Impaled Nazarene
(Mika Luttinen)
di: 
Edoardo Baldini
15/02/2008



 

Dopo l'uscita del nuovo Manifest gli Impaled Nazarene si preparano ad affrontare una serie di date singole che li porterà presto anche in Italia. A parlarne a RockLine.it è il cantante Mika Luttinen, che svela anche altri particolari riguardo alla filosofia della band finlandese di Metal estremo...


E.B. - Ciao Mika! E’ un piacere poter scambiare qualche impressione riguardo al nuovo album Manifest con te. Come va?

Mika - Sono ancora vivo.

E.B. - Benissimo allora, iniziamo l’intervista parlando della vostra carriera. Avete cominciato a suonare nel 1990 e siete ora considerati da molti fan delle sonorità estreme come una delle formazioni più significative della scena scandinava. Come descriveresti i primi anni della vostra carriera?

Mika - Come quelli di ogni altra band, direi. Era un periodo esaltante, perché si trattava di registrare in studio per la prima volta e di imparare tutto il resto: andare in tour, realizzare che c’erano persone interessate al nostro materiale. Come ogni altra formazione abbiamo commesso errori ma sfruttandoli siamo maturati e abbiamo imparato diverse cose. Comunque non direi che siamo considerati come uno dei gruppi più significativi, almeno ora come ora. Le nostre vendite non sono mai state numerose e il nostro seguito è basso, anche se molto fedele.

E.B. - Voi però rappresentate la scena Black finlandese da diversi anni, anche se avete sempre sostenuto che Impaled Nazarene non è un progetto Black Metal. Quali sono le differenze principali tra voi e il panorama norvegese, secondo te?

Mika - Semplicemente la nostra musica va ben oltre il Black Metal, perché presentiamo canzoni che durano venti secondi e sono totalmente Grindcore o altri brani di ispirazione Rock o ancora pezzi Doom di cinque minuti.
Di certo si può definire Black Metal il nostro debutto ma successivamente ci siamo evoluti in varie direzioni che son lontane dall’ottica del Black. Ecco perché abbiamo coniato il nome di Nuclear Metal.

E.B. - Concentriamoci ora su Manifest. Perché avete scelto questo titolo? Rappresenta un punto d’arrivo per la vostra carriera?

Mika - Il Manifesto è un piano, ovviamente. C’è molta confusione attorno a questo titolo, perché molte persone lo intendono come un obiettivo politico. Il nostro titolo non è un obiettivo politico, volevamo solo avere un nome semplice, che non potesse essere accusato o copiato da nessuno.

E.B. - Ma qual è il tuo credo politico? Pensi che la musica possa avere un ruolo politico/etico/sociale?

Mika - Sono totalmente contro la politica. Sono sicuro che molte persone usano la musica come un mezzo politico, ma personalmente credo che sia davvero patetico.

E.B. - I vostri testi spesso hanno a che fare con Satanismo, sesso e guerra: è questo il vostro manifesto?

Mika - No, non lo è. Questo è un album Metal per una band Metal, non ci sono significati nascosti dietro. I testi che abbiamo incluso riguardano molti argomenti che abbiamo affrontato negli ultimi due anni, che sono stati un periodo alquanto frustrante per tutti noi. Ecco perché abbiamo voluto combattere contro questa situazione.

E.B. - Molte realtà norvegesi erano più interessate ad unire un feeling pagano ai propri album, più che uno satanico. Qual è la tua opinione del paganesimo?

Mika - Non ho mai sinceramente capito questa storia del paganesimo e mai la capirò. Tutte queste visioni romantiche del passato sono fottutamente noiose. Preferisco l’età moderna e la tecnologia moderna. Sono davvero felice di poter guidare un’automobile piuttosto di cavalcare un fottuto cavallo. Sono altrettanto felice di poter usare un cellulare piuttosto di dover inviare dei fottuti segnali di fumo. Spero di essere stato chiaro.

E.B. - Prova a spiegare il messaggio connesso alla vostra concezione filosofica di Satanismo…

Mika - Semplicemente: la vita ti risucchia e poi si muore.

E.B. - Quali sono le differenze tra Manifest e l’album precedente?

Mika - Manifest è un album meglio prodotto e suonato. Se non avessimo agito così sarebbe risultato lo stesso materiale schifoso con una copertina diversa.

E.B. - Come procedete a comporre un album e quanto avete impiegato per Manifest?

Mika - Ognuno scrive individualmente la sua parte a casa e poi ci ritroviamo in sala prove per assemblare le canzoni e decidere quali tenere e quali scartare. E’ un modo di lavorare molto democratico. La composizione di Manifest si è avviata dopo la conclusione di Pro Patria Finlandia, nel dicembre 2005. Le ultime canzoni sono state scritte nel marzo 2007.

E.B. - Avete sempre celebrato il vostro Paese, la Finlandia, nei vostri dischi. Siete vicini idealmente alle vostre radici? Qual è il vostro rapporto con la Finlandia, il suo popolo e le sue tradizioni?

Mika - Non siamo vicini e non amiamo celebrare la Finlandia. Abbiamo usato due titoli connessi alla Finlandia ma solo perché suonava bene. Di certo amo vivere qui ma se potessi mi trasferirei in Giappone. Un saluto ai nostri fans giapponesi!

E.B. - Nell’artwok di Pro Patria Finlandia c’è però una bandiera finlandese intrisa di sangue. Cosa rappresenta? Chi realizza le copertine?

Mika - Ritual è chi si occupa delle copertine (anche di quella di Manifest). Dovresti chiedere a lui che cosa rappresenti, perché noi non gli diamo mai consigli o suggerimenti. Gli comunichiamo il titolo e poi lui crea qualcosa: ha piena libertà.

E.B. - Pensi che la vostra musica estrema rifletta le vostre personalità? Molte persone credono che voi abbiate creato una sorta di finzione dietro il vostro moniker. Come rispondereste loro?

Mika - Noi siamo ciò che siamo. Non ce ne frega di quello che la gente dice di noi. Se ci trovano finti, va bene. Noi separiamo le nostre vite personali dalla vita di band, questo è ovvio. E comunque ciò che facciamo in privato non dovrebbe interessare a nessuno.

E.B. - Avete pubblicato nove album prima di Manifest e quindi siete stati sempre attivi con concerti attraverso tutta Europa. Prenderete una pausa ora o state pianificando un tour?

Mika - Speriamo di collezionare un bel po’ di festival e di show nei weekend, ma non pianificheremo un vero e proprio tour.

E.B. - Quando tornerete in Italia? Qual è il vostro rapporto con i nostri fans? Mi ricordo delle vostre nove date del 2006…

Mika - Speriamo di tornare nel 2008! Il nostro rapporto è davvero forte, l’Italia è il mercato più florido per noi! Quelle nove date sono state grandiose, il pubblico era caldissimo, il cibo e il vino squisiti, i luoghi meravigliosi e le ragazze bellissime!

E.B. - Un’ultima curiosità: chi ha disegnato il logo della band e chi ha deciso il nome?

Mika - Io ho inventato il nome. Il logo invece è stato disegnato da Taneli Jarva, che ovviamente era il nostro vecchio bassista ed era il front-man dei Sentenced. Quell’uomo ha un grande talento.

E.B. - Grazie mille per la tua disponibilità. Ti auguriamo un futuro di successo con i tuoi progetti. A presto da RockLine.it! Puoi chiudere l’intervista come preferisci!

Mika - Grazie a te e speriamo di poterci vedere prossimamente in Italia!

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