Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
Enrico Gullo
Etichetta: 
Emi Records
Anno: 
1973
Line-Up: 

- David Gilmour - chitarra, voce
- Nick Mason - batteria
- Roger Waters - basso, voce
- Richard Wright - tastiera, voce


Tracklist: 

1. Speak to Me/Breathe in the Air
2. On the Run
3. Time
4. The Great Gig in the Sky
5. Money
6. Us and Them
7. Any Colour You Like
8. Brain Damage
9. Eclipse

Pink Floyd

The Dark Side of the Moon

Senza dubbio i Pink Floyd sono uno dei gruppi più controversi della storia del rock; in particolare del Progressive e dello Psychedelic Rock. Il quartetto inglese, scioltosi alcuni anni fa, continua ad affascinare ancora oggi tutti coloro che hanno la pazienza di fermarsi qualche minuto in più ad ascoltare la loro musica a metà tra il sogno e la realtà, ad osservare le loro copertine visionarie, a riflettere, magari con un po’ di nostalgia, sulla loro storia (ricordate Syd Barrett?) o sulla condizione umana. The Dark Side of the Moon è il loro album più ascoltato, più famoso, discusso, idolatrato e talvolta anche snobbato, per la semplice ragione che, nel bene e nel male, incarna tutte le caratteristiche proprie di una delle formazioni più conosciute e prolifiche della storia della musica contemporanea.
E dire che tutto questo parlare attorno a questo lavoro si potrebbe spegnere in un attimo, semplicemente fermandosi ad ascoltarlo, con i suoi toni irreali, impalpabili, tranquilli eppure inquieti, che agiscono allo stesso tempo come un calmante e come un eccitante.

La copertina, il prisma che scompone la luce bianca, è diventata (insieme al Gigante dei Gentle Giant e allo Schizoid Man dei King Crimson, s’intende) una vera e propria icona del Progressive Rock, e introduce l’ascoltatore a un viaggio attraverso la mente e i sentimenti, in una sorta di labirinto di Alice nel quale ci si perde dolcemente, rilassando i sensi e penetrando a fondo nell’atmosfera dell’album.
Parlando di Alice, è impossibile non pensare a lei mentre cade nel Paese delle Meraviglie quando si ascolta la mescolanza di suoni che costituiscono l’introduzione di The Dark Side of the Moon e della prima traccia: Speak To Me/Breathe. È un senso di pura meraviglia quello trasmesso dai Pink Floyd mentre si procede nell’album, di gioia per tutto ciò che ci circonda.
In questo labirinto di suoni c’è posto anche per nevrotici pezzi strumentali come On the Run o per riflessioni sullo scorrere del tempo, come la particolarissima ed emozionante Time, introdotta da una cacofonia di orologi, sveglie e pendoli, che comprende anche la ripresa di Breathe. In Time i Pink Floyd raggiungono l’apice della propria espressività, attraverso una perfetta armonia ed un ricercato equilibrio tra musica e testo; quest’ultimo, come detto sopra, è una ricercata riflessione sul tempo, di stampo quasi filosofico: impossibile non rimanerne ammaliati.
Gli indimenticabili gorgheggi di Clare Torry in The Great Gig in the Sky portano (letteralmente) sopra le nuvole, in un vortice di note vibrate dal piano e dalle potenti corde vocali della cantante, la quale indossa la veste di “ospite d’onore” del pezzo. Un degno proseguimento di Time, insomma, che con la sola forza dell’espressività vocale riesce a sorprendere ed emozionare, senza possibilità di scampo.

Anche le critiche mosse al materialismo trovano spazio in questo album: e in Money, canzone dal sound compatto come un mattone e consistente come un sasso, il basso di Roger Waters strizza l’occhio al blues ed è riccamente condita da un assolo di sassofono di un altro ospite d’onore, il superbo Dick Parry, e dall’ottimo guitarwork di David Gilmour. Parry firma anche il sassofono del pezzo seguente, Us and Them, un pacato stacco dopo la frenetica Money. Impeccabile anche in questa traccia la linea di sassofono, e non poteva mancare anche l’accompagnamento dei cori in alcune parti: la scelta calza a pennello e si armonizza perfettamente con le scelte sonore utilizzate per gli altri strumenti. Tuttavia, soltanto all’interno del contesto del disco la traccia riesce a soddisfare pienamente: da sola risulterebbe una sorta di “pesce fuor d’acqua”, separata dalla strumentale Any Colour You Like che sembra completarla.

Decisamente più soddisfacente è invece la coppia di pezzi che chiude l’album: Brain Damage ed Eclipse, incredibilmente sognanti, i cui testi e musica sembrano comunicare una sorta di ascesa, su e più in alto, verso la luce, concludendosi con toni rassicuranti e accattivanti.
Un’immortale pietra miliare della musica contemporanea. Indimenticabile.

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