Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Iacopo Fonte
Genere: 
Etichetta: 
JagJaguwar/Wide
Anno: 
2007
Line-Up: 

:
- Will Sheff – voce, chitarra acustica, chitarre elettrica, xilofono, piano
- Scott Brackett – organo, synth, percussioni
- Brian Cassidy – voce, chitarra elettrica, xilofono
- Jonathan Meiburg – voce, piano, synth, organo, chitarra ritmica, mellotron
- Travis Nelsen – batteria, maracas, tamburo
- Patrick Pestorius – basso, piano, woodblock
- Zachary Thomas – mandolino

Tracklist: 

:
1. Our Life Is Not a Movie or Maybe  
2. Unless It's Kicks  
3. A Hand to Take Hold of the Scene  
4. Savannah Smiles  
5. Plus Ones  
6. A Girl in Port  
7. You Can't Hold the Hand of a Rock and Roll Man  
8. Title Track  
9. John Allyn Smith Sails

Okkervil River

The Stage Names

La voce tremola ed isterica di Will Sheff, leader degli Okkervil River, torna proprio nell’estate 2007 con il loro quinto album, The Stage Names. Si tratta di un episodio discografico sicuramente più maturo del precedente Black Sheep Boy, lavoro per certi versi meno amichevole, il quale lascia posto ora a ballate dall’anima quieta e rilassante (il corpo centrale composto da Savannah Smiles, Plus Ones, A Girl In Port). Da una parte viene senz’altro mantenuta la vena lirica portante, quasi romanziera, che ha fin dagli albori caratterizzato il sound della band texana, dall’altra si scoprono con piacere sonorità più calibrate, prive di quei raptus più incontrollati dei primi album. A una forma quindi più studiata, corrisponde anche un mood decisamente ammiccante a produzioni pop stile The Smiths, Coldplay, o più in generale a quel filone post-punk di seconda metà anni ’80 americano. Il capobanda istrione Sheff, per il resto, conduce i lavori come sempre, con un tocco d’esaltazione contagiosa (Our Life Is Not A Movie Or Maybe), tracciando quadri di vita quotidiana, situazioni filmiche multicolore, impreziosite da un’aurea onirica penetrante. I lunghi monologhi – pronunciati con la stessa intensità di uno sfogo personale – si fondono con eleganza a linee ritmiche spezzate, estremamente dinamiche, rinforzate poi da schizzi di riff chitarristici screziati ed elettrizzanti (Unless It’s Kicks) e da reminescenze psichedeliche di mellotron.

Una traccia reediana è sicuramente ritrovabile tra le linee melodiche più coraggiose di The Stage Names, senza però che finisca in secondo piano quella tendenza naturale ad atmosfere folk/rock eccitanti e spavalde. La produzione oltretutto, migliorata da un labor limae importante, rende piacevole l’ascolto consecutivo delle nove tracce del disco, che merita di essere ascoltato per la sua anima da cantastorie. Un filone lirico centrale è quello dell’intrattenimento: tra immagini fiction inventate e spunti autobiografici, il sound degli Okkervil parla a una sola voce, forte di una grande varietà strumentale al suo interno – si va dal piano allo xilofono, dalle maracas e altri strumenti a percussione al mandolino -.
Caos lirico da una parte, ordine strumentale dall’altra. Questa è l’ottima ricetta di casa Okkervil River e il risultato migliore è senz’altro questo The Stage Names.


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