Voto: 
7.2 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Genere: 
Etichetta: 
Cottage Industries
Anno: 
2010
Line-Up: 

- James Ewers
- Leila MacFie
- Mark Ferguson
- Mike Murray
- Sam Stopford

Tracklist: 

1. Order From The Chaos
2. Welcome To The Family
3. Parasol
4. Ambition
5. A Little Declaration
6. Homewrecker
7. Clementine
8. The Sound Of Music
9. Heads Will Roll
10. The Firemen
11. Won

My Luminaries

Order from the Chaos

Un Ep e un cd live non basteranno mai a far salire le quotazioni di un giovane gruppo rock semi-sconosciuto. Un full-lenght vero e proprio la vita invece te la cambia, e sarebbe il caso di chiedere ai My Luminaries se sono contenti o meno del fatto che il loro disco si sia improvvisamente moltiplicato in rete, apparendo gratuitamente su centinaia di blog e siti e collezionando una sfilza impressionante di download. Fatto sta che, al di là di ogni considerazione in merito a questioni di p2p e diffusione via-internet, per questa giovane band inglese il 2010 inizierà nel migliore dei modi: Order From the Chaos (scaricabile gratuitamente dal myspace del gruppo stesso a patto di "inviarlo" a un minimo di cinque amici) è uno di quegli album così semplici, intensi e sinceri che quasi si fa fatica ad ammetterne l'intrinseca bellezza. Obliquo nell'attraversare in continuazione differenti atmosfere e stati d'animo, emozionante nel suo spirito melodico in continua mutazione, efficace nei messagi e nella costruzione strumentale, Order From the Chaos riprende e trasforma la storia recente del pop-rock europeo (principalmente britannico) e ne tira fuori un ritratto estremamente curato e coinvolgente; dalle scorribande indie al soul alle pause pop più intimiste, la musica dei My Luminaries è una sorpresa continua, un'esplosione di colori e al contempo di improvvise riflessioni in bianco e nero, il tutto giocato su un contrasto cromatico ed emotivo che - senza farsi troppi scrupoli e senza annegare nell'autocompiacimento - riesce a farsi apprezzare con facilità.

Sarebbe inoltre ingiusto ridurre Order From the Chaos a un semplice collage stilistico che plagia e scopiazza appena ne ha la possibilità: sebbene in certi frangenti si faccia eccessivamente sentire l'influenza di Bryan Adams, Clientele, Elliot Smith, Shins e Coldplay, i My Luminaries riescono - quasi - sempre a tirarsi fuori dal riciclo e dalla banalità pop più prevedibile, confezionando un prodotto ben curato e arrangiato (specialmente nei momenti più intimi e riflessivi) e che fa della chiarezza espressiva il suo punto di forza. Nulla nel disco risulta essere forzato o ardimentoso, eppure, anche il più piccolo frammento, la più insignificante cornice strumentale è resa al meglio attraverso una produzione estremamente lucida e un gusto compositivo decisamente elegante, in primis per quanto riguarda l'istinto melodico, raramente pacchiano e mainstream e per certi versi esaltante nella sua maturità espressiva.

Oscillando in continuazione tra aperture intimiste/cantautorali (il nebbioso sentimentalismo di Clementine e l'atmosfera soave di Ambition) e più incisive impennate elettriche (le piacevoli Order From the Chaos, A Little Declaration e, su tutte, il travolgente dinamismo indie di The Sound of Music), l'album dei My Luminaries si esprime in una dimensione tutta sua, brillante ma al contempo segnata da una sottile coltre di riflessioni sbiadite, di malinconie e di improvvise discese introspettive che si amalgamano agli episodi più accesi nella maniera più precisa possibile. Nulla in Order From the Chaos cozza col resto, anche quando si deve saltare in un battito di ciglia dalle esplosioni rock alle pause pop più intime e dolci: ed è in questa dimensione che i My Luminaries tirano fuori i propri piccoli gioielli, a partire dal contrasto folk-elettrico di Heads Will Roll fino alla toccante introspezione della conclusiva Won e alle piacevoli correnti melodiche di Parasol. Richiamando il tocco strumentale e le atmosfere più eleganti di Anathallo e Clientele e i sottili tormenti di Elliot Smith, Order From the Chaos si esprime al meglio nel frangente pop più barocco, sciorinando arrangiamenti semplici ma efficaci (archi, fiati, tastiere, xilofoni ed effimeri soundscapes fanno le loro trasparenti apparizioni lungo tutta la durata dell'album) e cadendo solo con la più banale Homewrecker in una previdibilità melodica che per il resto non trova mai spazio, concedendosi qualche volta a momenti più easylistening ma dimostrandosi capace di creazioni più raffinate e ricercate (il mood più inquieto e la maturità compositiva della perla The Firemen).

Mentre l'universo Pop internazionale affoga in un purgatorio di contratti milionari, di autoesaltazioni travestite da fama internazionale, di squallide eco televisive e riflettori dalle luci fittizie, dalla Londra del nuovo millennio è venuto fuori questo gruppo che difficilmente rimarrà inascoltato e che altrettanto difficilmente (purtroppo) riuscirà ad ottenere il successo che invece meriterebbe. Ma le regole del mercato le sanno tutti: o si è dentro fino alla punta dei piedi o si è fuori, anche se il proprio prodotto è valido e convincente. Requisito che peraltro i My Luminaries soddisfano con evidente maturità, avendo sfornato un disco pop orecchiabile ma allo stesso tempo intimo e personale: Order From the Chaos, nella sua eleganza, nel suo equilibrio e nella piacevole atmosfera che ne pervade ogni singolo frammento, ne è una prova palese. Per ora, questo basta e avanza.


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