Dream Theater
(James LaBrie)
di: 
Michele Comaianni
11/11/2009



 

Decima fatica discografica per i Dream Theater, divenuti gli esponenti più celebri e popolari del Metal progressivo, e nuovo tour attraverso l'Europa: a concedere un'intervista a RockLine.it durante la tappa milanese condivisa con gli svedesi Opeth è il cantante James LaBrie, che svela la genesi di Black Clouds & Silver Linings e descrive come si è trasformata la dimensione della band statunitense...


M.C. - Ciao James, come va?

James - Tutto bene, grazie!

M.C. - Bentornato su RockLine.it!

James - Grazie!

M.C. - Allora, la prima domanda ovviamente riguarda il tuo ultimo album con i Dream Theater. Possiamo dire che avete recuperato alcuni aspetti dei vostri album passati per la struttura generale dell'album?

James - Sì, questa è una buona osservazione, penso che abbiamo ripreso le nostre radici musicali in molti modi. Per esempio Nightmare to Remember ti riporta ad Awake e in The Count of Tuscany si toccano molti punti di Scenes from a Memory o Six Degrees of Inner Turbolence: perciò ci sono quegli elementi del passato che musicalmente sembrano mostrarsi da soli. Attraverso quest'album, ci sono modi e suoni che identificano esattamente ciò per cui lavoriamo e ciò che siamo come band.

M.C. - Insieme a questo nuovo album, ci sono due dischi bonus: uno di questi è la versione strumentale dell'intero album. Perchè? E l'altro disco bonus è un album di cover dei Queen e King Crimson, perchè avete scelto queste canzoni?

James - Dunque, abbiamo pensato che pubblicare l'album in versione strumentale potesse renderlo più speciale, per focalizzare l'attenzione sulla struttura della musica. Sai, la musica che proponiamo appare molto progressiva, tecnica ed intensa e questa combinazione può permettere davvero all'ascoltatore di conoscere come sia avvenuto il processo di song-writing. E' una differente presentazione, e ti permette di dare una completa interpretazione di come la musica sia stata composta; poi c'è l'ascolto successivo della versione con le voci e con i testi. C'è un nuovo senso di apprezzamento, di come le cose possano essere unite. Riguardo alle cover, fu Mike che venne da noi e disse "Ragazzi, ho in mente di fare una speciale edizione che possiamo pubblicare, in cui mettere canzoni cover di bands che ci hanno influenzato e che rispettiamo, dando ai fans, l'interpretazione di queste canzoni." Lui ha scelto le canzoni che dovevam fare e ha detto: "queste funzioneranno!"

M.C. - Riguardo a The Count Of Tuscany, questo è un titolo "italiano". Come mai lo avete scelto?

James - Eh sì, un titolo assolutamente "italiano". Lo ha scelto John Petrucci: diversi anni fa siamo venuti in tour in Europa e John è stato invitato a visitare un posto in Toscana con il suo tecnico del suono. E ascoltare quello che il proprietario raccontava riguardo a come viveva e riguardo a ciò che gli accadeva li ha particolarmente colpiti.
Quel tipo sembrava un po' eccentrico e strano e anche se parlava di vicende misteriose passate, loro che ascoltavano avevano la sensazione che qualcosa stesse per accadere lì in quel momento. Da ciò è venuta fuori The Count of Tuscany.

M.C. - Ho letto da qualche parte che una delle vostre grandi ispirazioni viene proprio da Beethoven...

James - Io adoro ascoltare Beethoven, Chopin e Stravinskij. Per me Beethoven è l'artista dell'ispirazione per antonomasia. Rispetto immensamente il suo lavoro. Quell'uomo era un genio, su un altro livello dal punto di vista musicale. Penso che l'ispirazione che ottengo da qualcuno come lui sia una sorta di apprezzamento per gli elementi che con la sua musica ti innalzano e ti illuminano spiritualmente. Come lui altri compositori come Chopin appunto. Quegli uomini possono davvero trasmettere attraverso la loro musica espressività e emozioni. In questo consiste il mio apprezzamento per Beethoven, trovando in lui un'ispirazione in quel senso.

M.C. - Una particolare domanda riguardo a The Shartredd Fortress: è una canzone particolare, in quanto lì ho trovato memorie di brani come This Dying Soul o Just Let Me Breathe, The Glass Prison, The Root of Evil..possiamo dire che essa sia una sorta di "antologia" di questi brani del passato?

James - Sì, diciamo che The Shattred Fortress è la canzone finale e riprende sei nostri brani. Essendo la conclusiva è una collezione di testi e musiche che trattano del problema di Mike con l'alcool. L'intero testo racconta della sua redenzione e del non essere più schiavo e vittima dell'abuso d'alcool.

M.C. - Nel 1994 a Cuba, hai avuto un incidente alla tua voce. Credi che ciò abbia cambiato il tuo modo di cantare? Pensi sia migliore la voce del James prima di questo incidente o quella successiva a tale avvenimento?

