Voto: 
6.7 / 10
Autore: 
Edoardo Baldini
Genere: 
Etichetta: 
Ferret Records/Andromeda
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Adam Jackson - voce
- Andrew Corpus - chitarra
- Kevin Schindel - chitarra
- Matt Tackett - basso
- Shane Shook - batteria


Tracklist: 

1. National Amnesia
2. Muzzle Order
3. Televangelist
4. Pagan Self Portrait
5. History Versus The Pavement
6. Monarch Of Dreams
7. Librium
8. Verona
9. The Nine Year Tide
10. Midwest Pandemic
11. The Recovery: In Three Parts

Twelve Tribes

Midwest Pandemic

Di strada dal debutto The Rebirth Of Tragedy gli americani Twelve Tribes ne hanno fatta parecchia, diventando in fretta una delle punte di diamante della Ferret Records, storica etichetta votata alle sonorità Metalcore: condividere il palco con acts del calibro di Lamb Of God, Killswitch Engage, Soulfly, Machine Head, ZAO (compagni di label) e 36 Crazyfists può considerarsi un risultato straordinario per una band ancora non parte del main-stream Metalcore internazionale.
L’aggressività che traspare dal nuovo lavoro dei cinque dell’Ohio è disarmante per ogni ascoltatore, colpito in profondità dall’approccio tipico dei migliori Killswitch Engage. Alla voce Adam Jackson non perde nessun colpo per tutta la durata del nuovo full-lenght, tale Midwest Pandemic, opera realmente ben organizzata ed eseguita: di certo non vengono esibiti elementi personali ed originali, ma la struttura che i Twelve Tribes conferiscono alle undici tracce del platter è decisamente ottima.

Si parte con National Amnesia, introduzione atipica, dotata di una batteria devastante nel suo incedere, capace di sorprendere con le sue rullate e i suoi cambi improvvisi: punto di forza dei Twelve Tribes è la melodia delle chitarre, in pieno stile Metalcore sui bridge e i refrain. Il growl appare rabbioso e penetrante, come dimostreranno le successive tracce, tutte abbastanza limitate nella lunghezza, ma capaci di concentrare una potenza unica e malefica.
Muzzle Order è una cavalcata irresistibile e inarrestabile che coinvolgerà a pieno l’ascoltatore, grazie alla validità del suo tessuto di chitarra e del suo pattern di batteria.
Forse le canzoni avrebbero acquistato anche una certa originalità se fosse stata valorizzata maggiormente l’alternanza tra sfuriate Metalcore e distensioni melodiche di grande effetto, come nel caso del binomio Monarch Of Dreams - Librium, parte migliore dell’album.
Sono queste le porzioni di Midwest Pandemic in cui si rivela l’abilità dei Twelve Tribes di comporre pezzi ricercati e non banali nella propria atmosfera, capaci di assumere un alone riflessivo e non solo di sorgere in tutta la loro violenza.
Gli altri capitoli, pur studiati attentamente e con cura, cadono nella monotonia, soprattutto perché viene lasciato poco spazio alle sezioni strumentali: la costante presenza in primo piano della voce di Jackson può essere apprezzata come considerata inopportuna, ma un maggiore equilibrio tra cantato e fraseggi strumentali avrebbe solo giovato ad un album già maturo come Midwest Pandemic.

In definitiva, i Twelve Tribes sono una realtà emergente che presto potrebbe approdare ad una major, guadagnandosi una potenziale prossima pubblicazione distribuita su scala internazionale: questi episodi avvennero nel caso degli allora sconosciuti Killswitch Engage, che passarono dal contratto con la Ferret Records a quello con il colosso Roadrunner, sbarcando su tutti i mercati e conquistandosi la fama di uno dei gruppi più rappresentativi del Metalcore contemporaneo. Ci auguriamo pertanto che Midwest Pandemic permetta ai Twelve Tribes di compiere quello stesso cammino percorso da alcune formazioni, professionali ed esperte già dalla seconda uscita.

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