Miss Chain & The Broken Heels
Franz Barcella
di: 
Gabriele Bartolini
03/11/2011

Una delle mille peculiarità della musica è sicuramente quella di sapersi rigenerare e trovare nuova linfa anche dal più flebile ed indifeso dei fuocherelli di talento. Proprio per questo, in risposta alle logiche truffaldine del business, che stanno da molti anni relegando l' affare musica in contenitori sempre più stretti e selettivi, da cui per altro escono volti e non melodie, il ( sempre più) vasto panorama del rock underground sembra poter fornire un' alternativa di tutto rispetto in confronto ai connotati stilistici degli anni addietro. Un attacco in piena regola ( anch' esso al grido di "se non ora quando"?) compiuto da infinite band ai piani alti del palazzo mainstream con lo scopo di azzerare le tante, troppe accuse di massa che i critici - mai come adesso carichi di apriorismi nonché di ideali stereotipati - sputano in faccia alle nuove generazioni. Spazio quindi alla riesumazione gentile del garage ed in particolare dell' attitudine lo-fi, se queste possono servire a portare quella ventata di ottimismo in più. Spazio a gruppi come i Miss Chain & The Broken Heels, bisfrattati come tanti in Italia ma adottati con piacere dalle culture estere, senza dubbio più avanzate ed intelligenti della nostra. Dopo aver pubblicato alcuni singoli per le label Sonic Jett e Shake Your Ass, sono usciti allo scoperto per la tedesca Screaming Apple pubblicando l' album d' esordio On A Bittersweet Ride, tripudio del più concreto beat garage del 2010 intriso da un marcato e deciso spirito indie. A seguire un tour negli Stati Uniti, grazie al quale si sono imposti come una delle migliori realtà in questo campo. Ripercorriamo i seguenti passi con l' ausilio del bassista Franz Barcella, noto anche per le attività di Dj e collaboratore per una delle testate giornalistiche musicali più rinomate in Italia, approfittando dell' occasione per chiedere numi riguardo il recupero di certi modi di suonare ed ascoltare musica...

 

G.B. - Ciao Franz, benvenuto su Rockline.it e grazie per l' intervista. È passato quasi un anno dall' uscita del vostri disco d' esordio, On A Bittersweet Ride. Da cosa avete preso spunto per la stesura dei vari brani, e come definiresti il risultato che ne è venuto fuori?

Franz - Ciao! Grazie a voi per l'interesse…
Quando abbiamo iniziato, l'idea… O meglio il nostro bisogno, era quello di suonare in un gruppo rock'n'roll con buone canzoni, melodiche e che facessero, nell'eventualità, muovere il culo. Tutti e quattro siamo cresciuti nella scena punk-rock, ed è forse ancora lì che ci sentiamo a casa. Concerti nei centri sociali, fanzine, distribuzioni, autoproduzioni... È un retaggio molto importante per noi, ed è quello che cerchiamo di portare ancora avanti. Anche musicalmente...il punk-rock è stata la finestra attraverso cui scoprire ed innamorarsi di tutti i suoi "antenati", o per meglio dire, le sue dirette influenze: la musica dei sixties, la psichedelia, il garage, il rock'n'roll dei 50's, il blues, il glam-rock, il power-pop, il country, il folk... In poche parole il rock'n'roll, in ogni sua forma, è la musica in cui troviamo un senso, che ci fa stare bene, e che c'ha spinto a scrivere canzoni e formare una band.
Non so esattamente come definire il risultato di "On a Bittersweet Ride", ma la speranza è che chi l'ascolta possa ritrovarci un poco di tutto questo e non un buon disco di un sottogenere specifico...

G.B. - In questo senso, di cosa parlano i due singoli Rollercoaster e Flamingo?

Franz - Rollercoaster è probabilmente l'ultimo pezzo che abbiamo scritto prima di registrare l'album. Il testo è, o perlomeno vorrebbe essere, una sorta di continuo parallelismo tra i continui alti-e-bassi-vertiginosi delle nostre vite e le montagne russe. Nulla di particolarmente originale o profondo, ok, ma nel momento in cui l'abbiamo concepita sembrava rispecchiare perfettamente lo stato d'animo di noi tutti.
Devi sapere che la settimana in cui abbiamo registrato tutti i pezzi di On a Bittersweet Ride non è stata delle più semplici, per ognuno di noi e i brani che ne sono usciti fuori forse in qualche modo sono stati permeati da questi stati d'animo. A ben vedere, non è poi un disco così "solare", come molti si aspettavano…o come molti lo vedono!

