Voto: 
8.5 / 10
Autore: 
Stefano Magrassi
Etichetta: 
Warner Music
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Troy Sanders - Basso e voce
- Brent Hinds - Chitarra e voce
- Bill Kelliher - Chitarra
- Brann Dailor - Batteria

Tracklist: 

1. The Wolf Is Loose
2. Crystal Skull
3. Sleeping Giant
4. Capillarian Crest
5. Circle Of Cysquatch
6. Bladecatcher
7. Colony Of Birchmen
8. Hunters Of The Sky
9. Hand Of Stone
10. This Mortal Soil
11. Siberian Divide
12. Pendulous Skin

Mastodon

Blood Montain

Prima di tutto bisogna chiarire subito il punto spinossimo del genere. Il che è un problema mica da poco quando si parla dei Mastodon. In generale capita quando un gruppo propone una miscela del tutto personale e particolare di un certo genere, oppure attraverso soluzioni crossover rimescola le carte in tavola e ne inventa uno nuovo. Ed essendo questo il caso dei quattro americani di Atlanta, ecco che tra gli "esperti" del settore parte la sfida all'ultimo sangue per trovare la denominazione giusta, capace di accorpare al meglio le differenti anime in un unico termine esplicativo.

Seguendo, quindi, le indicazioni della bibbia Metal Archive ci apprestiamo a definire i Mastodon "progressive sludge/metal", termine che forse al meglio esprime il gusto della band per un songwriting spesso morbido e cadenzato, arricchito però da parti spregiudicamente metal e da una grande quantità di soluzioni 'core (fra l'altro è proprio grazie al boom del metal-core, oltre che alle scontate capacità come musicisti, che i nostri sono riusciti ad arrivare al grande pubblico con il sorprendente Leviathan).

Passando al lato meno teorico e più musicale, ci si accorge subito che questo Blood Mountain è un gran disco. E altrettanto velocemente ci si accorge che al contrario del suo predecessore è più vario, un pochino meno diretto, ma altrettanto stupendo. Per usare un termine che richiama un certo esotismo, l'album è un pout purri di varie esperienze: a partire dall'elemento 'core, passando da quello metal più classico, per arrivare ad una venatura southern. Ma non solo: anche uno pseudo doom in stile Black Sabbath, una spruzzata di psichedelia moderna e melodie progressive.

A tenere insieme il tutto, la prova sempre senza sbavature di Troy, Brann, Bill e Brent. Perchè se le capacità le avevamo già ammirate nel platter precedenti (soprattutto per quanto riguarda il drumming), la ricetta che ci propongono rimane sempre quella: riff basilarmente molto semplici e spesso settantiani, però rivisitati, mischiati, distorti e riorganizzati, tanto da creare un'esperienza sonora senza precedenti. Senza scordarsi le aggiunte corpose di elementi elettronici, effetti di vario tipo che aumentano l'atmosfera particolarissima del disco.

Seppur alquanto lungo (siamo oltre i cinquanta minuti di musica) l'album scorre senza alcun problema, muovendosi con efficacia tra momenti di rabbia e velocità puri, ed altri invece più ragionati, melodici e malinconici. Se quindi ci scateniamo con l'hardcorizzante opener The Wolf Is Loose, veniamo poi scaraventati in un universo pacato ed introspettivo grazie a Sleeping Giant o This Mortal Soil, sbalzando da soluzioni heavy metal (Crystal Skull e Colony Of Birchmen) a costruzioni progressive (Capillarian Crest), lasciando anche spazio per la sperimentazione pura come in Bladecatcher (ascoltate la pazza voce distorta e skrecthacciata nei minuti iniziali) o in Pendelous Skin, canzone conclusiva di una bellezza spaventosa che si articola tra arpeggi misteriosi e un riffing sabbathiano in stile Planet Caravan, fino a ricordarci perfino i Pink Floyd.

Difficile non rimanere affascinati dal lavoro dei Mastodon, senza ombra di dubbio una delle band più innovative e particolari del panorama rock moderno. In parte sottovalutati per lasciare più visibilità a band più cool come Trivium, Avenged Sevenfold e via dicendo, i quattro statunitensi dimostrano di non essere una semplice meteora musicale, ma di essere invece in continua evoluzione, raccongliendo le esperienze accumulate in quasti anni e rielaborandole in un cocktail assolutamente unico. Se vi era piaciuto Leviathan non potete farvi sfuggire questo Blood Mountain, ennesima prova che anche in un periodo storico di manierismo musicale si può ancora inventare ed essere personali in ciò che si suona. Caldamente consigliato.

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