Voto: 
5.5 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Etichetta: 
Thrill Jockey
Anno: 
2009
Line-Up: 

- John McEntire - Chitarra, Tastiera, Batteria
- Douglas McCombs - Basso
- John Herndon - Batteria, Tastiera, Vibrafono
- Dan Bitney - Percussioni, Basso, Chitarra
- Jeff Parker - Chitarra, Basso

Tracklist: 

1. High Class Slim Came Floatin' In
2. Prepare Your Coffin
3. Northern Something
4. Gigantes
5. Penumbra
6. Yinxianghechengqi
7. The Fall Of Seven Diamonds Plus One
8. Minors
9. Monument Six One Thousand
10. De Chelly
11. Charteroak Foundation
 

Tortoise

Beacons of Ancestorship

Abbandonati definitivamente i più precoci stimoli post rock fuoriusciti dall'indimenticato capolavoro Millions Now Living Will Never Die e proseguiti - in maniera piuttosto discontinua - fino a The Brave And The Bold, i Tortoise di John McEntire tornano nuovamente sul palco del delirio rock contemporaneo, riuscendo ancora una volta a provocare quell'effetto di estrema indecisione e confusione che ormai accompagna ogni nuova uscita del combo statunitense sin dai tempi di Standards. Sarà un parere puramente suggettivo, ma ogni qual volta si ascolta un disco dei "nuovi" Tortoise, la bocca si comprime in una smorfia che è a metà repulsione e a metà squilibrio percettivo; e l'ultimo lavoro di McEntire e soci, nato esclusivamente nel nome di un energico slancio evolutivo e di cambiamento, porta esattamente alle stesse conseguenze dei precedenti album. Anche se un minimo passo in avanti è perlomeno carpibile.

Beacon Of Ancestorship (che tra l'altro sancisce il quindicennale matrimonio tra il gruppo e la Thrill Jokey) è il risultato del fatto che i Tortoise hanno finalmente capito di aver prodotto merda (o quasi) negli ultimi nove anni e che si siano di conseguenza adeguati alla ricerca di nuovi stili e contaminazioni mascherate sotto palesi "diversivi" musicali. Un'evoluzione stilistica nel segno di una nuova era. Una scrollata decisa per cambiare aria.
Eppure, nonostante cambi l'approccio, l'istinto creativo, il registro compositivo e la sperimentazione armonica, il succo è rimasto sempre lo stesso, tristemente inalterato. Straniante pastiche di psichedelia, avant-rock, prog, kraut ed elettronica tedesca, Beacons Of Ancestorship è un disco estremamente ostico, difficile da assimilare e per molti versi dispersivo, vista l'ormai palese allergia di McEntire & Co. nei confronti dell'atto di costruire e strutturare il materiale musicale in una maniera che almeno eviti di condurre alla schizofrenia pur di trovarne il filo conduttore.

Ecco, di fili conduttori in questo disco non ve n'è nemmeno l'ombra: Beacons Of Ancestorship è un'accozzaglia sperimentale ma altrettanto disordinata di tratti e influenze provenienti da gran parte delle correnti più eccentriche e ricercate del rock europeo, aspetti che convergono in una straziante orgia di distorsioni, cavalcate elettroniche e aborti melodici degni dell'atonalismo più sfrenato. Moltiplicare il tutto con la stantia vena creativa del gruppo e si ottiene un disco quasi completamente privo di momenti emozionanti e coinvolgenti (escludendo le più belle Charteroak Foundation, Gigantes e l'incorruttibile quiete lisergica di The Fall of Seven Diamonds Plus One). Il free-jazz sintetico di High Class Slim Came Floatin' In, la pesantezza sintetizzata di Northern Something, le deliranti distorsioni della fastidiosa Yinxianghechengqi o ancora Penumbra, che tenta un'insolita e malriuscita simbiosi di sinfonismo prog e taglienti schemi elettronici: quasi nulla di tutto questo risulta salvabile (anche i momenti prog più interessanti - Prepare Your Coffin - non sono altro che abili plagi delle grandi atmosfere di Yes e Frank Zappa) e quando lo è il livello rimane costantemente basso, incapace di evolversi, di trovare la minima soluzione di continuità, di inventiva, di enfasi compositiva. Alla sufficienza ci si avvicina solamente per il miracolo conclusivo Charteroak Foundation, rilassata e trascinante, che chiude il disco con un sacrosanto interrogativo: i Tortoise sono ancora capaci di comporre qualcosa di buono, o bisogna tristemente crogiolarsi nell'eco di capolavori immortali ma ormai lontani?

La risposta è di impossibile risoluzione oggettiva. Ma il mio parere è già piuttosto saldo e certo: dopo le grandi delusioni Standars, It's All Around You e The Brave And The Bold, i Tortoise non sono stati in grado di effettuare in maniera abbastanza energica quella sterzata artistica auspicata e assolutamente necessaria, cambiando volti e apparecchiature, ma lasciando il nome del proprio act avvolto nel solito scetticismo, nella solita indecisione, nella solita - anche se in questo caso meno evidente - delusione.
 

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