Flamingo parla invece di un ristorante nel New Jersey. Tre anni fa, poco dopo la pubblicazione dei primi due singoli, siamo stati in tour nella East Coast, ed (incredibilmente) invitati a suonare live nel corso dello show di Joe Belock, Three Chords Monte, alla storica WFMU. Il programma andava in diretta alle 11 del mattino, ed una volta terminato, Joe ha detto: "Che ne dite se andiamo a mangiare tutti assieme in un posto qui dietro l'angolo. E' una sorta di tradizione… Ci porto ormai da anni tutti i gruppi che ospito in radio…è molto buono". E così è stato. Ovviamente, come dice la canzone, il cibo era veramente delizioso. E più in generale, per noi era anche il primo vero "assaggio" di vera America.
Joe è stato il primo a sentire la canzone, e l'ha passata costantemente durante tutta la passata stagione del suo programma. E' pure finita nel "Best of 2010" della WFMU!

G.B. - Come ed in quale occasione si sono formati i Miss Chain & The Broken Heels?
 
Franz - Non c'è stata un'occasione precisa. In breve: come detto tutti e quattro siamo cresciuti nella scena Punk-Rock. Ed è lì che ci siamo conosciut, tra concerti visti o suonati con le nostre rispettive band di allora. In una di queste occasioni, Astrid mi disse di aver scritto e registrato, insieme ad un amico, "qualcosa di diverso, più pop", ma che non riusciva a trovare persone interessate a suonare quel genere di canzoni, più  influenzate da sixties e power-pop che non da punk, hc o new wave.
E' bastato un ascolto a me e Bruno per innamorarci subito di "Common Shell" e "Up All Night"! Lo stesso è successo più o meno con Silva, e così nell'inverno 2007 ci siam ritrovati a far la prima prova in una stanzetta sotterranea del cinema di Sarnico. Abbiam suonato il primo concerto nel gennaio 2008, a Bologna, per il release party del primo singolo.

G.B. - Siete allo stesso modo partecipi sia per quanto riguarda i testi che la composizione delle musiche, oppure ci sono dei ruoli prestabiliti?

Franz - Non c'è praticamente nulla di prestabilito nel gruppo, anche se va da sé che alcuni determinati "ruoli" ci sono, e si sono cristallizzati un po' naturalmente. Ad esempio, sono sempre stati Astrid (principalmente) e Silva a scrivere le canzoni, o perlomeno la parte musicale, su cui poi lavorare tutti assieme.

G.B. - Senza cadere in inutili etichettature o neologismi dell' ultimo secondo, ritenete fonte d' ispirazione il Paul Collins solista e le Vivian Girls?

Franz - Paul Collins è stato sicuramente una delle tante influenze, per il suo lavoro con i Nerves e Paul Collins Beat, ma più in generale anche come esempio di "rocker" e "artista" fuori dal tempo e dalle logiche del music-business. Ha scritto canzoni entrate nella storia della musica americana, ma anche se ciò non gli è valso fama e ricchezza, è sempre lì, a metterci anima e cuore, spaccandosi la schiena in lunghi e faticosi tour in giro per il mondo... A volte suonando anche davanti a 50 persone, ma dando comunque il massimo. Perchè è ciò che lo fa star bene, e sa di esser fortunato nel poterlo fare.
Devo ammettere invece che non conosciamo molto le Vivian Girls...

G.B. - Hai già qualche progetto su cui lavorare con i tuoi compagni in futuro?
 
Franz - Suonare il più possibile, girare più posti nuovi possibile, e mangiare l'impossibile.
Astrid e Silva sono una vera fucina di canzoni ed idee, ed abbian diversi pezzi nuovi di cui siamo veramente entusiasti, e che suoniamo dal vivo già da diverso tempo. Ci piacerebbe registrarne un paio a breve, per pubblicare un altro singolo. Andremo in tour in Europa con Paul Collins, dopodichè probabilmente ci prenderemo qualche mese di pausa. Ne approfitteremo per cercar di fissare / registrare pezzi nuovi, e metter le basi magari per un altro album. Poi ad aprile saremo in tour in Francia, Paesi Bassi ed Inghilterra, e sicuramente faremo anche qualche altra data Italiana. Questo è, più o meno, il piano. Ben consapevoli che dentro di noi cova già il sogno di tornare in America, prima o poi...

