Children of Bodom
02/01/2006 - Rolling Stone - Milano

Il 2006 si apre con un grande spettacolo per il Rolling Stone di Milano e i Children of Bodom sono la star di una serata che ha visto l'enorme affluenza del pubblico milanese (e non solo). Supportata dai One Man Army And The Dead Quartet e dagli Ektomorf, la band finlandese ha dato un'ottima prova di sé, lasciando però l'amaro in bocca a quei fans che desideravano una scaletta più legata ai primi album e non prevalentemente all'ultimo Are You Dead Yet?

Il Rolling Stone di Milano è il teatro per il primo evento live di 2006: per la prima volta, sbarca in Italia in veste meritata di headliner la combriccola di Alexi Lahio e soci, pronti a dare luogo ad un concerto attesissimo e molto interessante.
In prevendita il concerto è sold out e questo causerà molti problemi all’organizzazione in primis durante la caccia di molti fans ai pochi biglietti messi in vendita al botteghino del locale. Altro problema non da poco è stato il notevole ritardo dell’apertura cancelli dovuto al fatto il pullman delle band è arrivato notevolmente in ritardo per un problema alla dogana (tutto il merchandise dei Children Of Bodom è riamasto al fronte per dei controlli di routine sulle autorizzazioni di vendita) e l’impazienza dei fans ha messo a dura prova la sicurezza impegnata di continuo a respingere i tentativi di entrare nel locale della massa di spettatori.
Il tempo perso però doveva essere recuperato e purtroppo per loro la prima band della serata ovvero gli One Man Army And The Dead Quartet sono costretti ad iniziare ad suonare non appena le prime persone fanno la comparsa nel locale. La band svedese mette in scena un concerto onesto e professionale dove il cantante Johan Lindstrad (ex The Crown) cerca di coinvolgere gli spettatori con il oro Death melodico. Nonostante il veloce affluire del pubblico il gruppo non riesce a coinvolgere al meglio la platea ma comunque il pubblico non nega affatto gli applausi e l’incoraggiamento.

Terminato il concerto degli svedesi, fulmineo cambio di palco e in dieci minuti ecco che ci troviamo di fronte di già al secondo ed ultimo gruppo di supporto, ovvero gli ungheresi Ektomorf, band dedita ad un Nu-Thrash che vede chiaramente nei Machine Head la fonte di ispirazione. Inutile dire che questo genere musicale riesca a trovare molti più consensi oltreoceano che qui in Europa ma almeno questi quattro ragazzi ci sanno fare sul palco e riescono per la prima parte dello show a coinvolgere tutta la platea che già a quest’ora occupa ogni centimetro del locale. Il gruppo si muove bene sui propri binari stilistici ma dopo circa mezz'ora il loro suono cade nella monotonia più assoluta in quanto non si presenta vario sotto nessun punto di vista e il pubblico incomincia ad acclamare i Bodom. Nonostante questo buona prova per un gruppo però che dovrebbe suonare in contesti più appropriati per ricevere una valutazione più obbiettiva: per quello che si è visto non è una band scandalosa come molti dicono, è soltanto che dovrebbero dirgli che le stesse cose che suonano loro le suonavano già altri gruppi come Sepultura, Fear Factory ecc.. diversi anni fa.
Con i guadagni di tempo prima elencati la scaletta dello show viene portata alla pari col programma e col solito cambio di palco lungo arriviamo allo show della band per cui tutte le persone sono qui: i Children Of Bodom.

Che dire inanzitutto su questa band? Il quintetto del lago Bodom in questi otto anni di attività discografica ha saputo scalare classifica su classifica e guadagnarsi fans in ogni parte del globo e l’affluenza dal sold out di questa sera ne è la prova. Certo forse c’è qualcosa di vero nelle critiche che spesso vengono indirizzate alla band, ovvero quella di evolversi troppo e quella di esser scesi a compromessi con il music business delle major per fare su soldi, ma non si può certo dire che in sede live i cinque finlandesi mostrino pecche o difetti; anzi, l’energia che si crea nei loro show difficilmente si trova nei concerti di adesso.
Fin dalle prime note di Living Dead Beat, la folla è in delirio e purtoppo la calca metterà a dura prova da qui fino alla fine del concerto il lavoro della sicurezza. La canzone risulta molto gradita al pubblico che non bada ai soliti problemi di suono di inizio concerto e che si diverte e che inneggia la follia in sede live del frontman Alexi Lahio sempre impegnato in assoli tecnici e spettacolari.
Molto gradita risulta anche la successiva Sixpounder, canzone a dir poco coinvolgente e spettacolare in sede live durante la quale il pubblico canta a squarciagola il ritornello.
Dopo queste due canzoni recenti, facciamo un tuffo nel passato con Silent Night, Bodom Night, che manda in vero e proprio delirio la folla: Lahio e Wirman eseguono in modo ineccepibile i complicatissimi assoli creando un atmosfera da panico. Peccato che di tuffi nel passato se ne vedranno pochi.

