Voto: 
4.5 / 10
Autore: 
Corrado Penasso
Genere: 
Etichetta: 
Gormageddon
Anno: 
2011
Line-Up: 

- Alexandr  Prokofyev - batteria

- Anton 'Clico' Aga - voce

- Alexandr Zaytsev - chitarra

- Andrey - basso

Tracklist: 

1. Beyond the Life (03:41)

2. Dead Body Shredding (03:38)

3. Worms Under Skin (03:23)

4. End of Humanity (04:12)

5. Regeneration (03:04)

6. Eat My Guts  (03:00)

7. Rotting (04:01)

8. Grinded Bodles (02:40)

9. Coda (03:52)

Divultion

The End of Humanity

I Divultion sono un quartetto ucraino formatosi nel 2005 e al debutto con questo The End of Humanity. Il loro stile si fonda sia musicalmente che liricamente a gruppi come Cannibal Corpse e Avulsed. Aspettatevi quindi una dose massiccia di death metal putrido e testi infarciti di oscenità varie. Poco più di mezz’ora di musica sono sufficienti per inquadrare bene il gruppo e far sorgere tutti i limiti di questa proposta ormai abusata.

Una registrazione piatta e sintetica di sicuro non contribuisce a sostenere una musica noiosa, scontata e priva di mordente. Sin dall’inizio di Beyond the Life possiamo notare una sorta di volontà progressive nelle linee delle chitarre, quasi a simulare i Cryptopsy; il risultato è banale. I tempi medi si sprecano per tutta la durata del disco mentre le inflessioni grind riscontrabili in sporadici blast beats sono totalmente slegati dal resto della struttura. La voce si districa tra growl banali e momenti nei quali il pig squeal viene ala luce (solitamente durante le appena citate sezioni grindcore). In generale, quindi, si assiste proprio ad un classico lavoro di brutal death banale, infantile e con veramente pochi spunti di interesse.

Volendo proprio essere buoni, alcuni sezioni decenti ma comunque fortemente debitrici alla band di Corpsegrinder si possono riscontrare in Dead Body Shredding e nei potenti blast beatsdella successiva Worms Under Skin. Al contrario, come già detto in precedenza, sono a dir poco fastidiosi i continui fraseggi di chitarra che in qualche modo penso vogliano richiamare una sorta di brutal death metal più tecnico e raffinato: l’immobilità stilista che ammanta la musica del gruppo ha dello sconvolgente e se magari dal vivo essa potrà pure risultare d’impatto, su disco ottiene il risultato opposto.

Tirando le somme, su questo disco potrete ascoltare (a vostro rischio e pericolo) un’accozzaglia di influenze estreme con un growler comune, una chitarra troppo leziosa e priva di idee (quante volte la presunta tecnica va a sopperire alle mancanze varie), un batterista che viaggia a varietà zero e un basso anonimo che macina note per sostenere il tutto. Insomma, questo disco non lo si raccomanda neanche ai più accaniti sostenitori del genere.  

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