G.B. - Aprendo una serie di domande riguardanti il vostro “soggiorno” in America, qual'è stato il clima che avete trovato, e quali sono le differenze di mentalità ( ma non solo) con la nostra nazione?

Franz - Girare in tour in America può esser veramente difficoltoso. E snervante, viste le grandi distanze. Ma, allo stesso tempo, a mio parere è bello proprio perchè rappresenta una vera avventura...
Solo per farti un esempio: è molto difficile che un locale, o lo stesso promoter, ti procurino una sistemazione per la notte. Non perchè sono più "menefreghisti" rispetto ai nostri, ma semplicemente perchè non è nella loro mentalità. Ogni gruppo si deve arrangiare, sia per il dormire che per i pasti. E credimi, questo avviene anche per gruppi abbastanza conosciuti.
Tuttavia, in caso di bisogno non è mai mancato l'aiuto di qualche gentile appassionato di musica, o semplice avventore...
E' dura, ma fortunatamente abbiam sempre trovato persone pronte ad aiutarci in ogni modo, alle quali siamo poi rimasti molto legati.
Più in generale, la differenza principale rispetto all'Italia è un più profondo background musicale.

G.B. - Avete pubblicato il vostro disco anche in formato audiocassetta sempre per l' americana Burger Records: cosa sai dirci di questa etichetta / negozio?

Franz - La Burger Records è uno dei più chiari e affascinanti esempi che tutti i sogni si possono realizzare, semplicemente con passione, forza di volontà ed un pizzico di incoscienza (o pazzia?!). Aprire un negozio di dischi / etichetta specializzato in vinili, cassette e VHS, nel 2010, a Fullerton?! Mentre tutto il mercato discografico va a rotoli, e molti negozi in tutto il mondo stanno chiudendo?! A CHIUNQUE sarebbe sembrata una follia, diciamolo…
E invece, Brian, Sean e Lee (i tre fondatori/gestori) sono riusciti a costruire un vero e proprio "micromondo", che ha messo forti radici tra tutti i ragazzi della zona.
Il loro vero segreto, e punto di forza, è stato capire che un negozio di dischi non è un freddo esercizio commerciale, ma da sempre un vero e proprio fulcro socializzante.
Un tale punto di riferimento è importantissimo per dare input, spingere le persone a coltivare le proprie passioni, a esser creativi, a costruire qualcosa.
L'aspetto meramente commerciale poi viene da sé…forse proprio perché non è poi così centrale come sarebbe logico aspettarsi.
La Burger poi agisce allo stesso modo su scala nazionale (e nel nostro caso, anche internazionale), risultando un punto di riferimento per tutti i gruppi in tour nella California, che spesso si fermano a suonare showcase in negozio, o che hanno un posto dove dormire la notte. L'etichetta di musicassette è solo uno dei tanti aspetti della Burger, anche se ovviamente uno dei più noti: dopotutto, quale altra etichetta indipendente oggigiorno ha in catalogo gruppi come Dwarves, Nobunny, Black Lips, Jaill, Birthday Party, Paul Collins Beat, Thee Oh Sees, Conspiracy of Owls, MMOSS, Gentleman Jesse and his men, Apache, Hunx and his Punx, e mille altri?
L'idea è quella che pubblicando un formato che nessun altro voleva più pubblicare, potenzialmente la Burger può fare uscire qualsiasi gruppo esistente…
Semplice, ma terribilmente efficace, no?!
Quel negozio, quella comunità, è una vera e propria oasi. E per quanto ci riguarda, una seconda casa.

G.B. - Sempre a proposito del formato audiocassetta, si sta facendo un gran parlare di questa cassette revival, ovvero del ritorno in voga del suddetto formato su una scala piuttosto larga. Secondo te si tratta di un ritorno effettivo, oppure soltanto dell' ennesima moda passeggera?