James - Sicuramente prima dell'incidente cantavo in modo più potente e più forte. E' accaduto molti anni fa, nel dicembre del 1994 quando ho rotto le mie corde vocali. Ne ho risentito per otto anni avendo una voce molto debole e non riuscivo a eseguire gli acuti nè a cantare in modo così potente come prima.
Ho avuto davvero dei grossi problemi vocali e ho passato un periodo davvero difficile. Negli anni poi ho consultato diversi specialisti della gola che mi dicevano che ci sarebbe voluto del tempo e che dovevo essere paziente. "Paziente? Si tratta della mia carriera!" Dicevo loro. Così negli ultimi due anni sono riuscito finalmente a mostrare di nuovo la mia potenza e la mia voce. Durante questo tour,ovunque sia stato mi dicevano: "Canti proprio come prima!" Sai cosa ti dico? Io penso di cantare addirittura meglio rispetto a prima, perchè la mia voce è più sicura, ha una maggiore estensione, diversità di suono e tonalità! Ogni cantante ha un incubo e io ci devo convivere, anche perchè spesso subisco critiche da fans, che magari restano delusi, e che non sono comprensivi con me. Ma io resto dell'idea che purtroppo loro non sanno cosa ho dovuto passare per essere come sono ora. Ho passato davvero anni di inferno!

M.C. - Cosa stai ascoltando in questo periodo? Hai qualche consiglio da dare ai lettori di RockLine.it?

James - Allora, penso che l'ultimo album dei Megadeth sia fantastico, lo adoro; il nuovo chitarrista, Chris è un grande musicista. Poi sto ascoltando i Muse, adoro quei ragazzi...l'ultimo è spettacolare! Compositivamente è davvero brillante. L'ultimo dei Porcupine Tree è meraviglioso e Steve Wilson con il resto dei membri. E' fantastica come formazione. Chi altro mi piace davvero è Brand Denim, lo conosci? E' folk, pop, contemporaneo, con una voce bellissima, molto interessante.
Ti racconterò una piccola cosa che mi è successa ieri a Milano..incredibile! Camminavo per strada quando.. "Brand!"-"Hey" Era lui! Così ci siamo fatti una foto insieme! Vi consiglio di ascoltare la sua musica. Ha buon ritmo, non è comune, anzi unico e come ti ho detto prima ha una bellissima voce! Inoltre mi piace Gino Vannelli: il suo ultimo album è davvero spettacolare! Non è emergente ma canta ancora in modo incredibile!

M.C. - Cosa rappresenta l'immagine in copertina dell'album?

James - Di solito le nostre copertine rappresentano elementi presenti nei testi. L'immagine potrebbe parlare di cose che possono davvero colpire o possono ricondurre a periodi drammatici in grado di far meditare o innalzare l'ascoltatore. Mi piace lasciare all'artista la libertà di creare il pacchetto dell'album in modo che gli ascoltatori possano interpretarlo leggendo e sentendo i testi. Quelle immagini rappresenteranno infatti ciò che viene detto dai testi, configurandosi come una forma d'arte.

M.C. - Cosa rappresenta il titolo "oscuro" dell'album?

James - Fondamentalmente si tratta della metafora della vita. Tutti noi infatti abbiamo periodi di alti e bassi, di vittorie e sconfitte, di problemi di cui è fatta la vita, ed è per questo che Black Clouds and Silver Linings rende proprio l'idea della difficoltà della vita; tutti abbiamo momenti di gloria e impariamo dai momenti difficili per diventare delle persone migliori. Diventiamo infatti migliori se siamo in grado di imparare dalle esperienze altrui, prendendo il lato migliore e avvicinandoci alla vita in modo più positivo. I nostri testi sono dunque frutto dell'osservazione degli aspetti dell'esistenza, delle relazioni e delle esperienze personali.

M.C. - Nel 1993 hai rifiutato di prendere il posto di Bruce Dickinson nella sua band. Hai qualche rimpianto?

James - Oh che domanda! Sostanzialmente quello che accadde nel 1992 fu che mi rintracciò il manager degli Iron Maiden, e io ero con i Dream Theater nel pieno della registrazione di Images and Words. Mi chiese di avere quindi due band nello stesso tempo. Ma io avevo cominciato da poco con i Dream Theater e io lo ringraziai dicendogli che dovevo però rifiutare. Gli dissi “Questo sono io con la mia band.
E un'altra ragione è stata che, all'inizio della mia carriera, nel 85-86 fui chiamato per un altro progetto, per sostituire un altro cantante. Ma la prima risposta che mi diedi fu che non sarei mai stato me stesso, che volevo diventare il definitivo cantante ma di un'altra band che mi rappresentasse. Quindi per quanto riguarda le due ragioni principali: numero uno, adoro i Dream Theater e numero due non voglio cantare canzoni di qualcun altro e quindi non potevo diventare una sorta di “Juke Box” di Bruce Dickinson.

M.C. - In definitiva, è risaputo che voi siete ispirati da bands Progressive e da band Metal, ma quale secondo te è prevalente?

James - Ti dirò, noi siamo ormai una combinazione perfetta di questi due generi e ciò ci distingue come tipo di band Progressive Metal. Amiamo gli Iron Maiden, Metallica, Panthera, Slayer, Megadeth, e in altro frangente amiamo i Queen, i Pink Floyd, i Genesis, gli Yes, i Rush, quindi potrai trovare dei momenti molto Progressive oppure molto Metal, ascoltiamo molto il Progressive, il Jazz, il puro Rock, la Classica.. ma non il Country eh!

M.C. - Grazie per la tua disponibilità James! Alla prossima! E buon lavoro per stasera!

James - Grazie a te! Un saluto a RockLine.it!

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