Piccola pausa giusto per asciugare il sudore dalla fronte e si riparte con la seminale Hate Me! che diverte il pubblico, anche in questa occasione trascinato nel cantare a menadito il pezzo.
Alexi ringrazia e parte con un pezzo tratto dal nuovo disco, We’re Not Gonna Fall, canzone che già era apparsa non del tutto brillante su disco e che conferma la tesi anche in sede live: poteva essere evitata a favore dei molti classici ingiustamente lasciati fuori.
Il concerto prosegue con una Angels Don’t Kill che anche in sede live mantiene il suo fascino di episodio molto sperimentale ma ben riuscito; i ritmi molto lenti e cadenzati, come è facile immaginare, riscontrano pareri diversi tra il pubblico.
Finita la canzone, i Children of Bodom, eccetto Jaska Raatikainen, lasciano il palco e il batterista ci delizia di un solo vario e piacevole che finalmente mette in risalto le sue eccellenti doti dietro le pelli che spesso vengono oscurate a vantaggio della coppia Lahio/Wirman.
Dopo questo piacevole intervallo l’attacco viene tirata fuori una piacevolissima che ci porta indietro di un po’ di anni e che ci restituisce il suono tipicamenteBodom After Midnight Bodom ancora privo delle contaminazioni sperimentali degli ultimi anni. Il capitolo sembra non finire più, anche per il fatto che Lahio allunga una parte del pezzo e dell’assolo, dimostrando di non essere solo una macchina ma anche di avere la testa per regalare ai fans prestazioni diverse di serata in serata.
Dopo questa tappa all’album blu si ritorna all’ultimo periodo con Needled 24/7, canzone molto elettronica che ci mostra invece il lato più moderno della band, costituito da parti strumentali più macchinose e sintetizzate. La folla sembra gradire il pezzo e l’andrenalina negli spalti è al mille.
Giusto il tempo di riposarsi venti secondi ed ecco che si riparte con un'inaspettata Follow The Reaper, eseguita magistralmente dai cinque che non stanno fermi un secondo sul palco e che incitano di continuo un pubblico dimostratosi fin dall’ inizio davvero caldo e affettuoso nei confronti del gruppo.
Finito il pezzo, arriviamo al momento più caldo della serata ovvero una battaglia di assoli tra Lahio e Wirmam, durante la quale i due per più di cinque minuti si sfidano ad andare sempre più veloci e fluidi. Come è facile immaginarsi la resa dello spettacolo è ottima anche per il solo fatto che nessuno non può dire che i due musicisti non ci sappiano davvero fare con gli strumenti; anzi, questa battaglia è la prova che sia Lahio che Wirman sono due musicisti davvero super, che sanno come far divertire la gente. Tra uno sweep e l’altro i due si divertono anche a scherzare, accennando brani di Britney Spears.

Dopo questo siparietto a dir poco spettacolare il terzetto conclusivo è composto da una labirintica Hate Crew Deathroll durante la quale Lahio fa cantare al pubblico il ritornello e poi dalle recentissime In Your Face ed Are You Dead Yet?. La prima delle due canzoni dimostra di avere un impatto live a dir poco devastante e di essere una canzone davvero valida sotto tutti i punti di vista durante la quale per la prima volta si vede finalmente Latvala in veste di chitarra solistica.
I cinque finlandesi salutano ed escono dal palco ma ci rientreranno dopo pochi minuti per il rituale bis composto in primis dalla magnifica Lake Bodom che scatena l’inferno sugli spalti e che mette a dura prova la solidità del locale. La canzone, come era successo prima con Silent Night, Bodom Night, viene accolta con un boato dal pubblico e lascia davvero l’amaro in bocca l’idea che dai primi due album, i migliori in assoluto della band, siano stati pescati appena tre brani.
Dopo Lake Bodom abbiano una malinconica e lenta Everytime I Die che, a dire il vero, risulta migliore su disco rispetto alla versione dal vivo, forse per il suo ritmo troppo lento e cadenzato.
Prima della botta finale altro siparietto comico nel quale Wirman fa finta di non ricordarsi l’intro e parte una jam breve che spazia da Motley Crue (Wild Side e Too Young To Fall In Love) ai Judas Priest (Brekin The Law) ad ancora Britney Spears (Toxic), per poi arrivare finalmente alla conclusiva Downfall,sempre affascinante quanto devastante, che manda in estasi la folla per l’ennesima e finale volta e che regala una degna fine ad un concerto davvero super sotto tutti i punti di vista. Le note dolenti certo non mancano come ad esempio la scelta del locale (troppo piccolo per l’affluenza) e la scaletta propostaci dai Children of Bodom.
Ottima prova per i cinque bambini del lago Bodom in un concerto attesissimo ma certi classici come Deadnight Warrior, Hatebreeder, Towards Dead End, Bed Of Razors, tanto per citarne alcuni, non si possono lasciare fuori…

Report - Davide "ergato" Merli
Foto -
Iacopo "Anathema" Fonte

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