Voto: 
9.0 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Evil Omen/Osmose Productions
Anno: 
1995
Line-Up: 

 
- Cernunnos - batteria e voce
- Sabathan - basso e voce solista
- Tsebaoth - chitarra


Tracklist: 


CD 1:
1. Prophecies of Pagan Fire (Intro) (02:33)
2. Deny the Holy Book of Lies (05:52)
3. Under the Holocaust (05:19)
4. Scared by Darkwinds (05:39)
5. Tales from a Blackened Horde (03:58)
6. At Dawn of a Funeral Winter (07:08)
7. Rites of the Northern Fullmoon (04:11)
8. Skjeldenland (06:47)
9. At the Sound of the Millenium Black Bells (04:25)
10. As the Wolves Howl Again (08:12)

CD 2:
1. Postmortem Penetrations
2. Evil Church (Live)
3. At the Sound of the Millenium Black Bells (Live)
4. The Conqueror (Live)
5. Ha-Shaitan (Live)
6. Legend of the Coldest Breeze (Demo)
7. Tales From a Blackened Horde (Demo)
8. Deny the Holy Book of Lies (Demo)
9. Rites of the Northern Fullmoon (Demo)
10. Scared by Darkwinds (Demo)
11. At the Sound of the Millenium Black Bells (Demo)      

Enthroned

Prophecies of Pagan Fire

Il nucleo principale degli Enthroned si forma nel 1993 da due amici di lunga data, Cernunnos e Sabathan, rispettivamente batterista e bassista. Le loro strade si erano già incrociate nel lontano 1986 grazie alla death metal band Morbid Death. Il vento di Norvegia stava soffiando forte anche in Belgio, il loro Paese natio e ben presto i due amici decisero di formare una band che ricalcasse quel nuovo genere chiamato “black metal”. Da qui nascono appunto gli Enthroned. La line-up fu completata con l’entrata del chitarrista Tsebaoth e ben presto la band venne messa sotto contratto dalla Evil Omen per registrare, nel 1995, il loro debutto il full-length, ovvero Prophecies of Pagan Fire.

Tengo sin da ora a specificare che in questa recensione mi accingerò a commentare e descrivere la ristampa della Blackend del 1999, opera importante grazie ad alcune chicche contenute nel secondo CD.

Prophecies of Pagan Fire
uscì in un periodo di espansione massima del black metal, a livello non solo europeo. Le influenze dal nord Europa erano fortissime ma questi giovani musicisti avevano le idee chiare su come e cosa suonare nel genere. Cernunnus, vero master mind dietro al progetto Enthroned poiché anche compositore, scrisse una manciata di brani davvero epocali che avrebbero poi fatto storia nel black metal. Ahinoi, complice il futuro suicidio dello stesso batterista una settimana prima delle registrazioni del secondo album Towards the Skullthrone of Satan, gli Enthroned non sarebbero poi più stati capaci di scrivere tali affascinanti composizioni e la band si sarebbe lentamente gettata nel ricreare un mero assalto sonoro negli album a seguire, perdendo la bussola. Metteteci  anche lo snobbamento generale da parte della scena verso un gruppo di provenienza belga e quindi, secondo loro, incapace di suonare un genere non improntato alla scena norvegese ed il quadro è completato. La lenta discesa degli Enthroned era dietro l’angolo.

L’allora stile degli Enthroned mostrava come si poteva suonare in modo maligno senza per forza puntare sempre e solo sulla velocità d’esecuzione. I cambi di tempo, l’uso delle tastiere e gli intermezzi arpeggiati solo elementi essenziali del loro sound e caratteristiche da sapere prima di addentrarsi in questo album unico nel genere. Il vento freddo del nord soffia nella title-track, introduzione a base arpeggiata che cozza (in modo buono) con le sfuriate di una già grandiosa Deny the Holy Book of Lies. I cambi di tempo, l’atmosfera raggelante e le aperture di tastiere conferiscono un tocco unico alla canzone. Tutto è votato a ricreare un’atmosfera gelida in attesa della voce stridula, inconfondibile del mitico Sabathan. Le lunghe sezioni in mid-tempo trasudano di passione pur essendo composte solamente da un paio di riffs azzeccati. Le sezioni veloci non sono mai estreme e mai votate al blast beats di batteria, preferendo gli up tempo. La seconda voce growl di Cernunnus offre una base solida al fine di donare una maggior varietà persino alla proposta vocale.  Segue la sempre tirata ma intelligente e ben strutturata Under the Holocaust nella quale troviamo ottime basi di tastiera e aperture arpeggiate con spunti veramente interessanti per l’atmosfera. Si rallenta leggermente, puntando maggiormente sull’aura oscura di Scared by Darkwinds la quale tra l’altro mostra ancora alcuni riffs di chitarra chiaramente di derivazione death metal mentre quando si arriva a Tales from a Blackened Horde si capisce come unire alla perfezione brutalità e stacchi atmosferici, senza che la soluzione risulti forzata o macchinosa.

La leggermente più doomeggiante At Dawn of a Funeral Winter sfoggia una sezione solista da parte delle chitarre degna di nota col suo tocco gelido, mentre ancora una volta da applausi la varietà di atmosfere e strutture che la band riesce ad unire. Chiarissimi i rimandi agli Hellhammer ed alla prima corrente black/thrash di una diretta Rites of the Northern Fullmoon ma solamente quando si arriva a At the Sound of the Millenium Black Bells si capisce fin dove gli Enthroned si fossero spinti, comprendendo pienamente le capacità della band in quel periodo. Dal ritornello diretto e ben riconoscibile in una marea di brutalità raggelante, questa canzone può essere tranquillamente considerata come il loro primo cavallo di battaglia che trova costantemente posto nei loro live sets. La finale, di lunga durata  As the Wolves Howl Again si propone come summa di tutto il contenuto di questo quasi capolavoro grazie ad un sapiente intreccio di atmosfere e l’alternarsi di sezioni veloci con oscuri rallentamenti.

Il secondo CD contiene una manciata di brani live degni di nota affinché si possa comprendere la forza distruttiva della band sul palco, tra l’altro immortalata anche a Biella con la canzone Ha-Shaitan. Essendo concerti di fine anni 90, le canzoni qui proposte hanno guadagnato molto in velocità rispetto alle versioni originali, pur sempre mantenendo il tocco oscuro e classico della band, anche senza tastiere di supporto. Altra chicca per gli appassionati è rappresentata dalla ristampa su CD del loro Promo 94 con alcune delle tracce che poi sarebbero comparse sul loro album di debutto. Dal suono grezzo ma non distante da quello che avrebbero adottato per Prophecies of Pagan Fire, queste canzoni immortalano una band già matura ed esse avrebbero poi rappresentato l’opportunità per questi musicisti di valore di debuttare con un album prodotto da una vera a propria casa discografica.

Se non possedete ancora questo lavoro, vi consiglio vivamente di procurarvelo e se siete curiosi, la ristampa ad opera della Blackend potrebbe fare al caso vostro vista la quantità di materiale. Ad ogni modo, ora sapete che anche gli Enthroned, grazie a Prophecies of Pagan Fire, scrissero una pagina importante per il genere prima che il destino cominciasse a farsi avverso.  

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