Voto: 
9.5 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Etichetta: 
Inside Out/Audioglobe
Anno: 
2001
Line-Up: 

- Daniel Gildenlöw - chitarra, voce
- Johan Hallgren - chitarra
- Kristoffer Gildenlöw - basso
- Fredrik Hermansson - tastiera
- Johan Langell - batteria

Tracklist: 

1. Used (5:23)
2. In The Flesh (08:36)
3. Ashes (04:28)
4. Morning On Earth (04:34)
5. Ideoglossia (08:29)
6. Her Voices (07:56)
7. Dedication (04:00)
8. King Of Loss (09:46)
9. Reconciliation (04:24)
10. Song For The Innocent (03:02)
11. Falling (01:50)
12. The Perfect Element (10:09)

Pain of Salvation

The Perfect Element I

The Perfect Element I rappresenta il concept spiritualmente più tragico mai composto da Daniel Gildenlöw, geniale front-man che ha saputo trascinare i Pain Of Salvation fuori dalla scena Progressive svedese, proiettandoli verso il successo mondiale. I protagonisti di questo viaggio nelle emozioni umane sono due: una ragazza, stuprata e violentata dal padre e un giovane disadattato. Dopo la fuga di lei da casa e l'incontro con il giovane, avviene la prima esperienza sessuale tra i due, che cercano di sfogare il loro senso di alienazione nei confronti dell’esistenza; tuttavia, ciò non basta al ragazzo per far scomparire il proprio dolore, che si manifesta in modo più profondo nella sua anima a tal punto da indurlo a sparare un colpo verso se stesso. Tale gesto gli comporterà una paralisi che lo forzerà su una sedia a rotelle e la colpa sarà fatta ricadere sulla stessa compagna, che nel frattempo subirà una grave crisi psicologica.
Nulla di più drammatico potevano tessere i Pain Of Salvation, che si concentrano sul valore dell’elemento perfetto, ovvero di quell’aspetto educativo e sociale che è mancato ai protagonisti e che permette a ciascun individuo di compiere il proprio cammino dall’infanzia all’età adulta.

Le parole non servono a descrivere ciò che Daniel e compagni riescono a realizzare musicalmente in un album così complesso già nella sua struttura lirica di base: la tuonante Used mette in evidenza immediatamente le doti canore di Gildenlöw, mentre patterns variegati di batteria si uniscono a riff e temi di chitarra dal notevole sapore progressivo. Uno degli episodi chiave dell’album è poi raffigurato da In The Flesh, commovente brano che si distende in un climax efficace dove si esplica tutta la melodia degli intrecci vocali e strumentali: posata e raffinata poi, la conclusione, accompagna dolcemente l’ascoltatore verso Ashes, canzone più meccanica nel suo incedere ma non per questo priva di passione. Il tema di Morning On Earth è da lacrime per il modo delicato ed elegante con cui viene affrontato, mentre la traccia si avvia verso un’apertura che avvolge con i suoi toni introspettivi e contemplativi; i tempi dispari tipici del Progressive vengono fatti risaltare su Idioglossia, dove la sezione ritmica si ispessisce ed emerge dall’architettura sottostante.
Her Voices è evocativa di immagini dimenticate e rimaste soffuse all’interno del disco fino a questo istante: le percussioni centrali, di sapore tribale, arricchiscono di originalità, legandosi alla tensione che prende forma in ogni passaggio.

E se Dedication è atmosferica e votata ad esplorare meandri ancora più intimi, King Of Loss è il capitolo portante dell’opera, poiché nel suo sviluppo viene riassunta tutta la drammaticità, il sentimento e la follia che simboleggia i Pain Of Salvation di The Perfect Element I. Il pianoforte diventa protagonista delle parti meno ritmate, che si contrappongono con estrema maestria ad un pezzo come Reconciliation, capace di riprendere e trasformare in modo più impetuoso il motivo di Morning On Earth.
Song For The Innocent costituisce un intervallo gradevole ma carico di dolore nel suo carattere meditativo: l’ascoltatore viene trasportato nel vortice onirico della dimensione Pain Of Salvation, da cui è impossibile evadere anche dopo la conclusione del concept.
Tralasciando l’insignificante intermezzo denominato Falling, si giunge alla title-track The Perfect Element, che chiude definitivamente il terzo album di studio dei Pain Of Salvation: sulla scia di King Of Loss, essa si distende per ben dieci minuti, alternando strutture complesse a sezioni spalmate ricche di arpeggi e di spruzzate di pianoforte che ammaliano un pubblico già in estasi per la particolarità dello stile della band svedese.

Non rimane pertanto che fare un breve confronto tra questo full-lenght e i precedenti: Daniel Gildenlöw e il gruppo sono maturati in modo chiaro ed evidente dai tempi di Entropia, sebbene i due album che hanno preceduto questo The Perfect Element I abbiano rappresentato proposte valide e per nulla deludenti. L’opera del 2001 entra però per la prima volta nell’intimo della psiche umana, sottolineando i conflitti e le lotte che ciascun individuo deve affrontare in se stesso prima di sottoporsi a quelle esterne nella società. La sensibilità dell’uomo è l’elemento perfetto che lo salverà dall’autodistruzione e da atti estremi che porteranno solo ad un peggioramento della propria condizione: mai i Pain Of Salvation erano stati così espressamente filosofi dell’umano e questo cambiamento di rotta corre parallelamente ad un mutamento di stile che stregherà gli amanti del Progressive più ricercato e atto ad emozionare. Capolavoro del genere.

NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente