Voto: 
7.3 / 10
Autore: 
Stefano Magrassi
Genere: 
Etichetta: 
Relapse Records/Self
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Jason Netherton - Basso e voce

- Sparky Voyles - Chitarra

- Adam Jarvis - Batteria
- Mark Kloeppel - Chitarra


Tracklist: 

1. Unmarked Graves
2. Conquistadores
3. Outsourcing Jehovah
4. Breathing Pestilence
5. Meet Reality
6. Sensory Deprivation
7. The Medusa Stare
8. Dystopian Nightmares
9. Discordia
10. Pandemican

Misery Index

Discordia

I Misery Index sono una specie di all-star band in ambito death-brutal. Ovviamente, considerando il genere, la definizione assume un certo significato. Infatti tra le fila di questo combo troviamo Jason Netherton e Sparky Voyles, rispettivamente cantante/bassista e chitarrista, e presenti in alcuni dei più importanti album dei Dying Fetus come Infatuating With Malevolence, Purification Through Violence e Destroy The Opposition. Però, prima cosa da dire è che di tracce dello stile della band di John Gallagher se ne riscontrano bene poche.

Partendo dalla voce, tutt'altro che gutturale, e più vicina ad uno stile death-metalcore, per arrivare fino ai riff, spesso sconfinanti nel grind e meno brutal di quello che ci si potrebbe aspettare. Comunque si può stare tranquilli: Discordia è un album death in tutto e per tutto, con l'aggiunta però di elementi e soluzioni provenienti da altri generi del campo estremo. Cosa che non sempre però presuppone risultati incredibili. Infatti, pur rimanendo il materiale estremamente buono, il disco non emoziona in maniera incredibile. Più precisamente si tratta di un pugno di canzoni violente e dure, sbattute "in your face" come piace ai fan del genere, ma che non va oltre a questo.

La produzione è ottima e l'esperienza personale dei musicisti si fa sentire, perchè di sbavature veramente non ce ne sono. Quindi il prodotto è estremamente valido e sicuramente dal vivo darà il meglio di se. Purtroppo all'interno dei confini di un cd, non riesce ad esprimere molta della brutalità insita in ogni canzone. L'ascolto rimane comunque piacevole ed anche abbastanza interessante, perchè pur avendo alle spalle già un full-length (Retaliate) e un paio di split con band del calibro di Brodequin e Aborted, i Misery Index rimangono un gruppo giovane e nuovo sul mercato.

C'è tanto grind in questo disco, segno che la scena ha influenzato notevolmente i quattro di Baltimora: già nella seconda traccia, Conquistadores, oppure in Meet Reality. In generale però è il brutal a dominare, soprattutto in canzoni come l'opener Unmarked Graves, oppure in Breathing Pestilence e anche nella conclusiva Pandemican. Il tutto è sempre condito da una buona dose di 'core che a volte sfocia in riff metal-core in stile Lamb Of God e simili, mentre in altri punti unito ad una certa melodia malata si avvicina a lavori più scandinavi come quelli degli At The Gates o comunque di altre band di Tomas "Tompa" Lindberg. Abbastanza varia l'offerta quindi, anche se non estremamente innovativa. Da sottolineare la prova di Jason Netherton dietro il microfono, capace di modellare la propri voce e il proprio growl: da quello più pulito e hard-core per le tracce grind, tanto da ricordare in alcuni punti gli Agnostic Front, fino a quello più gutturale che meglio si adatta ai pezzi brutal.

Buono ma non ottimo. Ecco cosa si può dire di Discordia e in generale dei Misery Index. Forse un pochino di voglia di osare in più non sarebbe stata male. Osare che non significa mischiare più generi e più derive, ma andare più a fondo, proponendo una propria esclusiva e personale interpretazione del genere che si suona. Con questo il disco è comunque consigliato, soprattutto se si ama il death statunitense in tutte le sue forme. Se invece avete qualche soldo da spendere e non sapete cosa comprare da ascoltare sulla spiaggia, potete senza rimorsi lasciare il disco negli scaffali del vostro negoziante di fiducia.


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