Voto: 
7.5 / 10
Autore: 
Andrea Sacchi
Genere: 
Etichetta: 
Nuclear Blast/Audioglobe
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Jon Howard - Voce

- Kyle McKnight - Chitarra

- Rich Howard - Chitarra

- Marco Bressette - Basso

- George Parfitt - Batteria


Tracklist: 


1. Rational Eyes
2. As I Destruct
3. One Last Breath
4. Seeing Red
5. A New Beginning
6. Counter Balance
7. Inane
8. Now
9. Faceless
10. Haunting
11. When All Is Said And Done

Threat Signal

Under Reprisal

Quando si dice cogliere l’attimo.
I Threat Signal, canadesi, nascono sul finire del 2004, quando i cugini Rich e Jon Howard (chitarra e voce), insieme all’amico Kyle Mcknight (seconda chitarra), decidono di mettere in piedi una band con l’intento di suonare, divertirsi e bere qualche birra in più. Ma i nostri tre ragazzi (ai quali si aggiunsero in seguito il bassista Marco Brassette e il batterista George Parfitt) non si immaginavano nemmeno che una song (Rational Eyes) pubblicata sul sito di musica underground Garageband sarebbe stata ascoltata da un certo Christian Olde Wolbers (Fear Factory) e che questo avrebbe deciso di produrre la band.
E così, nel Settembre 2005, i cinque volano a Los Angeles per registrare con la supervisione di Chris il debut album Under Resprisal, che farà guadagnare immediatamente ai canadesi un contratto con la major Nuclear Blast.

Ma qui non si tratta di semplice fortuna, perché Under Reprisal è decisamente un ottimo disco, un platter di industrial metal-core sfaccettato e tecnicamente ineccepibile nel quale confluiscono un thrash/death di stampo europeo fatto di riff dalla precisione chirurgica unito a dei refrain più assimilabili e carichi di enfasi vicini all’essenza melodica dell’ondata “-core” a stelle e strisce. Gli intenti sono chiari fin da subito, con l’opener Rational Eyes (la canzone che ha dato visibilità alla band), un macigno fatto di ritmi sostenuti (la sezione ritmica è davvero tellurica) pregiato da quei riff un po’ sudisti che hanno fatto la fortuna dei Pantera. Ma quando si ha la convinzione di essere a bordo di un treno lanciato a tutta velocità, ecco che il corpo sonoro viene smussato, e alla rabbia fungono da contro-altare dei ritornelli melodici e di presa, dove la voce di Jon diventa pulita e assai interpretativa.
Citiamo poi Seeing Red, l’episodio più “violento” del disco, dove Kyle e Rich si prodigano a tessere tappeti di riff alla velocità della luce, offrendo stacchi e ritmi sincopati che chiamano in causa alcune cose degli Strapping Young Lad (ed essendo i Threat Signal connazionali del folle Devin, c’era da aspettarselo!). Ottima anche Counter Balance, dove un inizio veloce e compresso sfocia in una parte centrale molto più orecchiabile, con garbate venature elettroniche; ma è nella conclusiva When All Is Said And Done dove emerge l’anima più “soft” della band. Il brano vanta un opus drammatico e ritmi soffusi, la prestazione vocale di Jon Howard è ancora più sentita, mentre sul finale saremo cullati dagli arpeggi.

Un disco, questo Under Reprisal, interessante e ricco di buone idee. Forse il calderone sonoro posto in essere dai canadesi è a tratti ancora un po’ confuso perché la carne al fuoco è davvero tanta, per cui l’ascolto dovrà essere attento, ma i Threat Signal ci lasciano comunque un’impressione più che positiva. Da scoprire.

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