Voto: 
6.0 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Genere: 
Etichetta: 
Hungry Audio
Anno: 
2010
Line-Up: 

- James Brown - batteria
- Laurence Holmes - chitarra, piano, tastiere, voce
- Andrew Horner - basso
- Richard Kelleway - chitarra, voce

Tracklist: 

1. Age of Denial
2. With You
3. A Little High
4. Falling Down
5. S.O.S.
6. Innocence
7. Red Horizon
8. Can't See The Light
9. Sleep Heavy Tonight
10. Sennen's Day Out
11. Broken Promise
12. Out of Our Depth

Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/sennenwidows#ixzz0tOX6xT54

Sennen

Age of Denial

Sennen. Un nome che ai veri affezionati porterà subito alla mente una canzone speciale, composta nel 1991 e racchiusa nel Today Forever Ep dei Ride (e poi nella ristampa del 2001 del capolavoro Nowhere).
Come ben si sa, la band di Oxford ha fatto proseliti e li ha accompagnati per tutti gli anni '90, divenendo una delle principali linee guida dello shoegaze più orecchiabile e 'pop'. D'altra parte, è anche vero che il tormentone dream pop/shoegaze ha conosciuto agli inizi del XXI secolo una nuova, inaspettata e imponente carica revivalistica, ed è per questo che - nonostante sia ormai passata una ventina d'anni dai rispettivi periodi d'oro dei vari My Bloody Valentine, Slowdive, Pale Saints, Chapterhouse - tali gruppi (e tra essi, per l'appunto, i Ride) continuano a risuonare maledettamente attuali e imprescindibili.
Da questi storici progetti i britannici Sennen pongono le basi della propria musica, di fatto - e come prevedibile - senza riuscire mai ad apportare reali e originali modifiche ad uno stile come lo shoegaze (ormai direttamente ribattezzato nu-gaze) come non mai logorato dai plagi e dalla mancanza di personalità.

Eppure i Sennen, ormai giunti alla terza pubblicazione, avevano dimostrato di saperci fare con l'emozionante Where the Lights Gets In, positivamente accolto tanto dal pubblico quanto dalla critica inglese.
Il problema è che, dopo cinque anni di buoni singoli, Ep e full-lenght, i Sennen mettono il freno a mano e rallentano visibilmente l'andamento della propria carriera. Age of Denial, nonostante non debba considerarsi un lavoro scadente, manca infatti della carica, della forza e della spontaneità delle precedenti pubblicazioni: seppur più maturo a livello di composizione e produzione, l'ultimo disco dei cosidetti "nu-gaze kings" risulta molto meno incisivo per quanto riguarda l'impatto melodico e la densità atmosferica, qui pienamente dimostrata solo in pochi, pochissimi frangenti.
Eppure, quando parte l'omonima opener Age of Denial tutto lascia presagire un disco travolgente ed emozionante: l'imponente wall of sound, la batteria dinamica e furiosa e l'inquieto melodismo sono elementi che nel brano si accordano alla perfezione, dando vita ad una cavalcata atmosferica che trascina quasi con violenza ed emoziona colpendo davvero in profondità; una vera e propria hit shoegaze che non faticherei assolutamente ad insierire tra le migliori canzoni dell'anno.
Ma, come ovvio, la qualità di una singola traccia non basta ad elevare quella delle altre e il terzo full-lenght dei Sennen lo dimostra annebbiandosi troppo spesso in ballate dream pop melense e di scarso valore, memorie mal reinterpretate della gioisità e della spensieratezza degli anni '90 tutti gioia e distorsioni.
Gli episodi migliori, stranamente, sono proprio quelli in cui il progetto inglese si allontana dalle dolci trame dello shoegaze più manierista (le banali Innocence e With You, le soporifere Falling Down e Sleep Heavy Tonight) e si avvicina ad un rock ben più teso, minimalista e concreto (S.O.S, la bellissima Red Horizon, Can't See the Light) che mette in luce anche la durezza strumentale e l'ispirazione compositiva più matura e 'seria' dei Sennen.

In ogni caso anche loro, come tutti gli altri progetti shoegaze-revival più recenti (Air Formation, Little Black Dress, Tears Run Dry), hanno finito per incepparsi sulle solite trappole compositive dettate dall'insanabile bisogno di imitazione e recupero dei propri idoli, smarrendo in gran parte ciò che di buono avevano fatto vedere negli anni precedenti. Se tutte le band moderne della stessa estrazione continueranno così, a vincolarsi sempre più allo shoegaze senza mai innovarlo veramente, allora il cosiddetto nu-gaze (di per sè stile giovane e mai veramente maturato) andrebbe già incontro alla propria fine.
 

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