Voto: 
9.2 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Etichetta: 
Atlantic
Anno: 
1971
Line-Up: 

- Jon Anderson - voce
- Chris Squire - basso, voce
- Steve Howe - chitarra acustica, chitarra elettrica, voce
- Rick Wakeman - Hammond, pianoforte, pianoforte elettrico, clavicembalo, Mellotron, Moog Synth
- Bill Bruford - batteria, percussioni

Tracklist: 


1. Roundabout (08:30)
2. Cans and Brahms (01:38)
3. We Have Heaven (01:40)
4. South Side of the Sky (08:02)
5. Five Per Cent for Nothing (00:35)
6. Long Distance Runaround (03:30)
7. The Fish (Schindleria Praematurus) (02:39)
8. Mood for a Day (03:00)
9. Heart of the Sunrise (10:34)

Yes

Fragile

Dopo il fortunato tentativo di evolvere ulteriormente e definire in modo chiaro il “Yes sound” attraverso il terzo The Yes Album, pubblicato nel 1971 e capace di raggiungere la settima posizione nella chart inglese, il gruppo capeggiato da Jon Anderson arrivò al momento della svolta artistica con Fragile, che decretò l’avvio del nuovo anno in modo indelebile e significativo. Il 1972 verrà ricordato appunto come l’anno più prolifico del Progressive, perché la scena era finalmente emersa a livello commerciale e stava rapidamente impossessandosi di tutte le classifiche internazionali (inglesi ed italiane in particolare): gli Yes contribuirono profondamente a stabilizzare i canoni stilistici concepiti dai King Crimson, apportando spunti personali di grande valore, come il richiamo alla musica classica, la magniloquenza di certi passaggi, la vena fantascientifica e uno sfrenato virtuosismo figlio dei migliori Emerson, Lake & Palmer.

Introdotto dalle splendide illustrazioni di Roger Dean, artista diventato il simbolo del Progressive inglese con i suoi lavori cosmici e fantastici, Fragile è l’album segnato prima di tutto dall’entrata nella line-up di Rick Wakeman, tastierista capace di conciliare gusto e tecnica. Con il precedente tastierista Kaye il gruppo di Londra aveva esplorato lidi decisamente differenti rispetto a quelli presentati su Fragile, lidi più caratteristici della sensibilità Pop progressiva contemporaneamente sviluppata dai Genesis di Peter Gabriel: Rick Wakeman mutò radicalmente il timbro degli Yes, facendogli acquisire una dimensione più sinfonica e solenne, pur lasciando intatta la solarità e la fluidità sonora dei primi tre episodi discografici.
Roundabout e Long Distant Runaround sono le tracce più intrise del fascino dello “Yes sound”, perché plasmate essenzialmente a partire dal binomio tastiere-chitarra, nuovo punto di forza del Progressive dei Settanta. La voce di Anderson, acuta e soave, rappresenta il mezzo perfetto per cullare l’ascoltatore prima di farlo immergere nei passaggi tecnici ma gradevoli composti dagli altri musicisti.
Steve Howe con la sua chitarra tesse sezioni cariche di virtuosismo non gratuito, mentre i patterns ritmici di Squire e Bruford si conservano come il tappeto che fa da sfondo all’eleganza musicale di Fragile; le lunghe ed elaborate South Side of the Sky e Heart of a Sunrise costituiscono la facciata più kingcrimsoniana degli Yes, con il basso in prima linea quasi da solista ed un’evoluzione decisamente meno preziosa rispetto alle canzoni sopra citate. L’estetica classica prevale nella breve Cans and Brahms, preludio al duello Emerson-Wakeman che si sarebbe instaurato di lì a poco per la superiorità nella tastiera elettronica, mentre We Have Heaven e The Fish sfoggiano il lato più disteso degli Yes, fatto di atmosfere imponenti ma compatte.

Fragile
raffigura pertanto il vero punto di partenza per la scalata mondiale del Progressive degli Yes, ben diverso da quello proposto dai connazionali King Crimson, ELP e Genesis, gli altri tre assi del panorama inglese. Gli Yes eguagliarono e in alcuni casi addirittura superarono per vendite le altre realtà che portavano alta la bandiera britannica nell’ambiente della musica dei Settanta e riuscirono a mantenere una grande integrità stilistica: in un album come Fragile viene difatti riservato spazio per tutti gli strumenti perché ogni traccia conferisce libertà espressiva ad un ben determinato strumento, voce inclusa.
Infine c’è da sottolineare come il concept fantascientifico di Fragile ideato da Jon Anderson si adatti perfettamente al significato allegorico della copertina di Dean, in particolare nel retro, in cui la popolazione di un mondo ormai corrotto e deturpato cerca di sfuggire alla catastrofe volando su un aliante di legno verso nuovi pianeti. Anche gli Yes, come avverrà l’anno successivo per i Genesis di Gabriel, desideravano mettere in evidenza il corso della società a loro contemporanea, adottando comunque un approccio più fantastico e meno satirico. Tuttavia anche questo elemento contribuisce a sancire Fragile come uno dei lavori più rilevanti della storia del Progressive, poiché calibrato in ogni sua parte e raffinato fino a raggiungere un livello esecutivo sicuramente al di sopra di qualunque aspettativa.

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