Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Genere: 
Etichetta: 
Norse League Productions
Anno: 
1996
Line-Up: 

- Ildjarn (Vidar Vaaer)
- Nidhogg
- Tvigygre
- Heiinghund

Tracklist: 


1.Kveldstimer (5:08)
2.Langs stier uten ende (2:20)
3.Grålysning (4:04)
4.Fra kilden til tjernet (3:44)
5.Tårers sang (2:00)
6.Hatefulle tanker ut i natten (3:24)
7.Ni gygrer / nattjakt (2:47)
8.Bak to lysende øyne (2:58)
9.Sønn av skyggers skygge (3:09)
10.Fjellstev (8:05)

Sort Vokter

Folkloric Necro Metal

Orgogliosi figli della Norvegia nera degli anni '90, i Sort Vokter furono uno dei complessi più interessanti, e più immeritatamente trascurati, del rigoglioso panorama Black Metal dell'epoca; il  quartetto era di nobile origine, poiché guidato da una delle personalità più importanti (sebbene piuttosto schiva e isolata, rispetto agli esuberanti colleghi giunti ai disonori delle cronache) tra quelle che diedero il 'la' alla formazione della scena norvegese: si tratta di Vidar Vaaer, in arte Ildjarn, qui affiancato dal fedele amico Nidhogg (con cui compose “Norse”, “Svartfråd” e gli “Hardangervidda”) e da due completi sconosciuti celati dietro gli pseudonimi di Tvigygre Heiinghund.
Come ogni Black Metal album di una certa importanza storica che si rispetti, anche “Folkloric Necro Metal”, primo ed ultimo disco pubblicato dai Sort Vokter (nel 1996, per la Norse League Productions), è accompagnato da un pittoresco coro di presunte leggende, dicerie e confermate peculiarità: si vocifera infatti sulla possibile esistenza di una ricercatissima e misteriosa demo-tape, mentre è particolarissimo l'organigramma del gruppo, il quale prevedeva che i musicisti cambiassero strumento ad ogni canzone, alternandosi a rotazione nell'utilizzare basso, chitarra, tastiera, voce e programmazione della drum-machine; l'ultima nota di colore riguarda lo stato fisico degli strumentisti stessi all'atto della registrazione, rigorosamente alterato dalla cannabis, fatta eccezione per il vegano Ildjarn, personaggio tradizionalmente lontano, oltre che dalla carne, anche da alcool e droghe.

Tralasciando le curiosità folkloristiche, passiamo alle qualità musicali di “Folkloric Necro Metal”, un disco che, nonostante il titolo orripilante, si rivela essere tra le creazioni più mirabili e valide all'interno della discografia di Vidar Vaaer: ci viene difatti proposto un Ambient Black Metal terribilmente gelido, che nasce dalla commistione tra il barbaro Black dell'Ildjarn prima maniera e l'Ambient naturalistica e paesaggistica che poco dopo verrà registrata (con il monicker Ildjarn-Nidhogg) negli “Hardangervidda”. Nonostante ciò, le differenze tra i dischi di Ildjarn e questo dei Sort Vokter sono sostanziali: in “Folkloric Necro Metal” il suono è (relativamente a Ildjarn!) più pulito e la qualità di registrazione, pur caratterizzata da un bassissimo livello di fedeltà, non raggiunge mai i caotici abissi in cui Vidar amava far sprofondare le note del suo progetto principale; questo permette agli strumenti di emergere con superiore nitidezza, donando la possibilità a un corposo suono di basso, vero responsabile della solidità ritmica del disco (la velocissima batteria programmata risulta spesso avere una potenza sonora piuttosto trascurabile), di trovare la propria strada fino alle orecchie dell'ascoltatore, accompagnando il tormentato scream e le chitarre dal tipico effetto zanzaroso, nettamente meno violente rispetto a quelle Ildjarniane ma comunque efficaci nel ricreare l'atmosfera forestale, distaccata, eterna, che caratterizza tutto il disco: tutto ciò risulta valido in linea generale, poiché le singole canzoni possono distaccarsi da quanto detto a causa del succitato espediente del 'cambio di strumenti': pertanto, se il basso risulta fondamentale nel costruire la base di “Langs Stier Uten Ende”, cantata da una voce arcigna ma non troppo esplosiva, altrettanto non si può dire di una “Hatefulle Tanker ut i Natten”, in cui i valori sonori risultano pressoché antitetici, con uno screaming davvero lacerante e il basso completamente nascosto da un confusissimo muro di distorsioni chitarristiche. Un altro momento significativo, tra quelli old-school, è “Fra Kilden til Tjernet”, esemplare dimostrazione di originario Black Metal in stile norvegese, tutto passione e minimalismo sonoro, con pregevoli armonie da scovare tuffandosi dentro un turbinio sonoro ch'è anti-melodico solo in apparenza.

Particolarità principale del disco, tuttavia, rimane l'uso della tastiera, il cui sound è analogo a quello che sarà riscontrato su “Landscapes” o “Hardangervidda” (cui fortemente assomigliano sia il brano finale puramente atmosferico “Fjellstev” che l'intermezzo “Tårers Sang”): essa funge da collante tra i vari momenti del disco, fluendo sottile tra un assalto e l'altro, offrendo respiro e dinamicità ove questi siano richiesti, o aggiungendo melodie alternative durante i furenti scoppi d'ira della musica dei Sort Vokter.
L'iniziale “Kveldstimer” può essere considerato l'ideale manifesto della band: caratterizzato da un'introduzione puramente sintetica, notturna e misteriosa, si trasforma poi in un brano dalla grande descrittività, di matrice fieramente Darkthroniana ma personalizzato inconfondibilmente da quella tastiera spettrale che aleggia, imprendibile, sopra il torvo cantato e le sferzate chitarristiche.
Altrettanto significativa è “Grålysning”, strumentale che inizia secondo i più puri dettami del Black Metal, fino all'inserimento, a metà brano, d'una tastiera inizialmente d'accompagnamento: a quel punto, piano piano, gli strumenti elettrici finiscono per scomparire, lasciando ai soli suoni elettronici il compito di rappresentare la maestosità glaciale dell'alba; il suo gemello cattivo è rappresentato da “Ni Gygrer / Nattjakt”, che parte da una scurissima Dark Ambient per trasformarsi in un gracchiante concerto di chitarre, mentre “Sønn av Skyggers Skygge” è un pezzo unico, per il suo canto totalmente sussurrato su un tappeto di sole chitarre elettriche, il cui suono è ovviamente deformato dalla registrazione volutamente approssimativa.

“Folkloric Necro Metal”, album tradizionalmente riservato ai cultori della musica di Ildjarn, è probabilmente il disco più indicato come introduzione al selvaggio e cruento, seppur poetico, mondo sonoro di Vidar: i Sort Vokter risultano comunque essere un'entità musicale a parte, non un semplice side-project né una versione edulcorata di Ildjarn; “Folkloric Necro Metal” è un disco paradossale, che “suona” diversamente a seconda del brano scelto, che risulta più curato e ragionato dei dischi di Ildjarn nonostante l'intossicazione dei suoi creatori, che coniuga in maniera piuttosto organica e sicuramente personale la calma tastieristica dell'Ambient scandinava con il ruvido impeto del Black Metal, genere di cui i Sort Vokter rapprestano un piccolo, marginale, ma terribilmente affascinante pezzo di storia.

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