Franz - E' difficile dirlo… Anche se credo non ci sia, e non ci sarà mai, un vero e proprio ritorno della cassetta, qui da noi. Anche perché probabilmente non ce n'è bisogno.
In America la cosa è nata (o sopravvissuta) grazie all'economicità del supporto, e al fatto che molti ragazzi hanno a disposizione spesso solo vecchie auto/furgoni usati con mangiacassette incorporati.
E come spesso avviene, in Europa ci siamo fatti affascinare dal "nuovo fenomeno", un po' perché esposto mediaticamente, ed un po' per il classico effetto-nostalgia.
Ma al di là di questo, da noi non è più, strutturalmente, un formato commercializzabile...

G.B. - Il dato di fatto, converrai con me, è che molti artisti e produttori si stanno affascinando a questo formato per la musica che ne esce, ritenuta da molti la migliore in questo momento, in particolare quella a bassa fedeltà. Non credi che gli artisti che registrano in lo-fi possano attualmente far parte di una scena ben definita, anche se dai mille volti? Ritengo inoltre che dare la possibilità a chiunque ( o quasi) di suonare le proprie canzoni sia un metodo molto democratico...

Franz - Sono assolutamente d'accordo. Anche se non ne farei un discorso "musicale", quanto più di attitudine. A mio parere, non conta così tanto la musica che fai (che può piacere o meno), ma il modo di farla.
E' una cosa piuttosto stupida. Ti immagini quanto sarebbe noioso suonare SOLO con gruppi influenzati dai sixties, o dal power-pop?!

G.B. - Tornando al gruppo, in Italia invece le cose come stanno andando?

Franz - Sempre meglio. Non saprei spiegarti il perchè, ma pur non essendo conosciuti, riusciamo a girare a sufficienza per rimanere felici.

G.B. - Parlando invece di gruppi, trovo che il garage rock suonato dai gruppi europei si stia evolvendo molto bene, con nomi come Movie Star Junkies e Tokyo Sex Destruction che nulla hanno da invidiare agli americani. Sei d' accordo?

Franz - Lo sono. L'Italia è uno dei paesi che negli ultimi anni ha contribuito maggiormente alla scena underground-rock'n'roll europea. Abbiamo fatto un salto di qualità non indifferente, rispetto ad una decina d'anni fa. Mojomatics, Movie Star Junkies, Peawees, Vermillion Sands, Love Boat, Tunas nel garage-rock'n'roll...ma anche Manges, Leeches, La Crisi e Giuda nel punk-rock ad esempio. Sono gruppi formidabili, di qualità, e che tutta Europa ci invidia. Eppure, tendiamo sempre a non accorgercene, o a guardare altrove.
In più, ci sono un sacco di altre giovani band di valore, magari meno conosciute, ma che stanno sfornando cose molto interessanti: Caso, Il Buio, Radio Days, Capputtini i Lignu, Assyrians, Vernon Selavy, Riccobellis, Sensibles, Photogenics, Teenage Bubblegums, Donald Thompson e son sicuro che me ne sto dimenticando altri...

G.B. - Per concludere, una piccola curiosità: vieni citato nei ringraziamenti di Wow, il nuovo album dei Verdena. Per caso hai collaborato al disco?
 
Franz - Ah, ah, sei veramente attentissimo… E' una cosa top-secret… Diciamo che ho collaborato all'uscita del disco, anche se non alla sua realizzazione...

G.B. - Ultimi tre dischi ascoltati?

Franz - Sam Cooke "Live at the Harlem Square Club", Phil Ochs "All the New that fits to sing" e l'ultimo (e a mio parere migliore) disco dei Peawees

G.B. - L' intervista finisce qui, io ti ringrazio per essere intervenuto. Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Rockline.it? In bocca al lupo, un saluto!

Franz - Grazie mille a voi, è stato un piacere!
E non sono nemmeno bravo a lasciare messaggi… Posso fare un augurio: che la musica (o qualsiasi altra vostra passione) possa esser motivo di felicità ed ispirazione. Proprio come lo è per me.

NUOVE USCITE
Filastine & Nova
Post World Industries
Montauk
Labellascheggia
Paolo Spaccamonti & Ramon Moro
Dunque - Superbudda
Brucianuvole
Autoprod.
Crampo Eighteen
Autoprod..
BeWider
Autoprod..
Disemballerina
Minotauro
Accesso utente