Voto: 
8.0 / 10
Autore: 
Paolo Bellipanni
Genere: 
Etichetta: 
Commercial Suicide
Anno: 
2007
Line-Up: 

- Klute - Elettronica, Produzione

Tracklist: 

1. We Control The Vertical      
2. Toiler      
3. The Struggle     
4. Never Never     
5. Revolution   
6. Pissed Jeans      
7. Shirtless     
8. Learning Curve      
9. Flight 720  
10. Property Is Theft      
11. Outside     
12. 174 BPM
13. Freedom Come  
14. Come Back 2 Me      
15. Sold Out   
16. Our Leader     
17. Hell Hath No Fury    
18. Why We Fight     
19. Escape Let Go   
20. There Is A Point

Klute

The Emperor's New Clothes

Una così forte ventata d'aria fresca nel panorama elettronico del 2000 ci voleva: non che tale genere abbia esaurito la sua carica espressiva nè che abbia smarrito la sua indole sperimentale e creativa, ma quando ci si ritrova di fronte a dischi come il tanto, e giustamente, acclamato The Emperors's New Clothes, allora si coglie il salto di qualità, il passo in avanti che rinnova, raffina ed esalta la scena in cui esso si inquadra. Klute non è un volto nuovo dell'elettronica nè il primo producer preso a caso tra la folla urlante che vuole farsi notare e sentire: giunto al quinto album in studio, il musicista londinese sottolinea le proprie doti compositive compiendo un ulteriore progresso concettuale e stilistico della sua musica, mettendo a fuoco la sua anima più meditativa e penetrante, lasciando in qualche modo da parte le possenti sfuriate drum & bass e i più pesanti rintocchi elettronici, per approdare ad uno stile denso, più controllato ma d'altra parte anche più attento all'intensità e al suo valore emotivo.

I primi due brani si inquadrano come equilibrata ed azzeccata apertura del disco: We Control The Vertical è una danza soffusa in cui gli echi elettronici e i trasparenti sottofondi di tastiera si fondono con leggerezza ad una fase ritmica fluida e trascinante, che non ha nulla a che spartire con l'impeto e il martellante procedere delle sponde drum & bass del suo più tipico stile. E se We Control The Vertical rappresenta il lato più sottile e intenso della musica di Klute, allora sta a 174 bpm immortalare la sua anima più accattivante, impressa nei pressanti beat che ne costituiscono l'ossatura ritmica e negli effetti atmosferici che ne ampliano la carica evocativa.
The Struggle poi colpisce sin da subito con i suoi toni robotici e i suoi bruschi fraseggi che nella successiva Our Leader vengono spazzati via a favore di un andamento più slegato e ballabile, dal forte impatto ma meno riflessivo e intenso dell'abbagliante completezza compositiva messa in luce dagli intrecci sonori di Property Is Theft o dalla varietà effettistica di Flight o ancora dalle acute rifiniture tecniche di Freedom Come.

Klute non fatica a travolgere, penetrare e scardinare il nostro ritmo interiore, perchè quando canzoni come Outside fanno ingresso non esiste difesa che possa resistere, e così ci si ritrova dispersi in quest'atmosfera da party decadente, con cornici elettroniche oscure e inquietanti supportate da beat fluidi e impetuosi. Soffusa e più controllata è invece Pissed Jeans, che lentamente scorre in un mood psichedelico e ipnotico prima di essere travolta dai pad di Klute e dai suoi magistrali contorni sonori. Mai una sbavatura, i synth compiono acrobazie senza squilibrarsi, tutto lo schema compositivo risulta calibrato chimicamente, e anche quando ci si spinge nei territori più spinti e scatenati Klute mostra un'assoluta padronanza delle sue potenzialità: Sold Out e Sexy Party, raffinatissimi esempi di drum & bass, abbinano velocità ritmica a rifiniture elettroniche mai fuori luogo, sempre pronte ad elevare la carica emotiva del brano, Revolution sa gestire le emozioni dell'ascoltatore attraverso i suoi narcotizzanti sottopassaggi melodici e There's A Point contrappone la dolcezza dei synth a incalzanti sfuriate ritmiche creando un senso di sfasamento che rientra però nei perfetti giochi simmetrici e a specchio che Klute orchestra con sopraffina maestria.

Miglior lavoro elettronico dell'anno? Probabilmente, e non solo per l'effettiva mancanza di concorrenti (se non si considera Amon Tobin quasi tutti i mostri sacri del genere sono rimasti a riposo) ma per la naturale carica espressiva con cui Klute ha saputo ritagliarsi uno spazio proprio continuando, senza sosta, a sorpendere e stupire l'intero pubblico mondiale che, apprezzando col tempo la sua ormai affermata proposta, lo ha innalzato come una delle più importanti e rappresentative figure di rilievo di questi ultimi anni di elettronica, di un genere che continua tranquillamente a sopravvivere nell'originalità soprattutto grazie a personaggi come questo. The Emperor's New Clothes è un nuovo punto di partenza per la musica elettronica, un disco che sa abbinare le sue espressioni più disparate, dal breakcore alla drum & bass, dalla techno al neurofunk, riuscendo sempre a rimanere al di sopra di clichè, logorati stilemi e inutili plagi: ballabile e riflessiva, solare e inquietante, la musica di Klute è un continuo rinnovarsi di forme e stili che, attraverso contrasti cromatici e atmosferici, assumono quei toni sempre densi, riccchi di sfumature e penetranti che nell'elettronica, oggi come oggi, ancora sanno evocare in pochi.

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