Voto: 
9.0 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Genere: 
Etichetta: 
Earache
Anno: 
1993
Line-Up: 

- Trey Azagthoth - Chitarra
- Pete Sandoval - Batteria
- David Vincent - Basso e voce

Tracklist: 

1. Rapture (04:17)
2. Pain Divine (03:57)
3. World of Shit (The Promised Land) (03:20)
4. Vengeance Is Mine (03:15)
5. The Lion's Den (04:44)
6. Blood on My Hands (03:43)
7. Angel of Disease (06:15)
8. Sworn to the Black (04:00)
9. Nar Mattaru (02:06)
10. God of Emptiness (05:27)

Morbid Angel

Covenant

Considerando il rilascio graduale degli album a seconda dell'ordine alfabetico, Covenant rappresenta il terzo passo della carriera dei Morbid Angel, nonchè - probabilmente - la vetta più alta del loro inconfondibile, massacrante death metal. Covenant è una delle più grandi pietre miliari della musica estrema mondiale, tanto per la sua particolarità (nessuno a quei tempi, nello scenario death old-school, era stato in grado di procedere in maniera così personale) quanto per il peso storico con cui ha letteralmente inondato le generazioni di band a venire.

Quando Rapture fa il suo ingresso in scena, l'apocalisse sonora di Covenant fa la sua prima, devastante apparizione tramite quello che risulterà uno dei pezzi più violenti ed entusiasmanti non solo del disco ma dell'intera discografia del gruppo americano: l'assenza dell'intro e la scelta di una opener così veloce e martellante ci lascia da subito percepire il diabolico intento dell'album che si evolverà, di qui in poi, in continui inabissamenti atmosferici conditi da una violenza espressiva più unica che rara. Pain Divine ne è la dimostrazione più palese e shockante: Sandoval picchia con tutta la sua potenza, le linee di chitarra di Azaghtoth sono tetre e soffocanti fino all'inverosimile, Vincent è indemoniato come non mai ed eleva nel suo growl straziato tutta la rabbia iconoclasta e l'oscurità dell'ensemble strumentale del pezzo, tra i migliori mai composti dai Morbid Angel.

L'album in se non cessa nemmeno per un istante, coinvolgendo nella propria spirale atmosferica attraverso un sensazionale gusto melodico e ad una cura estrema nelle parti strumentali che passano in un batter di ciglia da accelerazioni al vetriolo (Angel Of Disease o Blood On My Hands) a sponde più cadenzate e angosciose, come dimostrano la parte iniziale di World Of Shit e la fantastica Sworm To The Black. Sebbene Covenant non presenti nulla di essenzialmente "nuovo" rispetto ai precedenti full-lenght Altar of Madness e Blessed Are the Sick, esso riesce ad ogni modo a dare un'interpretazione ancora più profonda, claustrofobica e trascinante del death metal americano, ponendosi di conseguenza come sua espressione seminale e irrinunciabile qualora vi ci si dovesse avvicinare.

Sacra reliquia del Death metal, Covenant è una perla intoccabile per i comuni mortali, destinati semplicemente ad essere travolti dalla terrificante furia di questo album, testimonianza dell'enormità e della fecondità di quel periodo (inizio anni 90') che ha visto innalzarsi questo genere come un'identità ultraterrena. Pietra miliare.
 

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