Voto: 
9.0 / 10
Autore: 
Stefano Magrassi
Genere: 
Etichetta: 
Earache
Anno: 
1991
Line-Up: 

- Dave Vincent: voce e basso
- Trey Azagthoth: chitarra ritmica e solista, tastiere
- Pete Sandoval: batteria
- Richard Brunelle: chitarra ritmica e solista

Tracklist: 

1. Intro (01:27)
2. Fall From Grace (05:14)
3. Brainstorm (02:35)
4. Rebel Lands (02:41)
5. Doomsday Celebration (01:50)
6. Day Of Suffering (01:54)
7. Blessed Are The Sick / Leading The Rats (04:47)
8. Thy Kingdom Come (03:25)
9. Unholy Blasphemies (02:10)
10. Abominations (04:27)
11. Desolate Ways (01:41)
12. The Ancient Ones (05:54)
13. In Remembrance (01:26)

Morbid Angel

Blessed Are the Sick

Per ogni gruppo il secondo album rappresenta un passaggio fondamentale nella proprio carriera. Con questa uscita, infatti si decidono le sorti della band: la conferma di un precedente ottimo lavoro e la conseguente delineazione di uno stile personale, oppure un tremendo e clamoroso flop e la condanna ad una vita di stenti e privazioni.
Come è facilmente intuibile col senno del poi, i nostri tre simpatici floridiani non sbagliano nulla ed ecco venire così alla luce il secondo sigillo dell'era Vincent: Blessed Are The Sick .

Anche se, probabilmente meno conosciuto, questo disco rimane fondamentale per la comprensione della creatura Morbid Angel. Definirlo semplicemente preparatorio al masterpiece Covenant è riduttivo, ma non completamente erroneo. Abbandonate del tutto le sonorità più grezze e thrasheggianti del precedente Altars Of Madness, il gruppo da vita ad un album intricato, caotico e complicato, in alcuni punti veramente difficile da digerire. Azagthoth sviluppa un song writing pesante ed ossessivo, Vincent sporca ulteriormente la sua voce, trasformandola appieno in growl, allontanandosi dal vecchio modo di cantare un po' urlato. Tutte caratteristiche poi ricorrenti nei lavori successivi della band.

Come nella migliore tradizione, il disco si apre con una breve intro cacofonica che fa da prologo alla prima vera canzone: Fall From Grace. E subito le differenze rispetto al passato si fanno sentire: il mixaggio mette in risalto in modo particolare voce e batteria, mentre le chitarre rimangono cupe e meno taglienti, il riff iniziale è lento e granitico, la scomposizione di Sandoval dietro le pelli è massima.
Falls From Grace è un lungo viaggio, che alterna momenti di lentezza quasi epica a spunti di velocità e violenza sonora. Questa è infatti la caratteristica principale dell'album: la ricerca di una melodia cadenzata fino a raggiungere toni "epici".

A conferma di quello detto in precedenza, si susseguono come due schegge incandescenti di potenza e velocità Brainstorm e Rebel Lands. Anche se ottime sotto ogni punto di vista, queste due tracce, però passano quasi inosservate, come se fossero meramente preparatorie alle canzoni successive. Dopo un'altra breve introduzione strumentale (quella Doomsday Celebration che ci mostra le brillanti doti tecnico-compositive di Trey, anche nelle vesti di tastierista) veniamo colpiti immediatamente dal riff cadenzato e intricato di Day Of Suffering: in appena un minuto e mezzo i nostri riescono a scatenare un vero e proprio putiferio, partendo con inconsueta lentezza e dandosi alla potenza pura nel finale. Subito dopo ecco fare capolino la title-track dell'album: Blessed Are The Sick è perfetta sotto ogni punto di vista, una vera e propria old school death metal song. A chiudere il cerchio ci pensa poi Thy Kingdom Come, traccia che in parte ricorda il primo lavoro, come a sottolineare il passaggio ad un livello superiore da parte del gruppo.
Ora è tempo della cavalcata finale: Unholy Blasphemies continua l'opera di distruzione adoperata dall'angelo morboso nei confronti delle nostre povere orecchie che non si appresta a fermarsi neanche con la canzone successiva, Abominations. Qui, al contrario, è doveroso sottolineare una nota negativa del disco: il non totale adeguamento di Richard Brunelle nei confronti del nuovo suond della band. Il chitarrista nei suoi assoli sembra ancora legato al passato e ciò sicuramente va a discapito del suono finale.
Un'altra strumentale, Desolate Ways, ci trasporta verso la conclusione: di nuovo rapidità e cattiveria con The Ancient Ones ed infine l'outro In Remembrance.

Come già detto in precedenza, questo album segna un passaggio fondamentale ed è quindi di grande importanza, anche se non riesce a raggiungere la quasi perfezione di Altars Of Madness.

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