Voto: 
4.5 / 10
Autore: 
Alessandro Mattedi
Genere: 
Etichetta: 
Autoproduzione
Anno: 
2002
Line-Up: 

:
- Gino Chiarizia - chitarra e voce
- Michele De Carlo - chitarra
- Luca Rossi - basso
- Enrico Tiberi - batteria

Tracklist: 

:
1. Tears Like Rain
2. This Feeling
3. Season Five
4. Equilibrium
5. Stolen Time

Spellcraft

Tears Like Rain

Originari di L'Aquila, gli abruzzesi Spellcraft si formano nel 1997 e, dopo alcune vicissitudini nella formazione, giungono alla forma definitiva nel 2000, anno in cui pubblicano una demo scialba e ancora molto acerba, Faded, con l'intento di ripercorrere le orme di gruppi come Katatonia, Anathema, Paradise Lost.
Rimanendo comunque ottimisti e ambiziosi, i quattro perseverano nei loro intenti e, inseguendo la maturazione stilistica e facendo da spalla live a gruppi come i Novembre (da cui traggono qualche spunto), arrivano nel 2002 a rilasciare Tears Like Rain.

Questo disco eredita dal debutto tutti i difetti ivi presenti come l'eccessiva derivatività, lo stile stanco e trito, le composizioni dispersive; ma mostra anche siginficativi miglioramenti con un songwriting più sicuro, un'esecuzione più precisa e maggiore consapevolezza dei propri mezzi.
Gli Spellcraft sembrano orientati a diventare relativamente più "puliti" come stile, e l'esempio lampante è nella voce di Gino Chiarizia che si concentra molto sulle clean vocals, purtroppo non sempre sufficientemente espressive e versatili - mentre il growl rimane privo di mordente. Ciò è un ulteriore retaggio dei gruppi ai quali si ispirano, col doppio risultato che questa sorta di "evoluzione" per giungere ad una maggiore personalità influisce sull'originalità delle canzoni, ma una scusante per ciò è l'inesperienza del gruppo che ha soltanto due demo all'attivo e deve ancora "sbocciare".

L'iniziale titletrack Tears Like Rain apre diverse porte a fraseggi melodici non schitarrati, conferendo una certa atmosfera all'ascolto, ma senza rinunciare a riff più duri. La successiva This Feeling è vissuta e malinconica, un goth melodico come molti (troppi) che si lascia ascoltare godibilmente pur rimanendo fin troppo derivativo.
Season Five è un brano dinamico e incalzante, fra linee melodiche energiche ma cupe riprese da certo goth metal, refrain ispirati maggiormente al death melodico svedese e brevi inserti di arpeggi non distorti.
Equilibrium, come il titolo potrebbe suggerire, pare ricercare per l'appunto un equilibrio fra le parti metal più distese e melodiche e quelle più spedite - ma neanche troppo comunque.
Stolen Time infine si avvicina ancora di più al melodeath in molti riff, ma rimane sbiaditamente banale.

Il disco mostra netti miglioramenti rispetto al predecessore ma è ancora lontano dall'eccellere. Confidiamo che un gruppo esordiente e giovane come gli Spellcraft possa comunque proseguire su questo sentiero di progressivi miglioramenti.

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