonpoint, celeberrima colonna sonora del film Miami Vice con Colin Farrell e Jamie Foxx. Provvidenzialmente, però, a compensare la deficitaria media complessiva dell’album ci pensano brani quali Emptiness Of You e Magnolia, che riescono a riproporre i più significativi caratteri della proposta del combo lombardo introducendo una varietà e una precisione, soprattutto in fase di riffing (i corposi arrangiamenti di Elio Alien sono da sempre uno degli aspetti peculiari e maggiormente riusciti dello stile Exilia), che negli altri episodi di My Own Army sembravano essersi quasi completamente smarrite.

Tuttavia, proprio questi stessi elementi, riproponendosi ormai inalterati da ben 3 album, cominciano a lasciar intravedere i segni del tempo e, per chi conosce e/o apprezza la band sin dalle origini, non possono più bastare: My Own Army avrebbe potuto rappresentare l’album della definitiva consacrazione della band e, più in generale, la riproposizione e la rigenerazione di un genere pressoché demolito, oramai da più di un lustro, da critiche tanto feroci quanto immotivate, che, al contrario, proprio in questo lavoro datato 2009 possono trovare nuova e tangibile linfa vitale. E’ evidente, come già si è sottolineato in precedenza, che agli Exilia non mancano certo gli spunti interessanti e il nostro augurio è che sappiano valorizzarli in maniera puntuale, ponderata e continuativa, senza con ciò snaturare il loro inconfondibile stile; tuttavia, ferma restando l’immutata stima nei confronti dei singoli membri della band, nella totalità dell’album il loro ultimo lavoro non può raggiungere la sufficienza, soprattutto in considerazione di quanto si poteva fare e non è stato fatto, se non in minima parte.

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