Voto: 
7.1 / 10
Autore: 
Paolo Gregori
Genere: 
Etichetta: 
Punishment 18 Records/Andromed
Anno: 
2008
Line-Up: 

- Jericho - voce
- Max Morghuer - chitarra
- Ursula - chitarra
- Loic - basso
- Ema - batteria


Tracklist: 

1. Magnitudo (Intro)
2. The Beginning Of The End (The Prologue)
3. Animal Cannibal
4. Worldwide Extinction
5. Dead Marchin' Colony
6. Collapse Within
7. Consciousness (Day Zero)
8. Desolation
9. Consequential Creation
10. Last Lost Outpost
11. Tiranidem (Interlude)
12. Horizons Of Death (The Epilogue)

Collapse Within

Worldwide Extinction

Lo Slam Death Metal è un sottogenere relativamente recente, nato quando band come i Devourment decisero di abbinare ad un Brutal Death senza compromessi, dei breakdown carichi di groove, ispirati a quelli che all'inizio degli anni novanta i Suffocation inserivano spesso e volentieri nelle loro canzoni, e perciò ben diversi stilisticamente da quelli che invece dominano nei generi -core. Il panorama Slam Death si è già acquistato purtroppo una pessima fama, dal momento che è ormai saturo di band che pensano che basti un breakdown per rendere una canzone coinvolgente, penalizzando di conseguenza la costruzione di riff interessanti. I Collapse Within con il loro debut album Worldwide Extincition, tuttavia, riescono a proporre qualcosa di degno di nota, non rifacendosi soltanto alla corrente Slam Death, ma attingendo anche a quella, più modesta, scena retrò che ultimamente sta sfornando ottimi dischi, cercando di riportare alla luce la gloria del Death Metal old school. Lo stile della band milanese riesce quindi ad abbinare in armonia groove moderni a riff oscuri, un forsennato drumming brutal a sezioni mid-tempo, pig squeals a growl gutturali.

Dopo una breve intro, i Collapse Within mostrano subito il loro stretto legame con i grandi pionieri del Death Metal, deliziando l'ascoltatore con The Beginning of the End, una traccia strumentale che ricorda da vicino l'incedere lento e minaccioso di band come Incantation e Bolt Thrower. La band tuttavia cambia subito registro, proponendo con Animal Cannibal uno stile molto più vicino ai Cannibal Corpse. E quando l'ascoltatore sembra essere certo di trovarsi al cospetto di una realease Brutal Death, ecco che Consciousness (Day Zero), una melodica strumentale in clean, sfocia in Desolation, un'inaspettata cavalcata melodeath degna della miglior tradizione scandinava. Sembra quasi che i Collapse Within vogliano ripercorrere con Worldwide Extinction i punti salienti dell'evoluzione del Death Metal, dalla vecchia scuola al melodeath e al brutal, fino a sfiorare in alcune sezioni le frange più sperimentali del genere, caratteristica che si può riscontrare ad esempio nei riff dissonanti della title track, vagamente reminiscenti degli ultimi Gorguts, o nella psicopatica sezione ritmica di Consequential Creation.

Proprio la sezione ritmica costituisce un punto di forza del disco: riesce a dare potenza e supporto ai riff evitando di scadere troppo spesso in blastbeat forsennati e fini a sè stessi e, anzi, a dispetto delle numerose band che nell'ambito del Brutal fanno corrispondere l'impatto della canzone alla velocità della ritmica, i Collapse Within trovano i loro momenti più potenti e coinvolgenti nelle sezioni più cadenzate e monolitiche, come ad esempio l'inizio di Dead Marchin' Colony, o il granitico breakdown finale di Collapse Within.
Altra nota di merito dell'album che distingue la band dalle innumerevoli band Brutal che sembrano costantemente impegnate a gareggiare in violenza e velocità, senza curarsi minimamente del song-writing, sono gli assoli di chitarra, sempre melodici e gradevoli, che costituiscono un buon momento di respiro e variazione all'interno delle tracce. Non si può dire purtroppo che l'album chiuda in bellezza: dopo una mediocre Tiranidem, Horizons of Death non riesce a coinvolgere come le tracce precedenti, iniziando con una sezione mid tempo dal drumming decisamente poco ispirato e dai riffs rasentanti il Death 'n' Roll, e proseguendo con un avvicendarsi di spunti mancanti dell'efficacia che aveva caratterizzato il resto dell'album.

Worldwide Extinction è quindi nel complesso un buon album e, sicuramente, un ottimo inizio per il quintetto milanese, che sta già dimostrando una grande maturità stilistica a soli due anni dalla sua formazione.


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