Voto: 
8.2 / 10
Autore: 
Marco Lorenzi
Genere: 
Etichetta: 
The Militia Group
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Aaron Marsh – voce, chitarra, piano
- Brian Laurenson – chitarra, piano
- James Lickeness – basso, voce
- John Bucklew – batteria

Tracklist: 

1. Where’s My Head (02:16)
2. Eat, Sleep, Repeat (05:00)
3. Control Freak (03:49)
4. Careful Now (03:39)
5. Love Affair (05:31)
6. I’m Safer on an Airplane (02:55)
7. By My Side (03:20)
8. Cover What You Can (02:00)
9. The Last Time He Saw Dorie (03:57)
10. I’m a Sucker of a Kind World (03:53)
11. When You Thought You'd Never Stand Out (05:47)

Copeland

Eat, Sleep, Repeat

Parlare dei Copeland significa, inevitabilmente, parlare di qualcosa di nuovo.
Un anno dopo In Motion, a tre dal capolavoro d’esordio Beneath Medicine Tree, il quartetto di Lakeland (Florida, U.S.A.) ci riprova. Lo fa con entusiasmo e con quella maturità che Aaron Marsh & co. hanno dimostrato di aver acquisito nel tempo.
Eat, Sleep, Repeat ha tutte le credenziali per essere ricordato come uno dei dischi di maggior caratura di tutto il 2006. Un full-lenght che a onor del vero ci fa dimenticare gli esordi “elettrici” dei Copeland, ma ci proietta in una nuova dimensione, semplice semplice. Non tragga in inganno l’aggettivo che abbiamo utilizzato per descrivere i Copeland ad un primo impatto con questo nuovo lavoro. Semplicità, certo, ma nulla è dato per scontato.

Si presenta come un’opera ricercata e particolare, Eat, Sleep, Repeat. Ci consegna quasi tre quarti d’ora di Indie con, qua e là, spruzzate di pop raffinato. Prendete Where’s My Head, ad esempio. L’inizio, con il perdersi di quel mellotron dai tratti sognanti, sembra addirsi all’incipit di una di quelle favole che almeno una volta, da bambini, abbiamo sentito raccontare da mamma o papà prima di addormentarci. Eppure ci lascia sbalorditi, perché in questa atmosfera minimale e priva di agenti esterni, per così dire, avvertiamo l’anima della musica di Marsh e compagni. Una sensazione che ci accompagnerà per tutto il percorso di Eat, Sleep, Repeat. Anche la traccia successiva, che dà il titolo all’album, è un concentrato di virtuosismo musicale che mette sul piatto un arrangiamento di notevole impatto.
Control Freak, invece, è la prima perla della collana. Una canzone che inizia con toni soffusi di pianoforte, che prosegue sull’onda della voce di Marsh per essere impreziosita, infine, dall’arpeggio delle chitarre e dalla ritmica diretta ed incisiva. E’ la loro prova migliore? Per certi versi si, anche se il bello (come si suol dire) deve ancora arrivare.

E’ con Love Affair, che segue la semi-acustica Careful Now, che i Copeland tolgono il velo al loro lato più romantico ed emozionale. Il pianoforte è ovattato; dà la netta sensazione di essere uno strumento che non viene suonato da tempo, al centro di un salone vuoto e polveroso in una vecchia villa nobiliare. Tra le sue note si consuma una ballata densa e struggente, in cui l’innesto di archi e le percussioni in sordina fanno da necessario tappeto sonoro alla voce di Marsh. E’ la lirica, questa volta, ad impressionarci più d’ogni altra cosa. There are no rules for this love / Just keep your head hooked, don't give up / Or go the fools who date smart / Lose your head just for your heart / Just for your heart... recita la voce dei Copeland. L'epilogo del pezzo richiama una di quelle canzoni di ormai mezzo secolo fa, rimaste intrappolate tra i fascinosi strepitii di vecchi vinili nascosti in soffitta.
Eat, Sleep, Repeat prosegue con, tra le altre, l’intensa By My Side. Citiamo anche l’affascinante The Last Time He Saw Dorie, che rimanda all’idea di colonna sonora ideale per un film drammatico da vedere e rivedere; oppure I’m a Sucker For a Kind Word che ci porta dritti a When You Thought You'd Never Stand Out, con la quale la band si congeda da questa terza fatica.

Il risultato è un concentrato di note positive; è necessario armarsi di grande impegno per trovare qualche cosa che non vada. Manca la componente più estrosa dei precedenti, in cui i Copeland erano intenti ad esplorare universi elettrici ed acustici in un connubio fascinoso; la voce di Marsh potrebbe ergersi maggiormente, ancora. Ciò che non manca è l’essenziale: la schiettezza e l’immediatezza con cui questi quattro ragazzi di Lakeland si pongono di fronte ad un pubblico attento e puntiglioso. Che non mancherà, tuttavia, di applaudirli per questo Eat, Sleep, Repeat che potrebbe portarli davvero in alto.

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